Lavorare la metà a parità di stipendio: il piano dell'Enpam

Redazione DottNet | 28/07/2015 11:50

A quanti di noi piacerebbe continuare a percepire lo stesso stipendio dimezzando il proprio impegno lavorativo (ad esempio lavorando 19 ore alla settimana invece di 38) e destinando il tempo risparmiato ai propri interessi o magari ad un’ulteriore prestazione lavorativa separatamente retribuita?

Difficile trovare un datore di lavoro disposto ad assecondare in tal modo i nostri desideri a scapito dei propri. A meno che non ci sia un accordo tra le parti, accompagnato da una norma che consenta al datore di avere la medesima copertura lavorativa allo stesso costo. Ebbene, questo risultato sta per essere ottenuto dai medici, grazie alla fattiva collaborazione, anzi all’impulso fornito dalla Fondazione Enpam.

 

Ma di quali medici si tratta? Intanto non si tratta di tutti quelli in circolazione, ma soltanto, in una prima fase, dei medici di famiglia e dei pediatri di base, poi probabilmente, a seguire, degli specialisti ambulatoriali. Niente da fare, quindi, per gli ospedalieri.

 

Poi deve trattarsi di medici in età pensionabile, perché, e qui sta l’idea, il mezzo stipendio perso viene sostituito dalla metà della pensione anticipata maturata nel momento in cui si decide di attivare questo meccanismo. Quindi deve trattarsi di medici con un’età compresa fra 62 e 70 anni (il limite minimo e massimo per percepire la pensione dell’Enpam).  Il nuovo istituto, seguendo le più recenti tendenze, si chiamerà App, come gli applicativi che si scaricano sul telefonino, ma in questo caso il nome è l’acronimo di Anticipazione della prestazione previdenziale.

 

Ma come funzionerà il meccanismo? Innanzitutto la scelta sarà tutta del singolo medico di medicina generale o pediatra di libera scelta in possesso dei requisiti per la pensione. Il medico dovrà continuare a fare il suo stesso lavoro, con gli stessi assistiti (che quindi formalmente resteranno tutti in capo a lui), e con gli stessi diritti e doveri sanciti dall’accordo convenzionale. Percepirà però soltanto la metà dell’attuale compenso della Asl; l’altra metà (contributi compresi) sarà invece pagata al giovane medico che lo affiancherà e che dovrà essere già in possesso del titolo necessario (corso di formazione in medicina generale o specializzazione in pediatria) senza aver ancora ottenuto la convenzione.

 

Così esposto, sembra un sistema in cui ci guadagnano tutti: la Asl garantisce lo stesso livello di servizio allo stesso costo, servendosi di soggetti più motivati; il medico anziano lavora di meno, verosimilmente si libera delle incombenze informatiche in genere per lui più ostiche, e inoltre probabilmente incassa una piccola liquidazione aggiuntiva dal subentrante, che va a compensare la lieve diminuzione della sua pensione quando cesserà definitivamente il rapporto; il medico giovane entra in anticipo nel mondo del lavoro a metà stipendio, ma se opera bene può presumere - dopo otto anni al massimo - di subentrare in pieno al collega anziano.

 

E la pensione? Come viene determinata? Ipotizziamo che il medico X si decida a questo passo a 62 anni, quando la pensione di vecchiaia si matura a 68. Gli verrà calcolata la pensione anticipata 6 anni prima, con una penalizzazione di circa il 24 per cento, ma gliene verrà pagata soltanto la metà. L’altra metà, senza penalizzazioni, potrebbe percepirla a 68 anni, e quindi il peso delle decurtazioni si riduce a circa il 12 per cento dell’importo complessivo lordo. Nella valutazione occorre però considerare anche il dimezzamento della contribuzione e della corrispondente pensione negli ultimi anni di attività, con un danno finale stimabile intorno al 20 per cento.  Per l’Enpam l’operazione è a costo zero: il rendimento dei contributi è identico sia per il giovane sia per l’anziano, e l’anticipazione dei trattamenti è neutrale grazie ai coefficienti attuariali di stabilizzazione, commisurati all’età.

 

Ma tutto questo quando entrerà in vigore? Il percorso sembra già condiviso dagli attori in gioco (Enpam e sindacati in primis), ma serve l’accordo con il Ministero della Salute ed il via libera del Lavoro e dell’Economia; quindi si dovrà avere la deliberazione della Conferenza Stato-Regioni per mettere tutto nero su bianco nel nuovo accordo convenzionale. Infine dovrà essere modificato anche il Regolamento dell’Enpam, per prevedere la nuova prestazione e consentire l’erogazione di una pensione anche a soggetti ancora attivi. A conti fatti, il tutto non dovrebbe vedere la luce prima del prossimo anno.

 

fonte: interna