Nuove norme contro le cause dei pazienti. Ma sarà sciopero

Redazione DottNet | 23/09/2015 19:25

In risposta alle proteste dei medici arriva una prima risposta dal Governo con nuove norme sulla responsabilità. Intanto i sindacati dei camici bianchi, dalla Fp-Cgil alla Federazione dei medici di famiglia Fimmg, annunciano proteste e agitazioni. La Fnomceo rilancia con una manifestazione da organizzare a novembre

Il governo sta lavorando a norme da inserire nella legge di stabilità per aiutare i medici a difendersi dalle cause temerarie intentate da pazienti ma che "sono per il 97 per cento false". E' quanto si apprende da fonti di governo come risposta alla protesta dei medici contro il decreto "taglia-esami" e alla pratica della "medicina difensiva". I medici, spiegano le stesse fonti, ricorrono alla pratica della medicina difensiva, ovvero alla prescrizione di esami di laboratorio, visite e anche ricoveri, per difendersi dal rischio di contenziosi legali. Una malapratica che negli anni ha fatto lievitare i costi della spesa sanitaria e quindi ha spinto il governo al decreto taglia-prestazioni. Ora però, con le misure allo studio nella legge di stabilità, l'esecutivo punta a tutelare gli operatori sanitari dalle cause ingiustificate.

 

La mobilitazione della Fnomceo

 

È scontro tra medici e Ministero della Salute dopo la diffusione dei 208 esami inutili e interventi specialistici che rischiano di essere ordinati senza che lo richieda una reale condizione di salute del paziente. E in cantiere c'è una manifestazione nazionale prevista a novembre di tutta la categoria medica per ''richiamare l'attenzione sulle criticità emergenti del Servizio sanitario nazionale''. Ad annunciare l'intenzione di organizzare una protesta di livello nazionale è il segretario della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Luigi Conte, all'indomani dell'incontro tra il ministro della Salute Lorenzin ed i sindacati sul decreto per l'appropriatezza ed il taglio degli esami inutili. 'Andiamo avanti con la mobilitazione - spiega Conte - in vista degli Stati Generali della medicina in programma per il 21 ottobre. il punto è far emergere le criticità che stanno minando il Servizio sanitario nazionale (Ssn)''. La mobilitazione dei medici, sottolinea, ''riguarda vari temi, ed il primo problema è il definanziamento del Ssn''. Rispetto poi al provvedimento in preparazione da parte del ministero sull'appropriatezza delle prestazioni sanitarie, ''siamo su posizioni non in sintonia col ministero: l'appropriatezza, infatti, la si persegue con altri metodi e non con il metodo sanzionatorio nei confronti dei medici''. Inoltre, rileva, ''molti dei 208 esami indicati nel provvedimento come a rischio inappropriatezza sono desueti e già non utilizzati. Non vorremmo - conclude Conte - che tutto si rivelasse solo una parvenza, mentre in realtà non si fa nulla''.

 

I radiologi difendono il decreto Lorenzin

 

I radiologi difendono il decreto Lorenzin ''sugli esami inutili'', l'elenco delle prestazioni inappropriate a causa della cosiddetta medicina difensiva. Troppe risonanze, un vero e proprio record italiano, soprattutto al ginocchio e alla colonna vertebrale, e' la loro denuncia diventata un cavallo di battaglia anche al Ministero della Salute. I radiologi condividono l'importazione del provvedimento presentato ieri dal ministro ai sindacati, pur dicendosi contrari alle sanzioni previste per i medici. ''Sono almeno 120 venti le pratiche inappropriate che abbiamo denunciato'' ha spiegato Corrado Bibbolino, segretario nazionale SNR (Sindacato Nazionale Radiologi) per il quale ''questo decreto e' una buona occasione da non perdere''. L'eccesso di esami viene infatti indicato non solo come un problema economico ma anche come un possibile danno ai paziente, sottoposti ad una eccessiva medicalizzazione di ogni problema, anche quelli fisiologici legati spesso semplicemente alla vecchiaia. "Si tratta, pur con tutte le modifiche necessarie sulle sanzioni, di un primo passo importante che consente di mettere il tema della appropriatezza, ed in particolare di quella prescrittiva, al centro di un tavolo fatto di soluzioni pratiche e non solo di discussioni filosofiche", ha aggiunto Bibbolino. Per l' esponente sindacale "come negli altri paesi dell' occidente per ogni prestazione prevista dal nomenclatore c'e' la necessita' di formulare annotazioni simili che possano essere di aiuto per migliorare il rapporto fra medici e pazienti. Appare pero' necessario a fronte di questi provvedimenti risolvere rapidamente la questione della responsabilita' professionale".

