Ddl liberalizzazioni: che cosa cambia per le farmacie

Farmacia | Redazione DottNet | 12/09/2015 15:35

Bersani critica il Pd, 'si sta rovesciando il lenzuolo'. Le accuse delle parafarmacie, sconfitte dal decreto

Le commissioni Attività produttive e Finanze della Camera hanno approvato l'articolo 32 del testo come è stato varato dal governo, che aveva evitato la perdita per le farmacie dell'esclusività della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta, a favore anche di parafarmacie e Gdo. Unica novità il via libera all'ingresso di società di capitale nell'esercizio delle farmacie private e alla rimozione del limite delle quattro licenze, attualmente previsto, in capo a una sola società. L’emendamento dei relatori approvato prevede alcuni paletti: non potranno comparire tra i soci della società di capitale medici, produttori di farmaci e informatori scientifici. Cancellati invece dai soggetti incompatibili gli intermediari. Ma vediamo i dettagli:

 

La partecipazione alle società proprietarie di farmacie, specifica infatti il comma 1 dell’articolo 32, «è incompatibile con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica». Stesso discorso per la trasparenza degli assetti societari, altro tema sul quale il sindacato (anche davanti alle stesse commissioni) ha sollevato più volte preoccupazioni: «Lo statuto delle società e ogni successiva variazione, ivi incluse quelle relative alla compagine sociale» detta l’articolo 32 «sono comunicate entro 60 giorni alla Fofi nonché all’assessore alla Sanità della competente regione o provincia autonoma, all’Ordine provinciale dei farmacisti e all’unità sanitaria locale competente per territorio».

Poi c’è l’emendamento sulle farmacie sovrannumerarie per spopolamento, del quale Filodiretto aveva già anticipato i passaggi principali in attesa del testo ufficiale: nei comuni con meno di 6.600 abitanti, si legge al coomma 1bis, le farmacie diventate sovrannumerarie per «decentramento della popolazione» possono trasferirsi «in ambito regionale, previo pagamento di una tassa di concessione governativa una tantum pari a 5mila euro». E’ un intervento che mostra attenzione alle esigenze delle piccole farmacie in difficoltà, si legge nella circolare diffusa oggi da Federfarma, ma servirà un’armonizzazione con le norme su pianta organica, apertura e trasferimento.

L’ultima novità (rispetto al testo scritto dal Governo) riguarda l’articolo 32bis: l’emendamento approvato dalle commissioni ribadisce quanto già stabilito dal decreto “Cresci-Italia” in materia di orari delle farmacie, ma aggiunge l’obbligo di «preventiva comunicazione all’autorità sanitaria competente» degli orari e dei periodi aggiuntivi di apertura rispetto a quelli minimi. Stesso discorso nella comunicazione al pubblico, da assicurare tramite «cartelli affissi all’esterno dell’esercizio».

 

Se il Ddl concorrenza decreterà la 'fine delle parafarmacie', come pronosticano i diretti interessati, è presto per dirlo. Ma, a ravvivare le polemiche il giorno dopo il via libera della Commissione Finanze e Attività della Camera al Ddl Concorrenza, che conferma il divieto di vendere medicinali di fascia C al di fuori della farmacia e sancisce l'ingresso delle società di capitali negli esercizi, è lo stesso Pierluigi Bersani. "Si sta rovesciando il lenzuolo. Si liberalizza il capitale, non la vendita dei farmaci", scrive Bersani che con le 'lenzuolate' del 2006 proprio delle parafarmacie avevano segnato la nascita. E affida a Facebook una nuova critica al partito di cui è stato segretario: "è un impressionante cambio di direzione. Spero l'Aula metta rimedio".

A difendere l'approvazione dell'emendamento all'art.32 che introduce le società di capitale all'interno della proprietà delle farmacie è Federico Gelli, membro della Commissione Affari Sociali della Camera e responsabile Sanità del Partito democratico. "Nessun rischio di oligopoli perché ci sono delle incompatibilità". Quindi "non sarà possibile per una multinazionale del farmaco acquistare una quota di capitale di farmacia, inoltre il ruolo del protagonista resta al farmacista, che non potrà detenerne più di quattro".

Non ci stanno i parafarmacisti, che accusano il Pd di stare dalla parte "del capitale, delle lobby e dei grossi gruppi imprenditoriali". Con una scelta del genere, commenta Davide Gullotta, presidente della Federazione nazionale delle parafarmacie (Fnp), il Pd "volta la faccia ai farmacisti laureati. Mostra che il titolo di studio non conta, conta ereditare una farmacia o potersela comprare con tanti soldi". Una doppia sconfitta per i parafarmacisti, visto che è stato anche bocciato l'emendamento per le vendita, al di fuori delle farmacie, di farmaci di fascia C ovvero quelli acquistati dietro prescrizione medica e a carico del paziente.

 

"Non sempre - commenta Gelli - liberalizzare è positivo. Non lo è per quello che riguarda i farmaci di fascia C. E comunque non è questo disegno di legge lo strumento adatto a rivedere il sistema di distribuzione del farmaco, semmai servirebbe una norma ad hoc". Soddisfatta Federfarma, la federazione delle farmacie italiane, che ribadisce come le Commissioni di Montecitorio si siano espresse in linea anche con il parere espresso dalla Consulta poco più di un anno fa. "I cittadini - dichiara Annarosa Racca, presidente di Federfarma - potranno continuare a trovare tutti i medicinali di cui hanno bisogno nella farmacia sotto casa, con le massime garanzie di sicurezza e con il più alto livello di tutela della salute". Il testo uscito dalle Commissioni, conclude Racca "è rispettoso della funzione sociale e sanitaria della farmacia e della professionalità dei farmacisti che in essa operano".

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