Di Iorio (Credifarma): con i capitali nessuna conseguenza devastante

Farmacia | Redazione DottNet | 18/10/2015 15:36

Società di capitali in farmacia. Molti hanno storto il naso davanti a quest'opportunità. Ne abbiamo discusso col presidente di Credifarma Michele Di Iorio

La novità più rilevante per le farmacie è l'ingresso di società di capitale che potranno entrare nel mercato e diventare titolari di farmacie private, fino ad oggi escluse dal novero degli aventi diritto.

 

Attualmente la titolarità delle farmacie è infatti riservata solo a persone fisiche, a società di persone e a società cooperative a responsabilità limitata. Con la proposta Guidi le farmacie potranno essere invece anche di proprietà delle società di capitali e i soci non dovranno più essere obbligatoriamente farmacisti.
 

Viene inoltre eliminato il limite delle 4 farmacie per società proprio per facilitare le economie di scala e facilitare l’ingresso nel settore delle grandi società di capitali come gestori di catene di farmacie. Eliminato anche l’obbligo che prevede che a dirigere la farmacia sia un farmacista socio. Tuttavia tra gli ultimi emendamenti approvati c'è l'incompatibilità per i soci delle società di capitali che potranno acquistare e gestire farmacie ma non potranno avere al loro interno persone che svolgano qualsiasi altra attività nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l'esercizio della professione medica.
 

Un’altra novità è che anche le nuove società di capitali dovranno tenere costantemente informata la Fofi e l’Ordine dei farmacisti provinciale, la Regione e la Asl di competenza sul proprio statuto e sulle successive variazioni comprese eventuali variazioni alla compagine societaria.

 

E di ingresso di capitali se n'è parlato alla seconda Convention congiunta di Federfarma Servizi e Federfarma.Co, in programma giovedì e venerdì scorsi a Chia. Con una conclusione: forse l’ingresso del capitale nella titolarità non è quel cataclisma che molti temono ma piuttosto un catalizzatore di processi virtuosi per le farmacie.

 

Ne abbiamo discusso con Michele Di Iorio, presidente di Credifarma

 

 

Dottor Di Iorio, l'ingresso delle società di capitale non è stato visto da tutti i farmacisti di buon occhio.

 

E' una normativa già presente da tempo in tutta Europa e non credo possa avere conseguenze devastanti per il servizio farmaceutico. Personalmente è una questione che mi lascia del tutto indifferente. In molte farmacia il capitale, in modo surrettizio, già c'è, anche se probabilmente non tutti se ne sono accorti. D'altra parte quando le leggi sono troppo rigide diventa poi più facile aggirarle.

 

Capitale in farmacia sì, ma con quali conseguenze?

 

Secondo me è bene che il capitale entri in farmacia, l'importante è garantire l'attività dell'esercizio. I due pilastri che governano il servizio farmaceutico non vanno toccati: deve, cioè, continuare ad esistere la distanza tra due farmacie e il ruolo del laureato per la direzione della struttura Una direzione che, tuttavia, può essere anche subalterna all'investitore oppure identificata con la proprietà, ma si tratta solo di un aspetto dell'evoluzione del sistema.

 

Qualcuno sostiene che il via libera ai capitali in farmacia è stata una mossa per bilanciare l'esclusiva della fascia C.

 

La fascia C in farmacia non ha nessuna relazione col provvedimento. In tutta Europa i farmaci di fascia C con ricetta vengono venduti in farmacia e in nessun paese europeo esiste il fenomeno della parafarmacie di bersaniana invenzione, un'autentica alterazione del sistema. La norma approvata dalla Camera sancisce che sono solo le farmacie le fonti della garanzia del servizio farmaceutico.

 

Intanto i parafarmacisti protestano. Eppure anche loro sono farmacisti a tutti gli effetti.

 

I parafarmacisti sono stati truffati da una norma creata da Bersani. Hanno commesso l'errore di credere all'ex ministro dell'Industria e non a Federfarma. I problemi dei farmacisti, e quindi dei giovani laureati, sono determinati soprattutto dall'inerzia delle regioni ad aprire nuove sedi. Per fare un esempio, il concorso in Campania rischia di restare al palo per via di inerzie, normative, ricorsi che rendono impossibile il perfezionamento. Le graduatorie, pur essendo già pubblicate, non garantiscono l'apertura delle nuove farmacie. Va meglio nelle altre regioni: in Toscana in tempi brevi apriranno le prime, nuove sedi.

 

 

Silvio Campione

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