Dal Corriere della Sera: Alzheimer, blu di metilene per proteggere la memoria

Redazione DottNet | 28/12/2008 11:22

farmaci medicina parkinson psichiatria

Prevenire l'Alzheimer non è facile. Prima regola: tenere il cervello sempre in allenamento. L'età però gioca brutti scherzi e l'allungarsi della vita media aumenta i casi. Una soluzione è rallentare il peggioramento.

Uno dei sintomi è il declino della memoria e i farmaci che rallentano questa situazione sono tra i più gettonati. Anche perché il morbo è una delle emergenze socio-sanitarie planetarie. Ventisette milioni i malati in tutto il mondo, soprattutto in quei Paesi dove gli ultra-ottantenni sono in continuo aumento, come l'Italia dove i malati toccano il milione: 905.713, secondo l'ultimo rapporto europeo sulla demenza.
Età compresa tra i 30 e i 99 anni. Previsti 47 milioni di malati nel 2020, 90 milioni nel 2040. E ogni anno un malato di Alzheimer costa alla famiglia e alla collettività 60.900 euro. Il 32,7 per cento dei malati è assistito da badanti straniere.
La maggioranza (86%) viene curata in casa. Di fronte a tali numeri, miliardi di euro sono investiti nella ricerca della cura o comunque di soluzioni che rallentino la malattia. La sorpresa, negli Stati Uniti, è stata quella di scoprire l'efficacia di un vecchio colorante e farmaco: il blu di metilene. Usato in laboratorio per colorare cellule e tessuti, in medicina per curare afte e cistiti (conseguenza la pipì blu), in cucina per creare piatti colorati... e, in chiave terroristica. Come, qualche anno fa, i pompelmi iniettati di blu per boicottare i prodotti di Israele. Per caso, ricercatori scozzesi (e questo è stato subito recepito negli Stati Uniti) hanno visto che il blu di metilene, assunto per bocca, rallenta il declino della memoria nei malati di Alzheimer. Uno studio di fase III sui pazienti è attualmente in corso nell'università di Aberdeen in Scozia. Lo conduce Claude Wischik. Dopo 24 mesi di cura (60 milligrammi tre volte al giorno) pazienti affetti da Alzheimer moderato hanno avuto un rallentamento del declino della memoria maggiore rispetto ai pazienti che assumevano un farmaco approvato per lo stesso tipo di effetto. «In più — spiega Wischik — il blu di metilene sembra opporsi all'accumulo delle placche amiloidi». Placche che sono la causa dell'«intossicazione» del cervello. Gli americani stanno studiando dosi più basse (10-15 milligrammi tre volte al giorno) perché il blu verrebbe assorbito meglio. Stessa strada quella intrapresa per l'altra grande malattia neurodegenerativa: il Parkinson. «Adagio» è lo studio che ha dimostrato che la progressione del morbo è rallentabile se si prende precocemente un certo farmaco. A parte il tremito incontrollabile, c'è la progressiva perdita di lucidità e memoria (nel 30-40 per cento dei colpiti dopo 10-12 anni di malattia). «I risultati di Adagio indicano che i pazienti trattati precocemente con un milligrammo di rasagilina al giorno— spiega Fabrizio Stocchi, direttore del Centro per il morbo di Parkinson del San Raffaele di Roma — hanno una gravità di sintomi minore dei pazienti che hanno iniziato il trattamento 9 mesi più tardi».
Lo studio ha riguardato 1.176 pazienti, metà dei quali all'inizio trattati con placebo (sostanza priva di efficacia). Dopo 9 mesi, visti i risultati, tutti hanno preso il farmaco (scelta etica). Una buona notizia per quel 3 per mille della popolazione generale e per quell'uno per cento degli over 65 che vengono colpiti ogni anno dal morbo. Attualmente, sono circa 300 mila i parkinsoniani italiani. E per uno su quattro la scoperta del male avviene prima dei 50 anni.