Influenza, vaccinare i bambini li preserva da tosse e raffreddori

Pediatria | Redazione DottNet | 28/09/2015 13:41

Esperta,'vaccinarli abbatte 20% assenze scuola e 25% antibiotici'

Febbroni, nasi chiusi, tosse e gole arrossate, arriva l'autunno e con l'apertura di scuole ed asili, i primi a risentire del cambio di stagione sono in bimbi più piccoli che, nel corso dell'inverno, vanno incontro in media a 5 o 6 infezioni respiratorie causate da virus o batteri. Ma vaccinandoli con un semplice antinfluenzale "si ridurrebbero del 30% le infezioni alle vie respiratorie e di circa il 20% le assenze scolastiche". Il contagio da virus influenzale, infatti, sottolinea Susanna Esposito, esperta di infettivologia pediatrica, contrariamente a quanto si crede, "lungi dal rafforzare le difese, debilita il fisico e lo rende più suscettibile ad altre infezioni, in particolar modo a quelle batteriche che colpiscono l'apparato respiratorio e che hanno come bersaglio più frequente i più piccoli".

L'influenza in età pediatrica in assenza di patologie croniche è in genere meno grave di quello che si osserva nell'anziano ma si tratta comunque di una malattia associata a costi socio-economici molto rilevanti. Far vaccinare gratuitamente tutti i più piccoli, come avviene per gli over 65, le donne incinte o i pazienti anche pediatrici con malattie croniche, rappresenterebbe un problema per la sostenibilità economica e organizzativa del sistema sanitario. Per questo non vi è un'offerta attiva e gratuita in Italia dal Ministero della salute, ma all'estero sta prendendo piede la scuola di pensiero che tende ad incentivare questo tipo di profilassi. "Negli Usa - spiega la professoressa Esposito, che è Professore di Pediatria del Policlinico dell'Università di Milano e presidente della Società Mondiale di Malattie Infettive e Disordini Immunologici (WAidid) - i vaccini antinfluenzali sono già raccomandati dal 2002 a tutta la popolazione, anche sana, a partire dall'età di sei mesi. In Finlandia è stata introdotta la vaccinazione antinfluenzale universale per bimbi dai 6 mesi ai 3 anni perché a rischio di malattia grave, in Gran Bretagna, da 2 a 14 anni perché a maggior rischio di contagio a scuola e di diffusione della malattia in famiglia". I bimbi più piccoli sono, infatti, quelli più soggetti ad ammalarsi, con un'incidenza che è circa del doppio rispetto agli adulti. E sono spesso loro a fungere da 'vettori' del virus in famiglia. "Vaccinandoli, i contagi tra genitori e fratelli si ridurrebbero del 40%", secondo l'esperta. Ma a ridursi del 25%, sarebbe anche l'uso di antibiotici "cui troppo spesso si fa ricorso in modo ingiustificato nel momento in cui il bimbo ha la febbre alta".

In caso di febbri, influenzali o meno, comunque i pediatri raccomandano di non forzare i bimbi a mangiare, mentre è bene incoraggiarli a bere per evitare la disidratazione. Preferire cibi leggeri, perché durante un'influenza diarrea e vomito sono frequenti. Per il resto valgono le tre L "letto, lana, latte", ovvero riposo totale, caldo e liquidi. Infine, conclude Esposito,"non bisogna sottovalutare la giusta convalescenza, che non è un optional ma una forma di prevenzione: se troppo corta, infatti, sarà seguita da ricadute"

 

 

fonte: ansa

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