Iperidrosi: patogenesi e terapia

Ezio Nicola Gangemi | 03/08/2015 13:32

L'iperidrosi è un disturbo quantitativo della sudorazione, localizzato il più delle volte a livello ascellare, palmare e/o plantare.

Si tratta di un problema cronico che insorge in genere dopo la pubertà, e si calcola che interessi circa il 2,8% della popolazione.

L'iperidrosi si definisce primaria quando non è correlata ad altri stati morbosi

Esistono infatti forme di iperidrosi, dette secondarie, che rappresentano un sintomo di altra malattia in corso. Ciò può avvenire ad esempio in concomitanza con neoplasie maligne ed infezioni croniche, ipertiroidismi ed ipoglicemie ripetute. Per tale motivo, è importante che il medico valuti attentamente la storia clinica del paziente affetto da iperidrosi per identificare la natura primaria o secondaria del disturbo, e per avviarlo alle opportune terapie quando si tratti di una forma secondaria.

L'iperidrosi rappresenta un gravissimo problema di relazione per chi ne è affetto. Le zone iperidrosiche secernono infatti delle abbondantissime quantità di sudore e sono perciò perennemente bagnate.

Presentarsi al prossimo con le mani o il volto fradici, o con i vestiti visibilmente inzuppati sotto le ascelle, rappresenta uno stress insopportabile per questi pazienti. Oltre al problema psicologico, esiste anche un grave danno economico per coloro che presentano iperidrosi ascellare. I vestiti si rovinano infatti assai rapidamente e vanno spesso sostituiti. Lo stesso avviene per le scarpe e le calze nelle forme plantari.

Spesso l'iperidrosi è scatenata da stati di tensione emotiva ed è più spesso presente durante le stagioni calde. Anche i cibi piccanti possono rivestire un ruolo scatenante. In altri casi, il disturbo è presente durante tutto l'anno senza lasciare tregua.

Esistono diverse forme di terapia convenzionale (antitraspiranti, ionoforesi e farmaci anticolinergici) per questo disturbo. Purtroppo, nessuna di esse è allo stesso tempo semplice, sicura ed efficace.

La chirurgia può consistere nell'asportazione delle ghiandole sudoripare (possibile solo a livello ascellare), o nella loro denervazione definitiva mediante tecnica endoscopica. Non è esente da rischi e può produrre cicatrici significative. Inoltre, può innescare iperidrosi in altre zone corporee (iperidrosi compensatoria).

La terapia chirurgica è soprattutto consigliabile per coloro che non rispondono ad altre forme di terapia.

La Tossina Botulinica ha rappresentato un importante giro di boa nella terapia dell'iperidrosi. Impiegata fin dai primi anni '90, si è dimostrata efficace nella maggior parte dei casi. Essa viene inoculata per via intradermica in corrispondenza delle aree affette, ed agisce interrompendo la trasmissione dell'impulso dal nervo alla ghiandola sudoripara.

Quest'ultima, privata del comando di attivazione, smette di secernere il suo prodotto. La durata dell'effetto del botulino sulle ghiandole sudoripare è circa due volte maggiore di quello esercitato sui muscoli, ovvero dai 6 ai 9-10 mesi ed oltre. In genere, il risultato alle ascelle è eclatante, alle mani è buono e ai piedi è discreto.

Gli effetti collaterali a livello ascellare, ai piedi e al cuoio capelluto sono sostanzialmente inesistenti. A livello delle mani il paziente può avvertire una certo grado di indebolimento della forza, che si risolve in genere in 2-4 settimane e, a livello di volto, può verificarsi una riduzione delle rughe mimiche. È opportuno segnalare ai pazienti la rarissima possibilità di essere produttori naturali di anticorpi anti botulino e dunque di non rispondere al trattamento.

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