Malattie cardiovascolari, sì ai farmaci no agli integratori

Redazione DottNet | 02/11/2015 18:52

Raccomandazione degli specialisti sull'utilizzo degli Omega-3

L'efficacia degli Omega-3 nella prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari oggi non è più in discussione, ma solo quella che si riferisce ai farmaci e non agli integratori. E' questo uno dei messaggi scaturito dal congresso della Società Italiana di Farmacologia (SIF).

"Non a caso - afferma, Roberto Volpe, lipidologo e ricercatore del CNR di Roma - sia le Linee guida internazionali che la nota 94 e la nota 13 dell'Agenzia Italiana del Farmaco ne regolano l'impiego in indicazioni specifiche, ovvero dopo un evento cardiovascolare e, rispettivamente, nell'ipertrigliceridemia familiare e in quella cosiddetta 'combinata' in cui l'aumento dei trigliceridi si associa a quello del colesterolo".

Ma lo stesso Volpe aggiunge che "esiste un'esigenza più ampia di prevenzione, da affiancare alla corretta alimentazione e al giusto stile di vita, che può trovare nell'impiego dei farmaci Omega-3 una valida risposta: è la prevenzione della demenza vascolare e dell'Alzheimer e ciò perché gli Omega-3 hanno dimostrato di avere un'attività protettiva nei confronti dei neuroni contrastando in tal modo il decadimento cerebrale".

Al contrario dei farmaci, dice Alessandro Mugelli, Docente di Farmacologia, Direttore del Dipartimento Neurofarba (Università di Firenze), "gli integratori alimentari, nei pochi studi disponibili, non hanno dimostrato alcuna significativa attività di riduzione del rischio cardiovascolare".  Per cui, "possono essere visti al massimo come una alternativa o meglio come una 'integrazione' di una dieta carente di Omega-3, funzionale al mantenimento di uno stato di salute". Se invece si parla di prevenzione secondaria, cioè del trattamento di soggetti che hanno già avuto un evento cardiovascolare, "è necessario intervenire con trattamenti di documentata efficacia e per questo bisogna ricorrere ai farmaci, che si sono dimostrati efficaci".

A chiarimento ulteriore di questo concetto, gli specialisti osservano che gli integratori hanno una concentrazione di acidi grassi polinsaturi inferiore a quella dei farmaci, dove essa è pari o superiore all'85%.

 

fonte: ansa

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