Bibbolino ricorda che da anni la societa' scientifica che li rappresenta punta il dito contro l'eccesso di prescrizioni. ''Il movimento Slow Medicine sostiene che il sovra utilizzo di esami diagnostici e trattamenti e' sempre più diffuso e da tempo è stato evidenziato che molti esami e molti trattamenti farmacologici e chirurgici largamente diffusi nella pratica medica non apportano benefici per i pazienti, anzi rischiano di essere dannosi''. In analogia all'iniziativa Choosing Wisely (scegliere saggiamente) promossa negli USA da diverse società scientifiche e da una importante associazione di consumatori, Slow Medicine ha lanciato in Italia, nel dicembre 2012, il progetto "Fare di piu' non significa fare meglio", ha concluso il medico. Il presupposto è che, come è avvenuto negli Stati Uniti, la spinta all'utilizzo appropriato e senza sprechi delle risorse disponibili non possa che partire da una assunzione di responsabilità da parte dei professionisti della salute e in primo luogo dei medici, in alleanza con pazienti e cittadini.

Verso lo sciopero

«Nettamente contrari» i sindacati dei medici, che hanno avuto un incontro col ministro della Salute Beatrice Lorenzin per discutere del provvedimento in preparazione. «È già in atto una mobilitazione che potrebbe portare anche a uno sciopero di tutto il mondo della sanità italiana - tuona Costantino Troise, segretario dell’Anaao, il maggior sindacato dei medici dirigenti -. Lo Stato si sostituisce al giudizio del professionista, assumendone le prerogative, a prescindere dal malato». Sulla stessa linea anche altri sindacati, dalla Fp-Cgil alla Federazione dei medici di famiglia Fimmg, contrari sia all’ipotesi che i camici bianchi possano essere multati con sanzioni pecuniarie (se non rispettano i criteri per l‘erogabilità di esami e visite a carico del Servizio sanitario nazionale), sia a quella che si profila - spiegano - come una «vera e propria svalutazione del ruolo dei professionisti della Sanità». Uno dei punti più controversi è la possibilità di sanzioni pecuniarie per il medico che non si attenga ai criteri di appropriatezza.

La risposta del ministro

«Si fanno solo le diagnosi che servono e non quelle che non sono realmente necessarie, l’eccesso costa 13 miliardi che invece potrebbero nel tempo essere redistribuiti nel Servizio sanitario» ha spiegato il ministro Lorenzin. Il ministro ha detto che non c’è alcuna «caccia al medico». «La sanzione scatta sulla parte accessoria dello stipendio dopo un contraddittorio, ma non parliamo di un singolo caso di errore, ma dopo una serie di casistiche che non sono dimostrabili» ha aggiunto. E sui criteri di appropriatezza: «Ci sono protocolli che stabiliscono come e quando fare esami e sono stati decisi dalle società scientifiche e rivisti da Consiglio Superiore di Sanità e su questo abbiamo avuto anche un confronto con i sindacati. Poi il medico può decidere di derogare, basta che motivi la sua scelta».

L'appropriatezza

Il documento precisa infatti, accanto ad ogni prestazione citata, le condizioni di erogabilità, ovvero i criteri in base ai quali il medico può prescrivere al paziente quella determinata prestazione a carico del Servizio sanitario nazionale. Per quanto riguarda le prestazioni odontoiatriche, potranno usufruirne gratuitamente - oltre ai già previsti interventi legati alla prevenzione - i bambini da 0 a 14 anni in condizioni di «vulnerabilità sanitaria» (ovvero «condizioni di tipo sanitario che rendono indispensabili o necessarie le cure odontoiatriche») o di «vulnerabilità sociale» (ovvero «condizioni di svantaggio sociale ed economico che impediscono l’accesso alle cure odontoiatriche a pagamento per gli elevati costi presenti nelle strutture private»). Anche per l’erogazione delle dentiere sono previsti gli stessi criteri. È comunque garantita a tutti i cittadini il trattamento delle urgenze odontostomatologiche. Rispetto invece a prestazioni come le risonanze magnetiche, è previsto che siano «erogabili» in particolari condizioni legate ad esempio a patologie oncologiche o traumatiche. Lungo pure l’elenco delle prestazioni di laboratorio. Tra gli esami sotto monitoraggio, quello del colesterolo totale: le condizioni di erogabilità prevedono che sia «da eseguire come screening in tutti i soggetti di età superiore a 40 anni e nei soggetti con fattori di rischio cardiovascolare o familiarità o eventi cardiovascolari precoci. In assenza di valori elevati, modifiche dello stile di vita o interventi terapeutici - si precisa - l’esame è da ripete a distanza di 5 anni».

