Un nuovo standard per la cura del tumore ovarico avanzato

Oncologia | Medical Information Dottnet | 14/09/2015 16:16

Uno studio ha evidenziato che la chemioterapia prima dell'intervento chirurgico è uno standard accettabile nella cura del tumore ovarico.

Lo standard internazionale per la cura del tumore ovarico sospetto avanzato è rappresentata da un intervento chirurgico seguito da chemioterapia a base di platino. Lo scopo del presente studio è stato stabilire se l'uso di chemioterapia primaria a base di platino, seguito da un intervento chirurgico ritardato potesse rappresentare un regime di trattamento alternativo efficace e sicuro.

Lo studio clinico di fase 3 (CHORUS), randomizzato e controllato, è stato condotto in 87 ospedali del Regno Unito e della Nuova Zelanda, che hanno arruolato donne con tumore ovarico sospetto allo stadio III o IV. Le pazienti sono state assegnate in modo casuale (1:1) ad essere sottoposte ad un intervento chirurgico primario seguito da sei cicli di chemioterapia, oppure a sottoporsi a tre cicli di chemioterapia primaria e successivamente all'intervento chirurgico seguiti da tre cicli di chemioterapia di completamento. Ogni ciclo di 3 settimane consisteva in carboplatino AUC5 o AUC6 più 175 mg/m(2) di paclitaxel, oppure in un regime alternativo combinato con carboplatino, o carboplatino in monoterapia.

L'endpoint primario è stato la sopravvivenza globale. Per stabilire la non inferiorità, il limite superiore dell’intervallo di confidenza CI unilaterale del 90% per il rapporto di rischio (HR) doveva essere inferiore a 1.18.

Tra il 1 marzo 2004 e 30 agosto 2010, sono state coinvolte 552 donne. Delle 550 donne ritenute ammissibili, 276 sono stati assegnate alla chirurgia primaria e 274 alla chemioterapia primaria. A partire dal 31 Maggio 2014, si sono verificati 451 decessi: 231 nel gruppo sottoposto alla chirurgia primaria rispetto a 220 nel gruppo in chemioterapia primaria. La sopravvivenza globale media è stata di 22.6 mesi nel gruppo sottoposto alla chirurgia primaria rispetto a 24.1 mesi della chemioterapia primaria. L'HR per il decesso è stato di 0.87 a favore della chemioterapia primaria, con il limite superiore dell'intervallo di confidenza unilaterale del 90% 0.98 (CI del 95% 0.72-1.05). Eventi avversi post-operatori di grado 3 o 4 e casi di decesso entro 28 giorni dopo l'intervento sono risultati più comuni nel gruppo sottoposto alla chirurgia primaria rispetto al gruppo in chemioterapia primaria (60 [24%] di 252 donne rispetto a 30 [14%] di 209, p=0.0007, e 14 donne [6%] rispetto a 1 donna [<1%], p=0.001). Il più comune evento avverso postoperatorio è stato l’emorragia in entrambi i gruppi (8 donne [3%] nel gruppo chirurgia primaria rispetto a 14 [6%] nel gruppo in chemioterapia primaria). Inoltre, 110 (il 49%) di 225 donne trattate con la chirurgia primaria e 102 (il 40%) di 253 sottoposte alla chemioterapia primaria ha manifestato un effetto tossico di grado 3 o 4 relativo alla chemioterapia (p=0.0654), principalmente neutropenia complicata (20% e 16% rispettivamente). Nel gruppo in chemioterapia primaria si è verificato un effetto tossico fatale quale sepsi neutropenica.

Nelle pazienti con tumore ovarico allo stadio III o IV, la sopravvivenza con chemioterapia primaria non è inferiore alla sopravvivenza del gruppo sottoposto a chirurgia primaria. In questo studio di popolazione, la chemioterapia primaria effettuata prima dell'intervento chirurgico è risultata uno standard accettabile per la cura di donne con tumore ovarico avanzato.

Riferimenti bibliografici:

Kehoe S, Hook J, Nankivell M, Jayson GC, Kitchener H, Lopes T, Luesley D, Perren T, Bannoo S, Mascarenhas M, Dobbs S, Essapen S, Twigg J, Herod J, McCluggage G, Parmar M, Swart AM. Primary chemotherapy versus primary surgery for newly diagnosed advanced ovarian cancer (CHORUS): an open-label, randomised, controlled, non-inferiority trial. Lancet. 2015 Jul 18;386(9990):249-57.

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