Giovani a rischio pensione: sarà un terzo del reddito

Redazione DottNet | 25/10/2015 19:14

Le penalizzazioni maggiori saranno per le casse di previdenza che applicano il sistema contributivo

Per i giovani professionisti è forte il rischio di avere una pensione molto bassa anche con quaranta anni di lavoro: con il sistema di calcolo contributivo -spiega Giuseppe Guttadauro autore del libro ''La pensione dei liberi professionisti. Quale futuro?''- l'aliquota tra il 10% e il 14% prevista per le casse privatizzate darà luogo a trattamenti previdenziali di circa un terzo del reddito da lavoro pur uscendo dall'attività oltre l'età di vecchiaia prevista per i dipendenti (66 anni e 3 mesi per gli uomini, dal 2016 66,7).

 

La situazione dovrebbe invece essere meno pesante per avvocati e veterinari dato che per loro è in vigore ancora il sistema reddituale. In pratica - spiega Guttadauro - un professionista con un reddito medio annuo di 40.000 euro e un contributo previdenziale soggettivo del 12% andrà in pensione a 68 anni, dopo 40 anni di lavoro e un montante contributivo inferiore a 200.000 euro con un importo annuo di pensione inferiore a 12.000 euro (meno di 1.000 al mese compresa la tredicesima) e un tasso di sostituzione del reddito di circa il 30%. Il calcolo è fatto con un'ipotesi di invarianza dei prezzi e di potere d'acquisto inalterato (inflazione zero). E il dato potrebbe ancora peggiorare nei prossimi anni dato che i coefficienti di trasformazione vengono aggiornati alla speranza di vita (già l'anno prossimo è previsto un ritocco).

 

Inoltre la legge di Stabilità 2015 ha previsto un aumento della tassazione sui rendimenti del montante dal 20% al 26% che secondo Guttadauro porterà in un periodo di 30 anni di versamenti una riduzione dell'importo pensionistico intorno al 10%. Nel complesso i professionisti iscritti alle casse privatizzate sono 1,5 milioni e le aliquote contributive versate alle casse vanno dal 10% dell'Enpap (l'ente di previdenza degli psicologi) al 14,5% dell'Inarcassa (ingegneri e architetti), passando per il 12,5% dell'Enpam (medici) e il 14% della cassa forense (avvocati). La differenza tra le pensioni erogate sulla base del calcolo contributivo e quelle liquidate con il più vantaggioso calcolo reddituale per i professionisti è evidente. Con 40 anni di versamenti con un'aliquota del 14% e un reddito di 40.000 euro annui l'importo lordo di pensione sarebbe di circa 28.000 euro con un tasso di sostituzione sul reddito da lavoro del 70%. Con l'introduzione del calcolo contributivo in pro rata (per tutti a esclusione di avvocati e veterinari) deciso tra il 2004 e il 2013, i liberi professionisti sono la categoria di lavoratori più penalizzata a causa della bassa aliquota contributiva. A fronte di un'aliquota variabile tra il 10% e il 14,50%, infatti, per i dipendenti l'aliquota è del 33%, per gli autonomi del 24%, per la gestione separata del 27%-30%.

 

fonte: ansa