Corte dei Conti, bene la gestione economica dell'Enpaf

Redazione DottNet | 29/07/2015 14:29

La gestione economica dell’Enpaf «non evidenzia profili di criticità ma anzi mostra saldi in miglioramento sul precedente esercizio».

E’ la valutazione con cui la relazione della Corte dei Conti, Sezione del controllo sugli enti, ha promosso nei giorni scorsi il consuntivo 2014 dell’istituto di previdenza. L’anno, scrivono in particolare i magistrati contabili, chiude «con un utile di 149,6 milioni, in crescita sul precedente esercizio per 16,6 milioni». Al risultato contribuisce «il miglior andamento della gestione caratteristica, con un incremento dei ricavi di 2,3 milioni e una diminuzione dei costi di 2,9 milioni». Nello specifico, flette la spesa per prestazioni previdenziali e assistenziali (-2,8 milioni, in controtendenza rispetto all’andamento degli ultimi quattro anni) e aumenta il gettito complessivo dei contributi (2,6 milioni).

Contribuisce allo stato di salute dei conti anche «il saldo tra proventi e oneri finanziari, che si attesta nel 2014 sui 62,1 milioni, in crescita sul 2013 per oltre 19 milioni». Spiegano la performance i dividendi e i proventi da fondo immobiliare (10,6 milioni rispetti ai 4,4 del 2013) e i proventi finanziari come «interessi bancari e plusvalenze da cessione titoli», che assicurano entrate per 21,7 milioni (16,8 milioni nel 2013).

Nonostante un giudizio globalmente positivo, la Corte dei Conti individua tra le pieghe del bilancio alcuni elementi di incertezza. Per cominciare, la questione dello 0,90: «nei risultati positivi del saldo previdenziale» scrivono i giudici, sono «importanti» le entrate assicurate da tale contributo, il cui gettito però (90,9 milioni nel 2014 contro i 92,8 milioni nel 2013) «è in continua diminuzione dal 2010» a causa dell’inarrestabile contrazione della spesa farmaceutica Ssn.

L’altra incognita riguarda i crediti dell’Enpaf verso iscritti e terzi contribuenti. Nel 2014 le somme inesatte ammontano a 57,7 milioni, dei quali 20,6 milioni riguardanti debiti delle Asl (sul contributo dello 0,90) e 34,9 milioni relativi a contributi ordinari non versati dagli iscritti. Quasi due terzi di quest’ultima cifra, circa 20 milioni, riguardano crediti pregressi, risalenti cioè a gestioni precedenti, ed è per questo che la Relazione «torna a ribadire l’esigenza che l’ente avvii ogni utile iniziativa ai fini della loro riscossione, specialmente quelli risalenti a esercizi remoti» o ne verifichi l’effettiva «esigibilità».

 

 

fonte: enpaf, federfarma

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