La neurochirurgia in Africa: i progressi e le aree da sviluppare

Redazione DottNet | 17/09/2015 16:21

Le parole del primario Kazadi Kalangu hanno evidenziato i progressi e i limiti della neurochirurgia in Africa.

Kazadi Kalangu, direttore del dipartimento di Neurochirurgia dell’Università di Harare in Zimbabwe, in occasione del meeting mondiale ha raccontato che  nel 1987, venti Paesi africani non avevano nessun neurochirurgo e anche se attualmente la situazione è migliorata occorre ancora fare tanta formazione.

Secondo il direttore Kalangu “In Algeria, Marocco, Tunisia e Sudafrica la presenza di neurochirurghi è maggiore ma ci sono aree come la Sierra Leone e la Namibia che non ne hanno. La disparità tra il numero dei neurochirurghi e gli ammalati è altissima. In Zimbawe i nostri neurochirurghi operano tumori cerebrali, aneurismi e chirurgia spinale. Mancano macchinari sofisticati come la gammaknife ma dal punto di vista tecnico riusciamo a fare tutto. Abbiamo – ha proseguito l’esperto - centri d’eccellenza in Sudafrica ma qualche volta mandiamo i pazienti in Europa. Sono certo – ha afferma Kazadi Kalangu -  che la neurochirurgia africana si svilupperà anche con il supporto della tecnologia ma  vorrei sottolineare  che spesso lo sviluppo non è negli strumenti ma nel cervello dell’uomo. In Africa ci sono tanti macchinari nuovi che finiscono nei musei perché è difficile  avere il pezzo di ricambio. Molti africani - ha sottolineato lo studioso - pensano che la neurochirurgia sia molto difficile ma non è vero. Basta essere motivato, entusiasta e lavorare molto. Si impara sempre, anche dai più giovani” ha concluso il docente di Harare.

Referenze:

Intervista al Prof.Kazadi Kalangu, direttore del dipartimento di Neurochirurgia dell’Università di Harare in Zimbabwe, 15° Interim Meeting of the World Federation of Neurosurgical Societies 8-12 Settembre 2015, Roma