Turni massacranti, 5mila ricorsi allo Stato

Redazione DottNet | 26/10/2015 13:38

Sulla vicenda interviene anche Zaia: dovremo rispettare la norma ma non potremo fare nuove assunzioni

Sono già oltre 5mila i medici pronti a fare ricorso per il mancato rispetto della direttiva europea 2003/88 sugli orari di lavoro.

Proprio mentre si avvicina l’entrata in vigore – prevista per il 25 novembre – della Legge 161 attraverso cui l’Italia si adegua alle disposizioni dell’Ue, Consulcesi mobilita sul tema il suo ufficio legale.

 

Sul caso si registra un forte interesse di istituzioni e sindacati, che hanno affrontato il problema anche in occasione degli Stati Generali della Sanità convocati dalla FNOMceO, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici. L’intenzione è quella di sottoporre la questione al Governo visto che appare ormai chiaro che, con gli organici attualmente a disposizione, le Regioni, principali interlocutori sull’organizzazione delle strutture sanitarie, non riusciranno a far rispettare orari e riposi di legge.

 

Consulcesi sta affiancando migliaia di medici nella richiesta allo Stato – e non alla propria azienda – il rimborso per le ore lavorate in più. Si tratta di una cifra che può arrivare fino ad 80mila euro esentasse per ogni medico ed è dovuta perché non viene rispettato il limite delle 48 ore settimanali di lavoro con un riposo di almeno 11 ore tra un turno e l’altro. Un problema che riguarda oltre 100mila medici che operano nel comparto pubblico. Secondo le prime stime, se almeno la metà facesse ricorso, per le casse pubbliche il rischio sarebbe di un esborso di oltre 3 miliardi.

 

«Medici ed infermieri sono stati considerati lavoratori di serie b – commenta il presidente di Consulcesi Group, Massimo Tortorella – ed i loro diritti non erano uguali a quelli di tutti gli altri lavoratori (la direttiva Ue per effetto delle Finanziarie 2007 e 2008 era stata applicata a tutti i lavoratori, fuorché quelli del comparto sanitario, ndr). Ci auguriamo che questa Legge faccia finalmente giustizia, fermo restando che le ore lavorate in più in questi anni devono essere comunque pagate. Abbiamo qualche perplessità che dal 25 novembre possa realmente cambiare qualcosa. Il problema dei turni massacranti, come ci confermano i tanti medici che ci hanno contattato, è dovuto sostanzialmente al blocco del turnover e alla mancata stabilizzazione dei precari. Proprio in quest’ultimo caso c’è un decreto legge che non riesce a trovare attuazione per la mancanza di risorse.

 

 

Ma sulla questione orari si schierano anche i sindacati vicentini e il governatore del Veneto Zaia, anche se da un'altra ottica: "L'allarme che viene dai sindacati vicentini è fondato: l'impossibilità di assumere i medici e gli infermieri che servono a coprire i turni e a rispettare le nuove norme europee che entreranno in vigore il 25 novembre sui tempi di riposo è uno degli effetti più gravi dei tagli alla sanità inferti dalla legge di stabilità. E' un vero e proprio taglio ai servizi, che stresserà il personale oltre i limiti del leciti e accenderà tensioni sul piano sindacale", afferma Presidente del Veneto Luca Zaia, alla luce di un allarme lanciato dai sindacati sulla carenza di personale negli ospedali e in relazione ai tagli previsti dalla legge finanziaria.

 

"In queste ore - dice Zaia - stiamo facendo uno sforzo immane per reperire, fuori dalle cure e dal personale, il necessario per far fronte ai 250 milioni di tagli che si vogliono appioppare al Veneto nel 2016, ma è un'impresa titanica. La vergogna di non aver applicato i costi standard nel suddividere i sacrifici, ha infatti creato una situazione per cui, mentre agli spreconi si lascerà sprecare, si costringono i virtuosi a raschiare il fondo di una barile di appropriatezza della spesa già raschiato negli anni". "Di questo barile raschieremo anche il legno e non metteremo né addizionali Irpef (unici in Italia a non averlo ancora fatto) né ticket regionali oltre a quelli già imposti dallo Stato - aggiunge Zaia - ma attualmente sono ad alto rischio il Piano di assunzioni per centinaia di unità che avevamo definito con un investimento non inferiore a 50-60 milioni l'anno; le Medicine di Gruppo (le ultime 15 autorizzate poche settimane fa); gli ospedali di comunità; i nuovi Lea; i farmaci oncologici ad alto costo; i farmaci per l'epatite C e gli altri innovativi".

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