Omceo Milano: ricorso contro la pubblicità libera

Professione | Redazione DottNet | 23/09/2015 14:09

Dopo la multa dell'Agcom nel 2014 gli esperti vogliono evitare gli usi 'commerciali'

"Liberalizzare l'utilizzo di pubblicità da parte dei medici, interpretata in modo ingiustificatamente estensivo dall'Agcom, mette a rischio il diritto alla salute dei cittadini". Così l'Ordine dei Medici di Milano commenta una vicenda giudiziaria che risale al 2014, e a cui oggi si aggiunge un ulteriore tassello con un nuovo parere legale a supporto della posizione dei medici, che ora sono orientati a fare ricorso. Un anno fa l'Agcom ha inflitto alla Federazione degli Ordini dei Medici una multa da 800mila euro per "un articolo del codice deontologico riguardante il divieto all'utilizzo della pubblicità commerciale da parte degli iscritti a sostegno della propria attività professionale".

 

La multa, sottolinea lo stesso Ordine, è stata poi "più che dimezzata dal TAR di Roma". Per verificare la possibilità di fare ricorso, l'Ordine ha quindi chiesto un parere legale: e questo, commenta il presidente dell'Ordine di Milano Roberto Carlo Rossi, spiega che "l'imperfetta definizione di alcuni passaggi delle norme che liberalizzavano le possibilità di pubblicità anche in ambito sanitario hanno consentito all'Agcom un'interpretazione ingiustificatamente estensiva. La decisione del Garante porterebbe a limitare fortemente la possibilità di intervento degli Ordini in materia di trasparenza e veridicità della pubblicità dei propri iscritti".

 

Un esempio arriva dal caso dei dentisti, per i quali "in questi anni - spiega Andrea Senna, presidente della Commissione Albo Odontoiatri - abbiamo assistito a promozioni inverosimili in termini di prezzi e di prestazioni, che sicuramente disorientano il cittadino, mettendone a rischio la salute, e che selezionano prestazioni sempre più di basso livello". E lo stesso meccanismo si rischia di vedere ad esempio in oculistica, medicina estetica e ginecologia. "Deve essere permessa la pubblicità informativa, ma non quella commerciale che ha lo scopo di attrarre mediante spot promozionali il potenziale cliente". I medici hanno quindi scelto di fare ricorso alla sentenza del TAR: "Dovremo però agire in via preventiva su tutta la categoria - conclude Rossi - per evitare anche altre forme di comunicazione fuorviante e antiscientifica che possono coinvolgere, come nel caso Stamina, iscritti all'Ordine, che rappresentano dei veri, gravissimi attentati al diritto alla salute oltre che alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale".

 

 

Fonte: omceo milano

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