Fascia C in farmacia: botta e risposta Conad-Federfarma

Farmacia | Redazione DottNet | 27/10/2015 18:23

Conad lancia una petizione per portare la fascia C in parafarmacia. Ma federfarma contesta le tesi della Gdo

Liberalizziamoci è una piattaforma creata da Conad ma aperta a tutti, che ha lo scopo di raccogliere le firme per la petizione per la liberalizzazione dei farmaci di fascia C con ricetta e di sensibilizzare i consumatori sugli effetti delle dinamiche concorrenziali sulla spesa delle famiglie. Perché sono più cari dei farmaci da banco Attualmente i farmaci di fascia C con ricetta sono in vendita esclusivamente nelle farmacie tradizionali, a prezzi medi di gran lunga superiori a quelli dei farmaci da banco (11,8 euro cad in media, cioè 3,7 euro cad in più rispetto ai medicinali senza obbligo di ricetta, già liberalizzati  – fonte: Assosalute, 2015). Se questi farmaci non mutuabili fossero venduti anche nelle parafarmacie – dove è già d’obbligo la presenza di un farmacista – si determinerebbe “un incremento delle dinamiche concorrenziali nella fase distributiva, con indubbi benefici per i consumatori”, come sottolineato dall’Antitrust. È quanto è già accaduto con i farmaci da banco, il cui prezzo è diminuito considerevolmente dopo le prime timide liberalizzazioni. Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti ha calcolato che con la liberalizzazione dei farmaci di fascia C si abbasserebbero i prezzi, si creerebbero 5.000 nuovi posti di lavoro, 3.000/3.500 nuove aziende e investimenti per 700 milioni. A costo zero per lo Stato e per il Sistema Sanitario Nazionale.

Tutta roba già sentita e, soprattutto, già smentita ribattono stizziti da Federfarma attraverso Filodiretto I prezzi, per esempio: Conad spara percentuali di sconto come petardi, ma non avverte che questi dati fanno riferimento a una ristrettissima selezione di farmaci da banco, ossia quelle pochissime referenze (circa 300) che tratta nelle sue parafarmacie. In realtà in questa classe di medicinali si contano in totale più di 2.200 prodotti, ma a Conad e ai suoi 97 corner Otc (un po’ pochi, nonostante l’insegna disponga di più di tremila punti vendita) interessano soltanto i prodotti al “top” delle vendite; alle farmacie, che invece sono 18mila e arrivano fin sotto la casa di tutte le famiglie, preme invece assicurare la disponibilità del maggior numero di referenze possibile, perché l’obiettivo non è quello di fare prezzi “civetta” su qualche prodotto, ma garantire un servizio della massima rilevanza sociale.

Ecco allora svelato il gioco di Conad: se l’osservazione di sposta dalle 300 referenze trattate dall’insegna gdo alle 2.200 che compongono nel complesso la categoria, i numeri dicono che la liberalizzazione non ha portato agli italiani alcun risparmio. Lo ha già dimostrato qualche mese fa l’Aifa andando a prendere i dati – incontrovertibili – dell’Osmed, l’Osservatorio medicinali dell’Agenzia: nel 2008, 18 mesi dopo la lenzuolata di Bersani, la spesa per Sop e Otc ha toccato i 2 miliardi di euro per un totale di 311 milioni di confezioni consumate; tre anni più tardi, nel 2011, la spesa è cresciuta a 2,1 miliardi e le confezioni consumate sono calate a 300 milioni. Insomma, le famiglie non hanno risparmiato ma hanno addirittura speso qualcosa in più. Il trend prosegue anche negli anni successivi, ma le riclassificazioni varate dall’Agenzia del farmaco nel 2012 (circa 220 specialità passate dalla fascia C ai senza ricetta) rendono più problematico il confronto.

Alla fine, dunque, i dati di Conad dimostrano soltanto qual è l’uso che la gdo farebbe dei farmaci di fascia C con ricetta: delle 3.800 referenze che compongono la categoria, finirebbe nei corner del gruppo soltanto qualche centinaio di prodotti, il minimo sufficiente a “strillare” l’offerta e abbagliare la clientela, ma non a garantire tutti i bisogni terapeutici degli italiani. Ed eccola allora la differenza, che distingue la farmacia dalla grande distribuzione: la prima, infatti, non pratica prezzi civetta per attirare clientela, ma assicura l’accesso al farmaco – tutti i farmaci – quando la persona malata ne ha bisogno, giorno e notte (quando gli iper sono chiusi). Ed ecco allora perché la farmacia è presente su tutto il territorio nazionale in 18mila presidi, regolamentati per legge in modo da coprire l’intero Paese. La gdo, invece, tratta soltanto i prodotti che portano più fatturato ed è disponibile esclusivamente in quei pochi centri commerciali (meno di un centinaio su un totale di tremila nel caso di Conad, come detto) dove “trattare” commercialmente il farmaco ha un ritorno sugli acquisti di alimentari, casalinghi o elettronica.

Se, come ammette la stessa Conad, a poco meno di dieci anni dal decreto Bersani il 90% dei consumi di Sop-Otc rimane in farmacia, è perché il cittadino continua a scegliere “liberamente” la farmacia, presidio insostituibile del Ssn.

 

Fonte: conad. Mnlf, federfarma

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