Pro domo sua

Redazione DottNet | 17/09/2015 10:05

Appena qualche speranza ed ecco che arrivano, puntuali, valutazioni diverse che allontanano l’agognato e rassicurante tempo indeterminato.

Il cambiamento strutturale del già atipico lavoro del medico fiscale, come da qualcuno è stato ipotizzato negli ultimi tempi, sta determinando agitazione nella categoria dei medici fiscali, che avrebbero dovuto esultare per la realizzazione del Polo Unico.

La tanto attesa riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento medico legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici, finalmente è arrivata, e ai medici fiscali INPS dunque è affidata la totalità dei controlli dello stato di malattia.

Mancano però le fasi concrete di tale disposto e buon senso vuole che tutti i medici interessati debbano percorrere una via comune per avanzare richieste unanimi. Appena qualche speranza ed ecco che arrivano, puntuali, valutazioni diverse che allontanano l’agognato e rassicurante tempo indeterminato. Se gli specialisti della materia suggerivano soluzioni diverse dal contratto a notula, ecco che ne vengono proposte altre per nulla innovative che mirano a confermare lo status quo.

Pur in presenza di un cambiamento del contesto che la nuova legge di riforma potrebbe apportare riguardo la categoria, il sindacato, che dovrebbe tutelare in maniera adeguata la maggioranza dei lavoratori e tener conto di indicazioni differenti da quelle provenienti da sparute rappresentanze, persiste nelle proprie posizioni, sicuramente attente al contenimento della spesa pubblica ma poco sensibili alla sofferenza dei medici di controllo INPS, da quasi tre anni succubi dello strapotere e da applicazioni di norme mai sufficienti a comprimere il minimo superstite.

Se il sindacato doveva incessantemente denunciare il danno erariale e i picchi dell’assenteismo, determinati dall’abbattimento del controllo dello stato di malattia nel settore pubblico e privato, ecco che si preferisce tacere, infierendo, ancora una volta, sull’atteso miglioramento dell’inquadramento dei sanitari, già sufficientemente sviliti e precarizzati. Se per qualcuno cambiare non è una scelta, per altri è una necessità rimescolare le carte, addirittura sino ad eliminare la figura del medico fiscale, che dovrebbe accettare la metamorfosi e rinunciare alla sua indiscussa professionalità acquisita in più di un ventennio, per subire una nuova realtà di cui è stato coniato il solo nome, confondendo cause ed effetti.

La ovvia conseguenza è la perdita di un agile obiettivo, fino a disconoscere il vero nemico con cui dibattere e confrontarsi, che anzi viene agevolato nel perpetuare i metodi ed il trattamento riservato alla categoria negli ultimi anni, confondendo i chiari intenti di una prossima contrattazione e trascurando il peggioramento delle condizioni economiche e organizzative in agguato.

Al contrario, si sarebbe dovuto puntare sulla coesione della categoria, denunciando il suo penoso trattamento, ribellandosi a dicerie di improduttività e inutilità del servizio, attaccando gli strumenti poco efficienti e l’inutilizzo delle risorse umane, la reperibilità pretesa senza alcun compenso, l’elusione di leggi e contratti.

Forse mossi dal rappresentare solo gli interessi dei propri iscritti, i sindacati hanno sacrificato una visione globale e, in essa, la stragrande maggioranza dei colleghi, confermandoli in disparità di retribuzione e di diritti, innumerevoli volte denunciati dall’ANMEFI, ben presto esiliata per “incompatibilità caratteriali” e  di pensiero.

Fonte: ANMEFI

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