Appunti di dietologia

Medicina Interna | Paola Conforto | 11/09/2015 10:46

Ancora prima della fine dell'estate, ecco che il rientro dei casi di dietologia non si fa attendere.

Il problema comune sembra essere nella incapacità a gestire un'alimentazione corretta senza un controllo esterno: a qualsiasi età si diventa "disordinati" e "incontenibili"?

Con mia sorpresa, negli ultimi giorni di agosto ho ricevuto delle richieste di rientro a visita da alcuni pazienti di dietologia, già seguiti prima della stagione estiva, che si erano presi una lunga "vacanza" e che non aspettavo prima di fine settembre.

Il problema per tutti è lo stesso: l'aumento di peso.

La sola attività fisica non basta a smaltire le calorie introdotte con alimenti ipercalorici tipici dell'estate: gelati, bevande zuccherate e aperitivi con stuzzichini vari o il nostro "morzello" calabrese (di cui ad agosto si fa proprio la sagra). Ma giusto per chiarire il problema non è nelle pietanze regionali tipiche, ma nella necessità di non avere limiti nella introduzione di alimenti. Mi trovo così a consigliare a questo tipo di paziente un aspetto del percorso dietologico importante e fondamentale forse più della dieta o dell'attività fisica: l'educazione ad alimentarsi correttamente.

Perché nutrirsi è principalmente un bisogno fondamentale per l'essere umano, che va curato e seguito da ognuno di noi con lo scopo di procurarsi i componenti necessari al buon funzionamento del corpo e della mente, con gusto sicuramente, ma non al contrario mangiare solo per gusto. Il cibo non può e non deve diventare un modo per collezionare qualcosa: se si vede una pietanza bisogna "mangiarla-averla"? Si può anche solo ammirare una preparazione, sentirne il profumo e se proprio si ha fame fermarsi a pensare: "Oggi ho bisogno di questo tipo di alimento o di altro?".

È noto che alcuni disturbi psicologici portano ad un abuso alimentare, ma non sono d'accordo ad etichettare ogni persona con una patologia, invece insisto che un autocontrollo nella scelta del cibo si può acquisire. Se si perde il controllo di se stessi, il percorso alimentare, che si era prefissato di fare, svanisce davanti a una qualsiasi pietanza preparata apposta per tentare e attirare con la vista e con l'olfatto la clientela o peggio il familiare.

Si, perché ancora peggio è scoprire che non si ha il supporto familiare, che chi ci sta vicino non collabora con noi al percorso stabilito e ci convince e coinvolge in un eccesso alimentare senza il quale il divertimento sarebbe penalizzato. A questo punto la mente del paziente è confusa: tra un impegno a sfondo alimentare sociale/familiare o di salute e benessere, quale seguire?

Così spesso per non dispiacere il familiare o sentirsi diversi dagli altri che, in quel momento di socializzazione, si eccede e si va nella iperalimentazione. Poi, dopo, i sensi di colpa, per aver perso tempo o impegno verso il problema del sovrappeso, hanno la meglio. Per loro fortuna, i miei pazienti, vengono da me correttamente istruiti sugli alti e bassi "fisiologici" di un buon percorso alimentare e sull'educazione all'autocontrollo, che nella scelta dei pasti, oltre che negli altri aspetti della vita di relazione, acquisito con l'esperienza nelle varie situazioni della propria vita, aiuta a superare senza aumento di peso un qualsiasi appuntamento alimentare fuori programma.

Così oggi me li ritrovo tutti a visita, un po’ a disagio, ma fiduciosi di poter ricominciare e di non essere abbandonati dal loro medico di fiducia, solo perché non hanno seguito il consiglio restrittivo di inizio stagione e per rafforzare l'autocontrollo con una sequenza programmata di visite con lo scopo far valutare l'utilità di questo percorso.

Certo, si devono fare delle rinunce, ma si può eccedere saltuariamente con qualche preparazione più calorica, compensando poi i giorni successivi con una dieta adeguata.

Il “peso perso” non è solo un valore numerico, ma è alla base del percorso di dimagramento, perché i pazienti traggono una maggiore forza di volontà dal guardarsi indietro e valutare i progressi fatti con tanto sacrificio.

Riprendere peso è invece causa di depressione e motivo di rinuncia a seguire una qualsiasi dieta. Così abitualmente, per i periodi di “vacanza”, spiego l'importanza di mantenere il peso raggiunto sino alla successiva visita di controllo. Probabilmente una certa percentuale di pazienti nasconde una patologia psichiatrica di base, che diventa evidente, quando il comportamento ossessivo-compulsivo si ripete continuamente e senza apparente motivazione.

Questi pazienti attuano degli abusi e delle rinunce alimentari incontenibili, che solo una lunga conoscenza del caso clinico può evidenziare e quindi giustificare i “fallimenti” continui di svariate diete. Credo che ogni dietologo abbia il suo gruppetto di “casi irrisolti” e forse questo fenomeno dipende da un disturbo comportamentale alimentare complesso, rilevabile solo con una osservazione del paziente direi annuale, simile al tabagismo o ad altre dipendenze, mascherato da periodi di remissione anche di anni, ma di pertinenza sicuramente psichiatrica.

“Contenuto a carattere medico o sanitario proveniente da una esperienza personale dell’utente”

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