La dietologia e l'estate

Paola Conforto | 04/08/2015 11:02

Estate vuol dire vacanza.

I mesi estivi sono i peggiori per seguire un corretto percorso alimentare personalizzato, perché una maggiore percentuale di richieste di dietologia, nascondono in realtà una nuova moda: "la prova bikini". Oppure una curiosa necessità di evasione alimentare.

Avevo provato a impostare un percorso logico e razionale con alcuni nuovi pazienti che mi hanno richiesto una dieta personalizzata per patologia, ma i mesi estivi hanno avuto la meglio.

"Estate=vacanza". Tranne qualche eccezione di cui parlerò in seguito, rispetto ad altri periodi dell'anno, ho notato una certa resistenza a seguire un regime alimentare bilanciato. Anche nei casi complicati da polipatologie, ricevo richieste, direi “infantili”, per possibili deroghe o eccezioni alimentari sconsiderate.

Che dietro il disturbo alimentare ci fosse anche una componente psicologica era risaputo, ma nel caso della obesità mi sento di confermare che è evidente anche una regressione: più che il loro medico mi sono sentita come un genitore che non concede neanche un gelato o una granita di mandorle al suo piccolo, che però nel mio caso è come minimo un diabetico scompensato!!!

Così anche i cinque pazienti, che avevo reclutato a fine primavera da seguire e di cui relazionare nei mesi successivi, si sono divisi tra quelli che sono andati in “vacanza” alimentare e quelli che invece hanno fatto una malattia del non poter esibire un corpo perfetto, facendo delle rinunce record per la “prova bikini”, senza la mia approvazione naturalmente.

Invece mi sono capitati ben due casi molto interessanti di richiesta di dieta vegetariana, che mi hanno stimolato l'ingegno, per evitare scompensi o carenze senza assumere integratori.

Così anche interessante è stato il caso di un paziente che ha iniziato un percorso alimentare personalizzato per esiti di pancreatite da farmaci.

La difficoltà in questo caso è stata elaborare una dieta per la necessità del paziente a riprendere peso e vigore, senza avere più di tanto difficoltà digestive o paura a reinserire tutti gli alimenti. I colleghi ospedalieri gli avevano suggerito una serie di privazioni coerenti con il periodo di convalescenza.

Poi il paziente  una volta regredita la patologia, aveva comunque manifestato dei timori a riprendere una dieta libera. Così gli ho consigliato di riprendere una alimentazione completa con moderazione e a piccoli dosaggi. Gli ho spiegato inoltre che, seguendo la stagionalità degli alimenti, si ha la possibilità di gustare il vero sapore e di mantenere le proprietà, che solo il giusto periodo di naturale maturazione da a tutti i vegetali.

Bisognerà invece limitare i metodi di preparazione, come la frittura o le lunghe cotture o le preparazioni elaborate, che invece possono trasformare una pietanza digeribile in indigesta.

Vedremo insieme in seguito come gestire l'aspetto psicologico per il timore di alimentarsi, poiché da una forma reattiva potrebbe passare a una fobia stabile.

“Contenuto a carattere medico o sanitario proveniente da una esperienza personale dell’utente”