De Biasi: non si può fare a meno dell'aumento del fondo sanitario

Redazione DottNet | 16/09/2015 16:55

Per Emilia Grazia De Biasi i risparmi devo rimanere nel settore. Il caso Novartis e le imposte

"Non aumentare il budget della sanità non significa non tagliare, perché se mancano i 3,4 miliardi previsti per 2016, significa che mancano i soldi previsti". Dalla presidente della Commissione Igiene e Sanità, Emilia Grazia De Biasi, arrivano parole chiare in merito al temuto mancato adeguamento del fondo sanitario nazionale per il 2016. "Dell'aumento del fondo sanitario non si può fare a meno", ha detto nel corso del convegno 'Farmaceutica: un valore per l'Italia', ospitato dalla Sala Capitolare del Senato. Quanto ai "risparmi derivati dalla spending review in sanità - ribadisce la senatrice - devono restare nel settore, per finanziare ricerca e farmaci innovativi". Altrimenti "rischiamo un sistema sanitario votato alla disuguaglianza".

Le manovre di riduzione dei costi nel settore della sanità "spesso sopravvalutano i reali risparmi ottenibili", sottolinea Federico Spandonaro, presidente del Centro Studi CREA Sanità e professore di Economia sanitaria all'Università di Roma Tor Vergata. Laddove c'è una spesa, infatti, si può nascondere anche un possibile ritorno economico per le casse dello Stato, come mostra il caso dell'azienda farmaceutica Novartis, analizzato dal Centro Studi CREA Sanità.

Ogni anno a fronte di un guadagno di 1,3 miliardi di euro, l'azienda svizzera restituisce 300 milioni alle pubbliche finanze e porta quasi 260 milioni di risparmi, derivanti dalla produzione di equivalenti e da investimenti in sperimentazioni cliniche. Votato all'export più di ogni altro, "il settore farmaceutico è stato uno dei grandi protagonisti della ristrutturazione industriale che ha caratterizzato l'industria Italiana negli ultimi anni", sottolinea Marco Simoni, consigliere economico del premier Renzi per gli investimenti esteri. Il mercato è in continua espansione. "Circa 1600 farmaci nuovi verranno introdotti nel mondo nei prossimi anni", commenta Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria. "La coperta economica è corta, quindi bisogna fare scelte che escano dai vecchi schemi", aggiunge, ad esempio "puntare sull'introduzione del rapporto costi-benefici nella contrattazione del prezzo a cui il Servizio Sanitario acquista i farmaci".

Dall'industria farmaceutica può arrivare un contributo alla finanza pubblica oltre che alla ricerca e all'occupazione. A mostrare come alcune eccellenze del settore possano aiutare anche i conti pubblici è il caso Novartis analizzato dal Centro Studi CREA sanità. Come detto, ogni anno, infatti, a fronte di un guadagno di circa 1,3 miliardi di euro, l'azienda svizzera riporta 300 milioni di euro nelle casse dello Stato e quasi 260 milioni di risparmi.

Per i prodotti Novartis il Servizio sanitario nazionale ha speso, nel 2014, il 7% del totale della spesa farmaceutica nazionale ma, soprattutto grazie all'Iva versata, le imposte pagate dal gruppo hanno permesso un ritorno economico alla finanza pubblica di 300 milioni di euro nel 2014. Sempre 2014, secondo l'analisi di CREA Sanità, i risparmi derivanti da equivalenti e biosimilari prodotti dall'azienda, ovvero dal ramo dei farmaci a brevetto scaduto, sono stati di 184 milioni l'anno. A questi si aggiungono i risparmi di circa 72 milioni di euro derivanti da investimenti in sperimentazione clinica, settore in cui Novartis si è impegnata coinvolgendo oltre 16.000 pazienti.

"Negli ultimi anni la sanità ha dato un grande contributo al risanamento dei conti pubblici e i suoi costi crescono meno della media di quelli della Pubblica Amministrazione", sottolinea Federico Spandonaro, presidente del Centro Studi CREA Sanità e professore di Economia sanitaria all'Università di Roma Tor Vergata. Le manovre di riduzione dei costi nel settore, aggiunge, "spesso sopravvalutano i reali risparmi ottenibili".

"Innovazione costante, capacità organizzativa, un rapporto articolato bene tra piccole e medie imprese e multinazionali, crescita dell'export", per queste ragioni, spiega Marco Simoni, consigliere economico del premier Renzi per gli investimenti esteri, "il settore farmaceutico è stato uno dei grandi protagonisti della ristrutturazione industriale che ha caratterizzato l'industria Italiana negli ultimi anni"