L’epilessia: metodi diagnostici ed interventi terapeutici innovativi

Redazione DottNet | 14/09/2015 09:29

Il Prof.Vincenzo Esposito, primario di Neurochirurgia, riporta i punti chiave della gestione del paziente epilettico.

L’epilessia colpisce poco meno dell’1% della popolazione dei paesi industrializzati, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e in Italia vi sono circa 500 mila persone affette da epilessia di cui la maggior parte sono bambini o giovani adulti.

Secondo il Prof.Vincenzo Esposito, primario dell’Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia dell’I.R.C.S.S. Neuromed-Pozzilli, l’epilessia può essere causata da alcune alterazioni genetiche che determinano un aumento dell’irritabilità delle cellule cerebrali oppure, in altri casi, dalla presenza di anomalie circoscritte del cervello, come malformazioni dello sviluppo della corteccia cerebrale, tumori, esiti di ischemie, di traumi o di infezioni.

A differenza di altre malattie neurologiche, quali il Parkinson e la demenza tipiche dell’età avanzata, l’epilessia colpisce in maniera preponderante persone giovani: il persistere delle crisi, specie se non controllate dalla terapia medica, impedisce di avere una normale vita di relazione, con difficoltà negli studi, nella vita sociale, affettiva e lavorativa. Secondo l’esperto riuscire a curare precocemente l’epilessia può consentire ai pazienti epilettici di condurre una vita normale.

Il 70% dei pazienti epilettici risponde bene alla terapia farmacologica, mentre per i pazienti farmaco-resistenti si prende in considerazione la possibilità di un trattamento chirurgico.

Il Prof.Esposito riporta che i principali esami diagnostici sono la risonanza magnetica con cui si valuta la conformazione del cervello alla ricerca di possibili anomalie, la registrazione prolungata video-elettroencefalografica attraverso la quale si studiano le crisi epilettiche e lo studio neuropsicologico delle principali funzioni cerebrali. Questi esami diagnostici permettono di identificare l’area cerebrale da cui partono le crisi per valutare la possibilità di intervenire chirurgicamente senza causare danni al paziente. In particolare, si può predisporre un intervento di asportazione della regione anomala (intervento curativo) o qualora non sia possibile, interventi alternativi che possono diminuire la gravità ed il numero delle crisi (interventi palliativi). Questi interventi, eseguiti in centri dedicati e con esperienza nel trattamento dell’epilessia, garantiscono buone possibilità di guarigione o di miglioramento della patologia (in alcune forme di epilessia si giunge alla guarigione del 70-80% dei pazienti operati), con un tasso bassissimo di complicanze, inferiore al 3%.

Referenze:

Intervista al Prof.Vincenzo Esposito, primario dell’Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia dell’I.R.C.S.S. Neuromed-Pozzilli e Professore Ordinario di Neurochirurgia al Dipartimento di Neurologia e Psichiatria dell’Università la Sapienza di Roma, 15° Interim Meeting of the World Federation of Neurosurgical Societies 8-12 Settembre 2015, Roma

 

 

 

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