La fibrillazione atriale non valvolare: i dati italiani

Cardiologia | Medical Information Dottnet | 12/10/2015 09:27

Lo studio ha valutato l’impatto prognostico della fibrillazione atriale non valvolare in termini di prevalenza, comorbilità e terapia.

La fibrillazione atriale non valvolare (NVAF) è la forma più comune di aritmia ed è associata ad un aumento della mortalità, degli eventi tromboembolici ed emorragici. Diversi studi internazionali hanno valutato il suo impatto prognostico, ma attualmente mancano ancora i dati italiani.

L’obiettivo dello studio è stato definire la prevalenza, la comorbilità, il trattamento e il risultato in una popolazione di pazienti ambulatoriali con NVAF.

Dal 2009 al 2013, 21282 pazienti del Centro Cardiovascolare di Trieste sono stati inclusi nello studio. E’ stata definita NVAF in caso di assenza di malattia valvolare da moderata a grave, di interventi valvolari e di cardiopatia reumatica. Gli eventi valutati durante il follow-up sono stati mortalità, ricoveri, episodi di tromboembolia ed emorragia. I dati clinici e gli eventi sono stati raccolti dalle cartelle cliniche elettroniche dei pazienti regionali e dalle schede di dimissione ospedaliera.

La mortalità totale, l’ictus tromboembolico e le emorragie maggiori sono stati gli endpoint principali di questo studio. L’ictus, sia ischemico che emorragico, è stato definito come un improvviso deficit neurologico focale persistente per più di 24h, secondario ad una causa cardiovascolare.

Per la valutazione del rischio tromboembolico ed emorragico è stato utilizzato il punteggio CHA2DS2-VASc, per stabilire il rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale, e il punteggio HAS-BLED, per determinare il rischio emorragico, così come indicato nelle linee guida europee.

I dati ottenuti hanno evidenziato che 3379 pazienti (15.8%) hanno manifestato NVAF (35.6% parossistica, 34.5% persistente e 29.9% permanente); rispetto alla popolazione generale questi pazienti erano più anziani, prevalentemente di sesso maschile, affetti da ipertensione, diabete e con una storia clinica di ictus/attacco ischemico transitorio e insufficienza cardiaca. La terapia anticoagulante orale è stata prescritta nel 54% dei casi, soprattutto nelle forme persistenti o permanenti, nei pazienti con punteggio CHA2DS2-VASc più alto e giovane età. Il tasso di mortalità per tutte le cause, l’ospedalizzazione per problemi cardiovascolari e gli eventi tromboembolici emorragici durante il follow-up sono risultati più numerosi nei pazienti con NVAF rispetto alla popolazione generale. L'uso della terapia anticoagulante orale ha ridotto l'incidenza di eventi tromboembolici. Il punteggio del CHA2DS2-VASc è emerso come predittivo di eventi tromboembolici nei pazienti con fibrillazione atriale parossistica (rischio più elevato del 35%), persistente (rischio più elevato del 40%) e permanente (rischio più elevato del 34% rispetto ai pazienti senza fibrillazione atriale).

In pazienti ambulatoriali la NVAF è risultata associata all'età avanzata, a comorbidità e aumento degli eventi cardiovascolari. I punteggi CHA2DS2-Vasc e HAS-BLED sono in grado di predire con precisione il rischio di eventi tromboembolici ed emorragici. Gli anticoagulanti orali hanno ridotto gli eventi tromboembolici, ma il loro uso è stato limitato solo alla metà dei pazienti.

Riferimenti bibliografici:

Mazzone C, Carriere C, Grande E, Iorio AM, Barbati G, Zecchin M, Serdoz LV, Cioffi G, Tarantini L, Sinagra G, Scardi S, Di Lenarda A. Nonvalvular atrial fibrillation: data from the Observatory of Cardiovascular Diseases in the province of Trieste (Italy). G Ital Cardiol (Rome). 2015 Jun;16(6):361-72.

 

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