Fisco: così i tagli alle tasse per famiglie e imprese

Redazione DottNet | 26/08/2015 19:52

Il Governo presenta il piano tagli per il 2016: vanatggi per le famiglie, professionisti con il taglio dell'Irap e per le imprese

Non singole misure per ridurre le tasse ma "una sequenza", una serie di interventi da "vedere nel loro insieme, per la cifra complessiva, nell'arco di tempo 2014-2018". Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan arriva al Meeting di Rimini il giorno dopo il premier, e conferma così l'impegno del Governo Renzi sul fronte del fisco. Così come conferma che con la manovra 2016 è il momento del "sostegno alle imprese e alle famiglia intervenendo sulle tasse sulla casa".

 

 

La nuova tappa di un percorso che era partito dal bonus degli 80 euro per "una ragione di equità sociale", che è poi passato per la spinta alla crescita dell'occupazione ed alla competitività delle imprese con gli incentivi alle assunzioni e i tagli Irap, e che il Governo intende poi portare ancora ancora con misure per sostenere "le imprese ed i redditi più bassi". Intanto resta sul tavolo della manovra anche il possibile rinnovo degli sgravi per le assunzioni, come conferma - anche lui da Rimini - il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Avanti con la riduzione delle tasse.

 

 

E' determinato ma cauto Padoan: avverte ancora che le sforbiciate al fisco devono andare di "pari passo con la riduzione della spesa", e che va fatto in modo "credibile, e permanente, per avere un impatto più efficace ed una finanza pubblica più sostenibile", per evitare due spettri: una crisi di fiducia dei mercati che si tradurrebbe nell'onere di tassi più alti sul debito e una stretta sui margini di flessibilità che con le riforme l'Italia ha conquistato in Europa. Va ricostruita la fiducia: Padoan ripete più volte che le mosse del Governo sono "pilastri" diversi, e di pari importanza, di una linea d'azione complessiva: dalla "grande agenda di riforme strutturali: jobs act, giustizia civile, pubblica amministrazione, scuola"; alla finanza pubblica con "l'enorme onere del debito che richiede una enorme entità di risorse per ridurlo e pagarne gli interessi", quindi gli investimenti pubblici, a partire dalle infrastrutture, e la spesa da ridurre. Padoan accenna anche all'allarme Mezzogiorno: non servono "politiche diverse" e avverte che vanno invece adattate alla situazione di specifiche aree del Sud tutte le politiche messe in campo dal Governo.

 

 

C'è una ipotesi di incentivi fiscali dedicati al meridione, annuncia il ministro, ma è attento nell'avvertire che i margini sono strettissimi tra il vincolo delle poche risorse disponibili ed il rischio di inciampare nel divieto di aiuti di Stato. Nessun allarme sui conti pubblici per il rallentamento della crescita in Europa: "Le recenti cifre di crescita per l'Italia confermano il quadro del Def", rassicura Padoan. La crescita, dice alla platea del Meeting di Rimini che lo accoglie con più applausi, "dal punto di un Governo è la cosa più complicata da sostenere, soprattutto oggi: non siamo soddisfatti, il famoso dibattito sullo 'zero virgola' non ci lascia soddisfatti", ammette. A pesare sono anche vecchie "ferite che devono essere ancora rimarginate", non solo quelle degli ultimi anni, "della più profonda recessione dal dopoguerra"; E' da "venti anni che non si sono affrontati ostacoli strutturali alla crescita". Capitolo Cina: c'è l'instabilità finanziaria di una bolla speculativa, ma il vero allarme sarà se il rallentamento della crescita sarà peggio di quanto previsto. In ogni caso - avverte il ministro - è "un segnale per l'Europa, una lezione che l'Europa non può permettersi di ignorare. L'Europa deve sì poter contare sulla crescita dei grandi Paesi emergenti ma deve soprattutto contrare su stessa", deve "crescere di più e creare più lavoro".