Smi: compromesso il rapporto con i pazienti

Duro il Sindacato dei Medici Italiani: «No alla black list e no a ricatti». La segretaria nazionale Mirella Triozzi punta il dito contro il governo: «Deve avere il coraggio di dire la verità ai cittadini, che da domani dovranno pagare ciò che fino ad ora hanno avuto gratuitamente. Scelte come questa producono conflitti con i pazienti, creano confusione, possibili abusi interpretativi da parte delle aziende sanitarie e delle regioni». Anche il segretario Fp-Cgil Medici Massimo Cozza sottolinea il rischio di conflittualità: «La sanzione pecuniaria rischia di rompere il rapporto tra medici e cittadini. Inoltre le prestazioni prese in considerazione sono relative ai vecchi Livelli essenziali di assistenza (Lea), che risalgono al 1996». Ci sono dubbi anche in merito ai criteri in base ai quali le Regioni dovranno garantire un’applicazione omogenea dei nuovi criteri di appropriatezza in tutto il territorio. Le proposte di modifica al provvedimento da parte dei sindacati saranno inviate entro venerdì, giorno in cui dovrebbero arrivare ulteriori chiarimenti da parte del Consiglio superiore di sanità che ha già espresso parere favorevole. Poi, secondo l’iter previsto, il testo dovrebbe passare all’esame della Conferenza Stato Regioni.

La medicina difensiva

Il problema della medicina difensiva, cioè di tutte quelle pratiche cui i medici sono costretti per evitare il rischio di denunce, esiste ma - secondo Pierluigi Marini, vicepresidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani - non è questa la soluzione, perché «ora i medici si trovano nella situazione paradossale di dover pagare per tutti». I chirurghi in particolar modo si troverebbero tra due fuochi: «quello del rischio del contenzioso legale, ormai insopportabile, e quello delle sanzioni per la prescrizione di esami inutili». Peraltro, continua Marini, «è indispensabile affrontare al più presto la questione del contenzioso medico legale e il problema della medicina difensiva, che costa allo Stato quasi 17 miliardi di euro all’anno. Da troppi anni aspettiamo una buona legge sul rischio clinico che potrebbe superare questo stallo che produce distorsioni enormi come l’aumento degli esami inutili, l’allungamento delle liste di attesa, il prolungamento dei tempi di ricovero, la minor disponibilità di posti letto, l’aumento dei tempi e dei costi economici e sociali per lo Stato e i cittadini». 

Le associazioni di cittadini e consumatori

Diverse associazioni di cittadini e pazienti sono pronte a unire le forze con medici e sanitari per evitare che l’annunciato decreto sulle prestazioni “inutili” si traduca in realtà. «Contro la prospettiva di un medico trasformato in funzionario è necessario confrontarsi per azioni comuni - commenta Tonino Aceti, portavoce del Tribunale dei Diritti del Malato - Cittadinanzattiva -. Si vuol trasformare il medico da professionista che agisce in scienza e coscienza a funzionario amministrativo che esegue comandi dall’alto per fare cassa». Un decreto simile, secondo Aceti, «incentiverà la medicina astensiva, il contrario di quella difensiva ma non meno dannosa, che spinge il medico a non prescrivere. Questo proprio nel momento in cui i dati ci dicono che aumenta la popolazione che non riesce ad accedere alle prestazioni per motivi economici e liste d’attesa. Definire cosa è appropriato attiene al medico, e non può esser fatto a priori, prescindendo dal malato specifico». I medici ''sbagliano: i tagli agli sprechi partono proprio dall'eliminazione degli esami inutili'', afferma il Codacons, sottolineando come quello annunciato dalla categoria contro il decreto del Ministero della salute sulle prestazioni eccessive sia ''uno sciopero del tutto inappropriato che mira a tutelare più gli interessi della categoria che quelli della collettività''. "Sosteniamo questa battaglia del Ministro della salute Lorenzin, perché la sanità rappresenta il settore dove si concentrano gli sprechi più costosi a danno della collettività, e perché la lotta agli sprechi deve necessariamente passare per tagli alle prestazioni inutili che costano in Italia la bellezza di 13 miliardi di euro all'anno - spiega il presidente Carlo Rienzi -. Non si tratta certo di una caccia alle streghe nei confronti dei medici, che appaiono totalmente tutelati e possono ricorrere anche a forme particolari di assicurazione. Il problema, semmai, è garantire un livello di assistenza sanitaria adeguata ai pazienti, evitando distorsioni a danno degli utenti".

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