La fascia C resta in farmacia: la Camera boccia tutti gli emendamenti

Redazione DottNet | 06/10/2015 21:19

Niente da fare per la fascia C fuori dalle farmacie: vittoria per Federfarma, commenti negativi da Parafarmacie e Bersani

L'aula della Camera ha bocciato tutte le proposte di liberalizzazione dei farmaci utili per curare patologie di lieve entità e vendibili solo dietro ricetta medica, ma non non concessi dal servizio sanitario nazionale e quindi a carico del cittadino. I farmaci di Fascia C. Una decisione che "riconosce il valore sociale e sanitario della farmacia" per Federfarma, ma che "va in direzione contraria rispetto a quanto abbiamo fatto in passato", secondo l'autore delle 'lenzuolate di liberalizzazioni' ed ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Promette battaglia Scelta Civica, con Adriana Galgano che aveva già annunciato la possibile astensione del suo gruppo sul voto finale di domani al provvedimento e con Andrea Mazziotti che la conferma.

 

Altro provvedimento riguarda le farmacie dei piccoli comuni (con meno di 6.600 abitanti) che risultano ormai in sovrannumero rispetto alla popolazione potranno chiedere il trasferimento in un altro comune della stessa regione. Lo prevede un emendamento al ddl concorrenza appena approvato dall'aula della Camera, in cui si legge che per perfezionare il trasferimento della farmacia bisognerà pagare una tassa governativa una tantum pari a 5000 euro. Approvato l'intero articolo 32 sulla maggior concorrenza nella distribuzione dei farmaci.

 

"Sulla vendita dei farmaci il ddl concorrenza va in direzione contraria rispetto a quanto abbiamo fatto in passato". Così Pier Luigi Bersani critica su Facebook la norma in corso di votazione alla Camera. "Non è certo un bel segnale per i giovani farmacisti, che restano gli unici professionisti a non poter esercitare la professione in regime privatistico. Lo può fare un dentista, un avvocato: ma un farmacista no. E non si capisce perché: ha la laurea, ha superato l'esame di stato. Ma per esercitare la professione o diventa titolare di farmacia, oppure dipendente", aggiunge.

 

Federfarma esprime apprezzamento per l'esito dell'esame dell'articolo 32 del DDL concorrenza da parte dell'Aula della Camera, che ha respinto con ampia maggioranza tutti gli emendamenti finalizzati a consentire la vendita dei farmaci di fascia C con obbligo di ricetta in esercizi diversi dalla farmacia. ''La Camera - sottolinea Federfarma in una nota - ha riconosciuto il valore sociale e sanitario della farmacia e la necessità di far prevalere la tutela della salute dei cittadini, salvaguardandone la capillarità e proseguendo il percorso verso un più organico inserimento della farmacia nel sistema sanitario nazionale. L'Italia quindi rimane allineata agli altri Paesi europei, in nessuno dei quali il farmaco con ricetta è venduto fuori farmacia''. Positivo anche il fatto, secondo Fedefarma, che ''sia stato approvato, con parere favorevole del Governo, un emendamento che rende concretamente applicabile la norma che consente alle farmacie soprannumerarie dei piccoli centri, una volta che siano conclusi i concorsi straordinari per l'apertura di nuove farmacie, di trasferirsi in ambito regionale''.

 

"Restiamo sconcertati da come questo governo ed il Pd siano schiacciati sulle posizioni della lobby dei farmacisti titolari. Sostenere l'ingresso nella proprietà delle farmacie di chi non è farmacista - e non è incardinato in nessun codice deontologico - significa umiliare e negare la professione alla maggioranza dei farmacisti laureati. Una bruttissima pagina per il Pd e per tutti i laureati di questo paese". Lo ha detto in una nota Davide Gullotta, Presidente Federazione nazionale Parafarmacie italiane.

 

"Con il nostro voto agli emendamenti al DDL concorrenza abbiamo voluto ribadire il principio del mantenimento delle farmacie all'interno del Servizio Sanitario Nazionale e la programmazione delle loro sedi da parte dei Comuni. Rifiutiamo la logica di costruire un mercato parallelo fatto di meri negozi. Le critiche sono dunque infondate anche perché non è il decreto concorrenza il luogo e la sede per modificare in profondità il regime delle farmacie, questione che deve invece essere governata dal ministero dalle Salute e dalla Conferenza Stato-Regioni". Così la capogruppo del Pd in commissione Affari sociali della Camera, Donata Lenzi.