Aspiranti medici ai test: ed è già polemica

Redazione DottNet | 06/09/2015 19:35

Martedì 8 settembre i test per l'ammissione alla facoltà, ma i sindacati annunciano le prime proteste

E' destinata a essere una cartina di tornasole sull'andamento complessivo dei test di ingresso universitari la prova che si terrà martedì prossimo, 8 settembre, finalizzata a selezionare 9.530 posti per aspiranti medici e chirurghi e 792 per i corsi di laurea in odontoiatria e protesi dentaria. Nel frattempo non mancheranno anche in questa occasione polemiche e proteste, come ha già fatto sapere più di un'organizzazione sindacale. A differenza del passato il test di quest'anno prevede sempre 60 quesiti a cui rispondere in 100 minuti, ma con proporzioni diverse: le domande di cultura generale e ragionamento logico passeranno rispettivamente da 4 a 2 e da 23 a 20; aumenteranno invece quelle di biologia (da 15 a 18) e di chimica (da 10 a 12).

 

 

Nessuna modifica infine per matematica e fisica, che resteranno ferme a 8 quesiti. I test di ammissione di quest'anno, che contemplano anche 586 posti per gli studenti stranieri residenti all'estero, prevedono 400 inserimenti in meno rispetto all'anno scorso (erano 9.983). Una scelta anticipata dal decreto sulla programmazione dei test di fine luglio, finalizzata a riequilibrare l'offerta formativa degli atenei al fine di riequilibrarla in relazione alle necessità di personale medico, "in modo tale che comunque la riduzione dei posti non ecceda il 15% rispetto all'offerta formativa deliberata dai singoli atenei". Una decisione che in qualche modo ha anche tenuto conto del calo degli aspiranti medici, tendenza giudicata positivamente, pochi giorni fa, dalla ministra dell'Istruzione Stefania Giannini. "Due anni fa abbiamo registrato circa 90mila aspiranti - ha osservato - su un numero complessivo di immatricolazioni che non superava le 230mila unità. E quando accede questo qualcosa non funziona".

 

 

Sui test d'ingresso un chiaro pollice verso lo hanno mostrato i sindacati degli studenti. Tra questi Link-Coordinamento Universitario, Unione degli Studenti e Rete della Conoscenza, che annunciano iniziative di protesta in tutti i principali poli universitari del Paese, vale a dire Roma, Napoli, Milano, Torino, Bologna, Bari, Salerno, L'Aquila, Campobasso, Pisa, Siena, Ferrara, Padova, Udine e Trieste. Da parte del governo, lamenta il portavoce di Link, Alberto Campailla, "non c'è l'intenzione di riaprire la discussione sulle modalità di accesso a Medicina e ai tantissimi corsi a numero programmato. Le aspirazioni e il futuro di decine di migliaia di studenti non sono tra le priorità del Governo". Il tutto, aggiunge, "dopo due anni di promesse e proclami da parte del ministro Giannini". Lapidaria anche l'Unione degli Studenti: "l'istruzione è un diritto e l'Università deve essere aperta a tutti e senza barriere, invece - commenta il coordinatore Danilo Lampis - oggi l'assenza di un sistema di diritto allo studio efficace, i costi dell'istruzione e questi assurdi test d'ingresso negano a tantissimi studenti la possibilità di proseguire gli studi".

 

 

Lancia infine un allarme il portavoce della Rete della Conoscenza, Riccardo Laterza, secondo il quale "non c'è alcun criterio per selezionare un numero così basso di aspiranti medici, infatti tutti gli studi e le proiezioni ci dicono che nei prossimi anni si acuirà la carenza di personale medico a causa dell'alto numero di pensionamenti". Vicino alle istanze degli studenti il presidente del Veneto Luca Zaia, convinto che "il numero chiuso discrimina". "Sto con gli studenti e idealmente sarò con loro a protestare - afferma il governatore leghista - chiedono l'ovvio, ciò che anche io chiedo dal novembre 2013: un'Università aperta a tutti, diritto allo studio uguale per tutti e selezione rigidissima fatta sugli esami, sulle medie voto, in una parola sulle capacità dimostrate, non sulla base di insulsi quiz". E sulle proteste annunciate degli studenti esprime l'auspicio che siano "pacifiche e rispettose, ma il loro obiettivo - ribadisce - è assolutamente condivisibile".

 

 

Fonte: ansa

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