Campania, raggiunti i tetti di spesa: stop alle convenzioni

Redazione DottNet | 10/09/2015 17:35

Raggiunti i tetti di spesa per le prestazioni in convenzione, è allarme tra i medici di famiglia

«Raggiunti i tetti di spesa, molti centri accreditati iniziano a negare le prestazioni in convenzione con il servizio sanitario regionale. Così, chi non può permettersi di pagare di tasca propria non ha altra alternativa se non quella di mettersi in lista d’attesa nel pubblico. Ma in alcuni casi c’è da aspettare anche mesi». L’allarme per una situazione che si sta facendo sempre più grave arriva dalla sezione napoletana della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG). A parlare è il segretario provinciale, Luigi Sparano, preoccupato per quanto sta avvenendo in molti degli studi dei medici di famiglia di Napoli.

«Soprattutto in quartieri e aree della città disagiate i pazienti sono disperati – dice -, non possono rivolgersi al privato convenzionato dove ottengono solo rifiuti e una volta arrivati agli sportelli del Centro Unico di Prenotazione (Cup) si sentono dire che serviranno settimane, anche mesi. Questo è molto grave per tutti i casi, ma diventa drammatico quando il paziente in questione è affetto da una patologia neoplastica. Aspettare tre o quattro mesi quando si ha un cancro può rivelarsi fatale».

Di qui, quando possibile, le fughe fuori regione. Ma per molti cittadini napoletani anche la soluzione di “fuggire” al Nord è impraticabile, visti i costi di viaggio e di soggiorno.

«Tanto per essere chiari – sottolinea Sparano – per una Pet o per una Risonanza (esami essenziali in caso di patologie neoplastiche) a Napoli c’è da aspettare dai 90 ai 120 giorni. E privatamente questi esami arrivano a costare anche più di 600 euro».

Stando ai Medici di Medicina Generale non va meglio per i più comuni esami del sangue: «Stamane – continua il segretario provinciale FIMMG Napoli -  nelle strutture pubbliche del centro città si registravano tempi d’attesa di tre mesi. Ritengo che l’unica soluzione possibile, arrivati a questo punto – conclude – sia quella di accelerare sulla realizzazione delle aggregazioni funzionali territoriali. Tema rimasto in sospeso, ma che potrebbe alleggerire di molto il problema. Una volta realizzate, queste strutture potrebbero erogare ai pazienti tutte le prestazioni che riguardano la diagnostica di base. Noi ci batteremo affinché la salute dei cittadini non diventi un business. Non si può speculare sul dolore della gente».

 

fonte: fimmg

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