Ferrara (Sigg): geriatra e mmg insieme per il paziente anziano

Redazione DottNet | 09/10/2015 13:28

Il presidente della SIGG, Nicola Ferrara, ordinario di medicina interna e geriatria all’Università Federico II di Napoli, in questa intervista spiega il rapporto col medico di famiglia e che cosa riserverà il futuro ai baby boomers

Nicola Ferrara, è ordinario di medicina interna e geriatria all’Università Federico II di Napoli e presidente della Società di Gerontologia e Geriatria. Il geriatra è diventato uno specialista di grande attualità con l'innalzamento dell'età media e il conseguenziale incremento di alcune patologie.

 

Diventa ormai indispensabile per il medico di base avere un rapporto più stretto con il titolare di competenze specifiche, come appunto è il geriatra.

 

Noi riteniamo che la medicina di base sia fondamentale per la cura degli anziani. E' il medico che conosce bene la storia del paziente e che è in grado di analizzare nel dettaglio le necessità di chi è più avanti negli anni. A sua volta la professionalità del geriatra non è detto che sia indispensabile per tutti gli over 65, indistintamente, ma solo per quei pazienti più a rischio sia per disabilità che per la fragilità sociale.

 

Quindi non c'è contraddizione o conflitto tra le due specializzazioni?

 

Assolutamente no. Il medico di famiglia può chiedere l'ausilio del geriatra nella valutazione multidimensionale del singolo paziente, un'analisi che deve tener conto dell'aspetto fisico, umorale, cognitivo e anche sociale. Faccio un esempio: il cardiopatico ultra ottantacinquenne con altri problemi (polipatologia n.d.dr.) necessita dell'apporto del geriatra che è appunto in grado di esaminare il paziente nei vari domini, non solo in quello relativo alla malattia.

 

Il Paese invecchia sempre di più: la generazione attuale, quella del baby boomer per intenderci, che cosa deve aspettarsi quando arriverà nella terza età?

 

La vita media, dopo il 1850, è aumentata tantissimo: un anno ogni 5, un record, tanto che oggi si arriva a superare facilmente gli 80 anni per gli uomini e 85 per le donne. Il '900 ha visto grandi progressi nelle cure, nei farmaci, nella qualità della vita anche tra le mura domestiche e negli ambienti di lavoro. E l'aspettativa di vita crescerà ancora, non ho dubbi. Così come crescerà anche l’aspettativa di vita esente da malattie. Tuttavia vorrei aggiungere un particolare, questa volta di carattere sociale.

 

Dica pure

 

La nuova generazione, quella dei 20/30 enni dovrà farsi carico dei soggetti più anziani, un po' come facciamo noi adesso con i nostri genitori ormai ultra ottantenni. Ebbene, credo che il vero problema sarà quello. Quanti avranno la possibilità economica per poterlo fare? Non dimentichiamo che un domani le pensioni non saranno a livello di quelle attuali (oggi accade che i pensionati mantengano i figli n.d.r.) e quindi sarà davvero più difficile poter assistere un genitore. E poi, quanti dei nostri figli saranno all'estero per lavoro dove nel frattempo si sono formati una famiglia lasciando i genitori ad invecchiare nelle città d'origine? Sono interrogativi ai quali è difficile dare una risposta ma che presentano grandi incognite e non tutte piacevoli. Probabilmente va riscritto in qualche modo il patto generazionale

 

Oggi si parla di iper prescrizioni. Nel mirino ci sono gli anziani, ovvero i più bisognosi di farmaci, ma anche di indagini.

 

Io sono favorevole ad una maggiore appropriatezza prescrittiva, ma sono decisamente contrario al metodo poliziesco che perseguita il medico che chiede un'indagine. Un aspetto particolare è quello della malpractice, che ha raggiunto nel nostro Paese livelli allarmanti. Questo è un Paese dove ormai si è innescato un circolo vizioso, soprattutto mediatico, che trova sponda tra vari interessi (avvocati, assicurazioni, etc). Solo il ripristino del rapporto di fiducia tra medico e paziente potrà in futuro preservarci dall’uso eccessivo della cosiddetta medicina difensiva. Per la malpractice opererei come negli Stati Uniti: depenalizzare la colpa lieve chiedendo l'eventuale rimborso del danno solo in sede civile.

 

E in mezzo c'è sempre il paziente

 

Già, ed è lui che ci rimette. Quando l'avvocato dell'ammalato parla della malattia con l'avvocato del medico possiamo davvero dire che è la fine della medicina.

 

Silvio Campione

 

 

 

 

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