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Italia quinta per consumo di antibiotici

Farmaci Redazione DottNet | 12/10/2015 14:37

Esperti, preoccupa aumento ceppi batteri resistenti

Nel consumo di antibiotici l'Italia è al quinto posto in Europa e tra i paesi a più elevato tasso di microrganismi resistenti. Secondo i dati dello European Centre for Disease Prevention and Control, assumiamo il 50% in più di antibiotici rispetto alla Gran Bretagna, quasi il doppio rispetto alla Germania e due volte e mezzo rispetto all'Olanda.

E' quanto sottolinea la Sifact, Societa' italiana di farmacia clinica e terapia, che nel proprio convegno in corso a Roma discute di strategie contro i batteri resistenti agli antibiotici, puntando soprattutto su un impegno multidisciplinare.

2px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: 17.16px; orphans: auto; text-align: left; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 1; word-spacing: 0px; -webkit-text-stroke-width: 0px; display: inline !important; float: none; background-color: rgb(255, 255, 255);">I ceppi multi-resistenti sono responsabili di circa 23mila decessi l'anno negli Usa e 25mila in Europa. Per i farmacisti clinici, "l'uso troppo disinvolto e spesso indiscriminato di antibiotici è solo uno dei fattori che contribuisce a sostenere l'antibiotico-resistenza. Se i progressi delle tecniche chirurgiche, l'uso esteso di medical devices, nuove molecole hanno reso curabili molte malattie, hanno anche ampliato popolazioni di pazienti fragili, determinando un incrementato utilizzo di molecole antimicrobiche". Tale concatenazione, spiega la Sifact, è rilevante soprattutto in ambito ospedaliero: su 9 milioni e mezzo di ricoveri l'anno, in Italia si contano tra le 500 e le 700mila infezioni con 5-7mila vittime.

"Contro i super batteri l'armamentario farmacologico si sta riducendo troppo rapidamente. La velocità di selezione di ceppi multi-resistenti è purtroppo più veloce di quella con cui la ricerca porta allo sviluppo di molecole innovative. Poiché il rischio di ritrovarci in un'era post-antibiotica è reale, e' fondamentale condividere interventi a diversi livelli. La strategia non può essere solo sviluppare e impiegare armi più potenti ma prevenire la circolazione di patogeni e ridurre il rischio di selezione correlato ad eccessivo utilizzo di antibiotici", spiega Pierluigi Viale, dell'Universita' di Bologna.

 

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fonte: sifact

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