Studi di settore, in aumento i casi di non congruità

Redazione DottNet | 31/08/2015 14:59

Interrogazione alla Camera sul problema che interessa in particolare medici e - in misura minore - i farmacisti.

Gli studi di settore e i dati che forniscono rappresentano sempre più spesso un filtroper selezionare i casi da sottoporre a «ulteriore attività di controllo», piuttosto che un «mero strumento accertativo». E’ quanto ha ricordato il sottosegretario alle Finanze, Paola De Micheli, nella risposta all’interrogazione presentata martedì dal deputato di Scelta civica Giulio Cesare Sottanelli: nel proprio intervento, il parlamentare aveva segnalato un anomalo incremento dei casi di non congruità per il periodo d’imposta 2014 in tutte le categorie sottoposte a studi di settore. Secondo Sottanelli, la causa di tale fenomeno - molto sentita dai medici - andrebbe individuata nei correttivi anticrisi elaborati dall’Agenzia delle Entrate con la revisione congiunturale speciale dell’anno passato.

«Nonostante la persistente situazione di crisi economica» si legge nell’interrogazione «numerosi professionisti del settore fiscale hanno osservato una fortissima riduzione dei correttivi congiunturali di settore applicati per il 2014, che risultano molto minori rispetto a quelli applicati nel 2013 e determinano per molte categorie, a fronte degli stessi ricavi o compensi, il passaggio da una situazione di congruità a una di non congruità, con il conseguente accertamento da parte dell'Agenzia delle entrate».

Nella sua risposta, il sottosegretario De Micheli spiega che «la metodologia con la quale sono stati elaborati i correttivi previsti dalla revisione congiunturale speciale fa uso di modelli lineari misti per stimare l'effetto della crisi economica sui ricavi/compensi». Come negli anni precedenti, la metodologia sarà sottoposta nei prossimi mesi al parere della Commissione esperti degli studi di settore, che valuterà la capacità dei correttivi «di cogliere adeguatamente la particolare congiuntura economica» registrata nel 2014. In ogni caso, ha concluso De Micheli, «allo stato non sono stati attivati controlli sulla base delle risultanze degli studi di settore per il periodo d'imposta 2014» e, come ribadito nella circolare 25/E del 6 agosto 2014, «i dati presenti negli studi di settore dovranno essere maggiormente impiegati quale strumento di selezione per l'ulteriore attività di controllo, piuttosto che quale mero strumento accertativo».

 

 

fonte: federfarma

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