Sul campo di battaglia in dietologia

Nutrizione | Paola Conforto | 13/01/2016 15:23

I criteri di eseguibilità di una dieta, presuppongono anche una collaborazione attiva da parte dei familiari e degli amici.

Da circa un mese, ho iniziato un percorso dietologico, con una giovane paziente di 24 anni, grande obesa, con una storia personale difficile. La giovane è originaria dei Paesi dell'Est e da quando è stata adottata ha avuto una serie di problemi di inserimento nella società, di cui non mi viene chiarita esattamente la natura al primo colloquio, ma che mi riservo di capire in seguito, se ne avrò la possibilità.

Quello che mi confida è che era già grande quando insieme ai fratelli più piccoli, è stata adottata da una famiglia benestante e tranquilla della mia città. Ma negli ultimi anni, dopo il diploma, da quando studia in un ateneo, ha pochi risultati, si sente depressa ed ha preso tanto peso corporeo.

È una storia come tante, quando si inizia a conoscere un paziente, i problemi si vorrebbero dire tutti e subito, ma spesso non si dice quello che veramente non va, sperando di evitare di affrontare il problema che ci fa più paura e ci sconvolge.

Magari migliorando le “altre” problematiche si spera di guarire da tutto il resto.

Purtroppo è al contrario, se non si affronta il problema principale da subito, questo è come se venisse ricoperto da una serie di scudi, che lo rendono più impenetrabile e difficile da sconfiggere.

Così con pazienza e dedizione la ascolto e le preparo un percorso alimentare personalizzato non difficile coinvolgendola nelle preparazioni, la incoraggio a iniziare a piccoli passaggi un percorso anche di tipo sociale e di mobilizzazione delle articolazioni più sofferenti, facendo degli esempi semplici.

Sembra entusiasta di tutto il programma e così iniziamo. Al primo controllo, dopo una settimana, è seria ma contenta, soprattutto quando vede che ha raggiunto l'obiettivo prefissato: perdere peso corporeo. Procediamo per quattro settimane con ottimi risultati, la paziente ha perso l'8% del peso corporeo.

Si avvicina il giorno della nostra visita di controllo, in cui eseguo un esame impedenzometrico corporeo, una valutazione dei parametri fisici generali e una rielaborazione della dieta già in corso per compensare eventuali variazioni stagionali degli alimenti o richieste legate alle tradizioni della propria famiglia.

Questo aspetto coinvolge molto il paziente a visualizzare il problema cibo, non come fame nervosa, ma come degustazione di pietanze altamente appetibili: senza particolari restrizioni, ma con piccole accortezze provo a ridurre le calorie senza perdere il gusto.

La paziente all'ultimo incontro era molto “carica” ed uscì con un sorriso, timido ma vero e con l'impegno di rivederci per la prima visita di controllo generale. Ma a quell'appuntamento si presenta la madre!!

Visto che ormai non mi meraviglio più di nulla, perché il “mondo è bello perché è vario”, la accolgo con tranquillità e attendo spiegazioni.

Ed ecco un fiume di parole scoordinate sul perché c'è lei con me e non la figlia. Il riassunto è drammatico e triste: la figlia tiene molto ad uscire dal problema dell'obesità e si è molto impegnata con ottimi risultati questo mese, ma...il loro rapporto è alterato da diverso tempo, la madre non riesce a farsi ascoltare dalla figlia, che quindi è in punizione a casa.

Mi spiego meglio: l'unica cosa con cui punirla, perché è coinvolta e attenta, è la nostra visita di controllo e non l'ha mandata perché non ha obbedito a una richiesta futile, direi, rispetto ai rischi sulla salute comportati da una obesità grave.

Il motivo di questa lite è stato un lavoro domestico banale, ma faticoso per un soggetto obeso. Qui io mi fermo, le spiego che non è più di mia competenza.

Spero che i rapporti familiari non siano così gravi e che sia stato un episodio isolato per la giovane paziente, a cui ho raccomandato di risolvere i problemi familiari senza coinvolgermi a nessun livello, se non per fare il medico.

Purtroppo quando il paziente obeso non è collaborato nel suo percorso dietologico dai propri familiari quasi sempre fallisce.

“Contenuto a carattere medico o sanitario proveniente da una esperienza personale dell’utente”

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