Spending review e medici fiscali

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 13/10/2015 17:53

L’INPS, infatti, richiamando l’applicazione della Legge spending review, dapprima ha sospeso e poi ridotto il numero delle visite fiscali d’ufficio di oltre il 90%.

L’INPS ha sempre sostenuto che il taglio delle visite fiscali è stata una conseguenza della spending review, ma il Governo Monti nel momento in cui l’ha imposta, per il tramite del Ministro Balduzzi, ha ritenuto che le visite fiscali non dovessero essere comprese in tali tagli.

Il Governo, dal suo canto, ha inteso tutelare i medici fiscali inseriti in liste bloccate e in servizio prima del 31 dicembre 2007, emanando il cosiddetto decreto "bloccaliste", salvaguardando l’anzianità di servizio e il posto di lavoro, con una retribuzione assolutamente adeguata.

Ma anche il CIV dell’INPS, con determinazione n° 5810 del 31 luglio 2013, auspicava un “incremento dell’efficacia dell’azione di vigilanza ispettiva” con “accessi ispettivi sul territorio più incisivi e qualitativamente più significativi, un ampliamento dell’attività di vigilanza estesa anche alle pubbliche Amministrazioni”.

A conferma che la spending review non avrebbe coinvolto la medicina fiscale INPS, questa associazione, per il tramite del suo Presidente, con PEC del 5 settembre 2014 scriveva al Commissario Dott. Cottarelli “per segnalarLe quella che ci appare una situazione anomala riguardo l’applicazione dei criteri della spending review, a partire dal primo maggio 2013, nei confronti della medicina fiscale e di 1391 medici che la esercitano.

L’INPS, infatti, richiamando l’applicazione della Legge spending review, dapprima ha sospeso e poi ridotto il numero delle visite fiscali d’ufficio di oltre il 90%.

Gli accertamenti per malattia, come Lei ben sa, sono inquadrati fra le misure a cui la pubblica amministrazione può ricorrere per contrastare e prevenire l'assenteismo.

È verosimile che l’adozione della sospensione delle visite mediche di controllo d’ufficio abbia comportato un importante aumento delle assenze per malattia, soprattutto in relazione alle prognosi, e, quindi, una spesa ben superiore rispetto a quanto l'Istituto investe in un anno per le visite mediche di controllo d'ufficio.

La Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, con il documento del 27 maggio 2014, ha concluso una indagine conoscitiva sull'organizzazione dell'attività dei medici che svolgono gli accertamenti sanitari per verificare lo stato di salute del dipendente assente per malattia, ribadendo quanto sopra, dopo aver acquisito dati ed informazioni sulle modalità di organizzazione dell'attività di medicina fiscale da parte dell'INPS e da parte delle ASL. Ne sono scaturiti importanti elementi informativi in merito alla relazione tra i costi e i benefici della spesa dell'Inps per il pagamento dei medici fiscali e di quella dovuta agli oneri per prestazioni di malattia.

In particolare i lavori della commissione miravano ad individuare iniziative concrete per ridurre il danno all’Erario, oltre alla salvaguardia della professionalità dei numerosi medici fiscali dell'Inps che, per le modalità di svolgimento della professione, rischiano di non avere in prospettiva alcuna possibilità di reinserimento lavorativo.

Si resta a disposizione per fornire ogni chiarimento sull’anomalia della decisione, ma si è certi che Lei saprà valutare correttamente i risvolti negativi per le Casse dello Stato e che il pretesto della spending review non regge, non potendosi applicare proprio in questo settore, che, al contrario, risulta fondamentale per arginare il fenomeno dell’assenteismo e, di conseguenza, il contenimento della spesa pubblica”.

Fonte: ANMEFI

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