I medici fiscali chiedono stabilità lavorativa

Previdenza | Redazione DottNet | 31/08/2015 16:55

L’ANMEFI, ritiene che sia giunto il momento di dare stabilità lavorativa ai medici di controllo INPS.

I medici fiscali, molti dei quali in servizio presso l’INPS da oltre un ventennio, che hanno già ottenuto la conferma dell’incarico nel 2000 (D.M. 12 ottobre 2000) e nel 2008 (D.M. 8 maggio 2008), chiedono stabilità lavorativa e che venga posta fine alla promiscuità dell’attuale tipologia di rapporto lavorativo, come richiesto dalla normativa italiana e dalle direttive europee  in materia di lavoro.

Nelle premesse del D.M. 8 maggio 2008 è indicato che, al fine di pervenire ad una regolazione del contenuto e delle modalità di esplicazione del rapporto tra INPS ed i medici iscritti nelle liste speciali di cui all’art. 5, comma 12, della legge n. 638 del 1983, più rispondente alle esigenze della qualità del servizio reso all’Istituto e a quelle professionali dei medici di controllo, si rende indilazionabile l’adozione di iniziative legislative di adeguamento del quadro normativo che finora ha regolato la specifica materia.

L’ANMEFI, dopo l’approvazione della legge sulla riforma della pubblica amministrazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n° 187 del 13 agosto 2015, ritiene che sia giunto il momento di dare stabilità lavorativa ai medici di controllo INPS, pur mantenendo le indicazioni di efficienza, efficacia ed economicità delle spese.

Per questo ritiene legittima e richiede con forza l’applicazione di un contratto dignitoso per la categoria, per porre fine alla precarietà in cui ha vissuto in questi decenni.

L’organizzazione, consapevole delle difficoltà economiche della Nazione, nel ribadire la necessità di dare risalto e tutelare la insostituibile figura del medico di controllo, ha proposto prima dell’estate un contratto dignitoso con il passaggio da una retribuzione a prestazione ad una retribuzione in rapporto alle fasce orarie, che avrebbe come conseguenza una riduzione della spesa per l’INPS.

La garanzia di continuità del rapporto consentirebbe di ridurre fino al 50% il costo della singola prestazione, con un risparmio anche da parte delle aziende che potrebbero cosi concorrere in maniera determinante alla lotta agli abusi.

Sarebbe così possibile predeterminare anche il costo della visita, con innegabile semplificazione delle procedure di fatturazione e riscossione delle stesse da parte dell’Inps ed ulteriore risparmio del personale adibito a tale funzione.

Un ampliamento ed un miglioramento del servizio inoltre porrebbe anche fine al precariato ed alla promiscuità della tipologia di rapporto lavorativo dei medici fiscali.

L’associazione ribadisce l’opportunità di utilizzare adeguatamente i medici fiscali per i controlli domiciliari, senza tenerli sottoccupati come accade dal 1 maggio 2013, a fronte della loro disponibilità richiesta e fornita quotidianamente.

L’INPS incrementi particolarmente i controlli domiciliari per le lunghe prognosi e le patologie croniche riacutizzate, al fine di individuare ogni responsabilità di terzi, le malattie professionali e gli infortuni sul lavoro, le riprese anticipate al lavoro, oltre le patologie non indennizzabili come le cure estetiche. Appare superfluo ribadire quanto sia importante insistere su questi ultimi aspetti, per contribuire alla riduzione della spesa pubblica e all’eccessivo esborso da parte dell’INPS che, in conseguenza del taglio delle risorse cui è stato sottoposto dalle ultime leggi di spesa, ha previsto una riduzione delle visite mediche di controllo disposte d'ufficio che sono passate da circa 900.00 del 2012 a circa 100.000 del 2013.

Fonte: ANMEFI

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