 

 

Taglio del 'fisco' in tre mosse': prima la casa, poi le imprese e per finire i redditi più bassi. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan ribadisce da Rimini il 'timing' della svolta annunciata dal premier Matteo Renzi che nell'arco di tre anni dovrebbe avere un impatto 'choc' in termini di calo della pressione fiscale. L'entità dello choc veniva annunciata dallo stesso Renzi: inclusi gli 80 euro nel 2014 e 2015 (circa 12-13 miliardi già erogati) il premier parlava infatti di un impatto di 50 miliardi fino al 2018. Il primo atto del governo era stato infatti quello degli 80 euro al mese a dieci milioni di italiani. 2015. Si è poi proceduto all'eliminazione della componente del costo del lavoro dal calcolo dell'Irap alleggerendo le imprese.

 

 

Poi il progetto per l'anno prossimo appunto: via Imu e Tasi sulla prima casa, ma anche sui terreni agricoli e gli 'imbullonati' (cioè i macchinari industriali). Poi nel 2017 avanti sulle imprese con un taglio all'Ires (che arriverebbe al 24%). Ma l'intervento più atteso sarebbe nel 2018 quando il premier ha spiegato che si interverrebbe sull'Irpef e sulle pensioni minime. Il tutto appunto per un impatto di "50 miliardi di euro di riduzione tasse in cinque anni". Il ministro Padoan conferma il percorso spiegando innanzitutto che lavoratori e imprese saranno al centro della manovra proseguendo sulle decisioni già prese. Dunque avanti con gli 80 euro in busta paga ai lavoratori (un impatto da 10 miliardi l'anno a regime) e ulteriore sforbiciata agli oneri fiscali delle imprese con l'abbassamento (nel 2017) dell'Ires al 24%.

 

 

Lo stesso Renzi a fine luglio spiegava che attualmente "il combinato Ires-Irap porta l'imposta sul profitto più o meno al 31,4%, la Germania è al 30, come la Francia, la Spagna è al 25%. Noi puntiamo a un punto sotto Madrid". Ma oltre alla conferma degli 80 euro e l'Ires il Governo studia la manovra sulla casa. L'operazione avrebbe un impatto di circa 4,5 miliardi e partirebbe l'anno prossimo. Andrebbe via la Tasi sulla prima casa e l'Imu sulle prime case di maggior valore (l'impatto sarebbe minimo, meno di 100 milioni). Salterebbe anche l'Imu sui terreni agricoli e l'imposizione sui macchinari industriali. Poi si punta a introdurre la Local Tax che riunirebbe in un unico tributo tutte le tasse locali. Ma su questo è ancora aperto il dibattito sui comuni. Il vero 'asso nella manica' del governo arriverebbe nel 2018: il premier aveva già annunciato di voler intervenire infatti sull'Irpef a sostegno dei redditi più bassi e sulle pensioni minime.

 

 

La riforma dell'Irpef, più volte tentata in questi anni anche in termini di 'semplificazione', ha un punto 'debole': garantire la 'progressività' del prelievo. L'attuale sistema, rivisto con la manovra del 2007, prevede aliquote di prelievo crescenti all'aumentare dei redditi e cinque fasce reddituali, gli scaglioni con una soglia a 8.000 euro sotto la quale non si pagano le tasse (la 'no tax area'). La paura di molti, ribadita pochi giorni fa da Susanna Camusso, è che si punti a 2 aliquote soltanto rendendo il sistema ancor più iniquo. Ultimo intervento, sempre annunciato per il 2018, è l'innalzamento delle pensioni minime attualmente a circa 500 euro. Ma l'intervento sarebbe assai oneroso. Si tratta infatti di circa 1 milione 900 mila persone. Ammesso che si intervenisse con una cifra di 100 euro al mese in più per tutti (1.300 euro in un anno) si tratterebbe di un esborso di 2,4 miliardi circa.

 

 

Fonte: ansa

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