Dagli antenati arrivano le espressioni di gioia e dolore

Redazione DottNet | 29/12/2008 18:45

psichiatria ricerca

Proprio quando daremmo qualunque cosa per nasconderle, loro si disegnano sul viso tradendo la nostra intimità emotiva: frutto di piccoli e spesso impercettibilmente precisi movimenti muscolari, le espressioni del viso, specchio dell'anima, sono un 'linguaggio' universale che pare venire da lontano, eredità dei nostri antenati, nato per assolvere a funzioni pratiche al di là di quella della comunicazione.

Uno studio unico nel suo genere pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology svela infatti che il linguaggio del viso è radicato nella nostra stessa natura e quindi non è figlio di un processo di apprendimento; come a dire che nasciamo già capaci di esprimere emozioni attraverso la mimica del volto. Realizzato presso la San Francisco State University da David Matsumoto, lo studio si è basato sul confronto di oltre 4800 foto di visi di atleti delle Olimpiadi del 2004 e delle Paraolimpiadi, sportivi non vedenti dalla nascita e atleti dalla vista sana. Pur non avendo mai potuto vedere le espressioni sui visi altrui, i non vedenti manifestano le proprie emozioni esattamente con gli stessi movimenti del viso dei vedenti, movimenti innati, quindi, infatti i non vedenti in nessun caso possono averli appresi osservando gli altri. Il volto corrucciato che svela delusione, le sopracciglia aggrottate in segno di rabbia o biasimo, gli occhi strabuzzati dalla sorpresa: sono tantissime le espressioni del viso, basti pensare che è stata classificata più di una decina di sorrisi diversi, dal sorriso sociale in cui si muovono solo i muscoli della bocca, al sorriso 'genuino' o di Duchenne (dal fisiologo che ha studiato i muscoli coinvolti nell'accendere quel sorriso) che fiorisce sul volto con movimenti dei muscoli oculari che strizzano gli occhi e di quelli degli zigomi che si sollevano. E non sono cosa da poco se addirittura qualcuno si è preso la briga di tradurre le diverse espressioni del viso in centinaia di emoticon, le faccine che oggi usiamo nella comunicazione virtuale per supplire all'assenza di contatto reale con la persona con cui parliamo via chat, email, sms. Ma da dove vengono? Le impariamo guardando gli altri in età infantile o nasciamo con un corredo di 'emoticon naturali'? La risposta emersa da questo studio e' che nasciamo capaci di far parlare il volto con un linguaggio universale innato fatto di 'emoticon'. Infatti gli psicologi hanno confrontato i sorrisi di atleti non vedenti dalla nascita con quelli di atleti vedenti immortalati in fotografie al momento della cerimonia di premiazione. Sia che stessero soffrendo per un oro mancato, sia che stessero gioendo per la medaglia conquistata, a parità di espressione i movimenti muscolari del volto degli atleti erano praticamente identici. E i non vedenti dalla nascita certo non possono averli appresi guardando gli altri. E' solo di pochi mesi fa la scoperta che la mimica del volto impaurito risponde all'esigenza fisiologica di allertare i sensi per sfuggire al pericolo: scienziati canadesi hanno dimostrato che al dipingersi del terrore sul volto, affiniamo le nostre capacità percettive, aguzziamo la vista, aumenta il ritmo del respiro preparandoci di fatto a eventuali reazioni come la fuga. Invece quando esprimiamo disgusto il viso si atteggia in maniera tale che le nostre capacità percettive si riducono. Si comprende dunque il perchè della natura innata delle espressioni del volto: è possibile che ciascuna di esse sia nata con una funzione pratica ben precisa, quindi non semplicemente per manifestare e comunicare il proprio stato d'animo agli altri, ma anche per assolvere a qualche compito utile. A questo scopo abbiamo ereditato la capacità di tali manifestazioni emotive dai nostri antenati.