Fimmg: ecco perché diciamo no al decreto. Anaao e Cgil: poco tempo

Redazione DottNet | 28/09/2015 15:25

Per la Fimmg, Anaao e Cgil i tempi sono troppo stretti per una valutazione seria del provvedimento. Dottnet ha intervistato Milillo e Troise in esclusiva. Gli Mmg scenderanno in piazza con i pazienti. Sindacati uniti contro il provvedimento. ,

"Appare impossibile nei tempi concessi dare un contributo scientifico" al decreto taglia-esami. E questo anche "vista la documentazione fornita assolutamente carente rispetto ai contenuti di ricerca, pubblicazioni scientifiche, dati di contesto che dimostrino quanto reso assioma dal parere del Consiglio Superiore di Sanità".

 

Con queste parole la Federazione dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), (clicca qui per la video intervista a Milillo) ha formalizzato  una risposta ufficiale indirizzata al Ministero della Salute, precisando che "si ritiene non accettabile il modello di decreto ministeriale proposto e ci si riserva di agire per contrastarne la determinazione e la sua approvazione con tutti gli strumenti in nostro possesso, coinvolgendo anche i nostri pazienti in una azione di sostegno alle nostre motivazioni".

 

Una bocciatura netta, in cui sindacato maggiormente rappresentativo della medicina generale italiana, guidato da Giacomo Milillo, definisce "inaccettabile" la scelta di "condizionare per forza di legge il diritto/dovere del medico di libertà di cura nei confronti del proprio paziente". Inoltre, sottolinea il documento, la metodologia di lavoro proposta per le valutazioni di erogabilità e di appropriatezza non tiene conto del fatto che "il processo diagnostico è caratterizzato da una valutazione complessa da parte del medico", ovvero non schematizzabile in una griglia secca.

 

Ma ecco le motivazioni della Fimmg in dettaglio

 

1. Appare impossibile nei tempi concessi dare un contributo professionale/scientifico alla evoluzione/rivalutazione del DM, vista la documentazione fornita assolutamente carente rispetto ai contenuti di ricerca, pubblicazioni scientifiche, dati di contesto che dimostrino e siano a sostegno di quanto reso assioma dal parere del Consiglio Superiore di Sanità;

 

2. Non appare accettabile sul piano professionale ed assistenziale la scelta di condizionare per forza di legge il diritto/dovere del medico di libertà di cura nei confronti del proprio paziente, come risulta dalla connessione di tale proposta con quanto previsto dal comma 5 dell’articolo 9-quater del decreto legge n. 78 del 19 giugno 2015, che disciplina già l’eventuale procedimento sanzionatorio nei confronti del medico, specificando quali provvedimenti dovranno essere adottati in caso di comportamento prescrittivo non conforme alle condizioni e alle indicazioni di cui al decreto ministeriale;
 
3.
Non va sottovalutato che i “cosiddetti contenuti di appropriatezza” sono riferibili ad un sistema di attenzione alla tutela della salute che dovrebbe prevedere una contestuale e non postuma decisa azione sui temi della prevenzione e della educazione a stili di vita, che sono alla base di ogni possibile intervento di razionalizzazione di un sistema che così sarebbe capace di produrre salute come soluzione ad eccessi di sanità e non, come appare, razionandone l’offerta sanitaria;
 
4.
La metodologia di lavoro proposta costruzione delle valutazioni di erogabilità e di appropriatezza non tiene in nessun conto del processo elaborativo diagnostico che è caratterizzato da una valutazione complessa da parte del medico, che si riconduce ad un ragionamento di tipo probabilistico, che molte volte, per una opportuna diagnosi differenziale, richiede una diagnostica di esclusione che, pertanto, può risultare, rispetto al sospetto diagnostico specifico, negativa o inutile, come qualcuno preferisce definirla, ma positiva e utile rispetto al ragionamento che il medico fa per arrivare ad una diagnosi di certezza;
 
5.
Sul piano specifico della categoria della Medicina di Famiglia appare non tollerabile un messaggio di valutazione di appropriatezza troppo spesso sottoposto ad approvazione specialistica, oltretutto senza chiarimenti rispetto alle caratteristiche contrattuali di appartenenza dello specialista ovvero di struttura pubblica o anche soggetto privato, come se, nonostante la piena conoscenza della persona assistita del medico di famiglia, la mancanza di integrazione dei dati riferiti alla storia clinica del paziente tra medicina di famiglia e specialistica, quest’ultima dovesse avere per definizione di legge ed in maniera autoreferenziale maggiore capacità di appropriatezza prescrittiva, nonostante un contatto con l’assistito che sicuramente è meno continuativo e molte volte svolto da più specialisti diversi; situazioni queste ultime che sono alla base della crescita di una medicina difensiva, con aumento delle prestazioni. Si sceglie, invece, di perdere l’assett fiduciario della medicina di famiglia, che può essere l’unica soluzione all’empowerment del cittadino su un uso appropriato delle risorse.

 

Le motivazioni dell'Anaao e della Cgil

 

I sindacati dei medici, chiamati dal Ministero della Salute ad esprimersi in merito al decreto sull'appropriatezza prescrittiva, ormai noto come taglia-esami, non hanno presentato osservazioni al testo, pronto ora ad arrivare sul tavolo della Conferenza delle Regioni. "Una scelta dettata da motivi politici - spiega il segretario nazionale dei medici ospedalieri Anaao Costantino Troise (clicca qui per la video intervista a Troise) - perché non siamo d'accordo a monte con il principio ispiratore del decreto, ovvero che i medici possano venir multati per le prescrizioni e che i cittadini siano costretti a pagare di tasca loro prestazioni fino ad oggi a carico del Servizio sanitario nazionale". C'è poi, prosegue Troise con una nota critica, anche "un motivo tecnico", ovvero "l'impossibilità di poter entrare nel merito, qualora pure si avesse avuta intenzione, visto il gran numero di esami da analizzare in soli due giorni". Stesso parere arriva dalla Fp-Cgil medici. "Quello che dovevamo dire in merito a un decreto che riteniamo sbagliato - sottolinea il segretario Massimo Cozza - lo abbiamo già detto. Non entriamo nel merito con osservazioni specifiche, perché parte da un'impostazione politicamente del tutto sbagliata, ovvero punitiva tanto per i medici che per i pazienti".

La video intervista a Milillo

La video intervista a Troise

 

Fonte: fimmg, anaao, cgil, ansa