Inappropriatezza, ecco le prime indicazioni. Protestano le Regioni

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 28/07/2015 13:22

Troppe risonanze magnetiche alla colonna vertebrale per un semplice mal di schiena, cosi' come al ginocchio dopo i 65 anni; ma anche sprechi per l'acquisto dei costosi kit che servono per gli esami di laboratorio che incidono in modo pesante sui bilanci delle Asl e che poi scadono e restano inutilizzati.

Sono alcune delle indicazioni che i tecnici del ministero della Salute assieme ad altre otto istituzioni - fra le quali l'Aifa, la Ragioneria Generale dello Stato, la Banca d'Italia e la Consip - hanno gia' individuato nei mesi scorsi in un documento che servira' da base per la preparazione del decreto che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin dovra' emanare con l'indicazione dei criteri delle prestazioni improprie. Il decreto arrivera' successivamente all'attesa approvazione del Dl Enti Locali che contiene gli emendamenti del governo sulla Sanita'. L'ossatura della lotta agli sprechi attraverso l'abuso di prestazioni di esami e visite specialistiche sarebbe di fatto quindi gia' scritta ma la black list che servira' a mettere un freno alla cosiddetta medicina difensiva non e' ancora definitiva. Un voluminoso documento con le prime indicazioni elaborate dai tecnici nell' 'Era Cottarelli' sono a disposizione del Ministro che gia' da molto tempo aveva annunciato la sua intenzione di mettere mano alla questione.

 

 

Il decreto del ministro deve arrivare entro 30 giorni dall'approvazione del dl Enti Locali e diventera' nei fatti un provvedimento che dettera' le ''condizioni di erogabilita''' con le indicazioni prioritarie per la prescrizione appropriata delle prestazioni per l'assistenza specialistica ambulatoriale ad altro rischio di inappropriatezza. Al di fuori di queste indicazioni la prescrizione va a carico dei cittadini con una rivalsa sul medico che subira' una riduzione di quanto dovuto dal servizio sanitario nazionale. ''Il nodo e' come il decreto sara' scritto - spiega Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei Diritti del Malato - e per questo le associazioni dei cittadini chiedono di essere ascoltate per evitare un razionamento delle prestazioni''.

 

 

"Se si prosegue così salta il sistema della universalità della sanità pubblica e tutte le Regioni andranno in Piano di rientro. In sostanza, oltre alle tasse, gli italiani dovranno pagare le prestazioni sanitarie privatamente". Il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità Luca Coletto, assessore alla Sanità in Veneto, teme pesanti ripercussioni dall'ipotesi tagli da 10 miliardi alla sanità. "Ormai si taglia solo sulla sanità - osserva Coletto - è un refrain monocorde e monotono. Bisognerebbe avere il coraggio di applicare i costi standard". Una nuova spending review ai danni della sanità significa, per l'assessore veneto, "che non ci saranno più Regioni benchmark (ovvero di riferimento) e Regioni no: tutti, oltre alle tasse, dovremo pagare le prestazioni sanitarie privatamente. Non siamo più in grado di poter sopportare tagli orizzontali".

 

 

Quanto alle misure riguardanti l'appropriatezza delle prescrizioni "non abbiamo visto ancora nulla. Era una proposta del ministero, ci dica cosa vuole". Per Coletto, lo stesso Patto della salute è da rivedere: "uitl'ultimo articolo - spiega - prevede che, qualora fossero cambiate le situazioni rispetto a quanto sottoscritto, il Patto era da rivedere. Le situazioni sono cambiate eccome: è diminuito il Fondo sanitario, innanzitutto, e quindi quel Patto non è più condivisibile in quei termini". Di tutte queste questioni gli assessori hanno parlato più volte nella Commissione sanità "i presidenti sono informati, appena sarà opportuno se ne parlerà in Conferenza delle Regioni" anche perchè le Regioni devono ancora concordare il riparto del Fondo sanitario 2015, appena il ministero della Salute invierà la propria proposta. Quanto infine alle centrali di acquisto, non dovrebbero essere più di una per Regione. "Ma ci sono Regioni che l'hanno attivata - conclude Coletto - e chi non l'ha fatto".

 

 

Fonte: ansa, aifa. ministero salute

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