Rossi (Omceo Milano): intervenga il Governo sugli ex specializzandi

Redazione DottNet | 04/11/2015 20:39

Assegni esentasse alla delegazione di medici in rappresentanza degli oltre 400 colleghi lombardi risarciti per non aver ricevuto la borsa di studio adeguata durante la scuola di specializzazione in Medicina

Capitale morale? Sicuramente capitale dei rimborsi per gli ex specializzandi. Consulcesi ha consegnato, oggi a Milano, oltre 15 milioni di euro a più di 400 camici bianchi che hanno vinto il ricorso contro lo Stato per il mancato pagamento delle borse di studio durante la scuola post laurea in Medicina. L’Italia si è infatti adeguata solo dal 2007 alle direttive europee che imponevano agli Stati membri di pagare la borsa di studio ai medici durante la scuola post laurea. Così, chi ha frequentato e dunque lavorato nel periodo compreso tra il 1978 ad al 1993 lo ha fatto completamente gratis mentre tra il 1994 ed il 2006 si è visto corrispondere solo una parte dell’importo dovuto.

 

«Si tratta di un importante riconoscimento di un diritto negato – spiega il segretario generale della Cisl Medici Milano, Danilo Mazzacane, presente al tavolo dei relatori –. I camici bianchi devono lavorare in serenità e sono tante le problematiche che si assommano sulla categoria e che stanno movimentando le proteste di queste settimane che porteranno allo sciopero del 16 dicembre. Oggi una di queste problematiche, quella per il mancato riconoscimento dell’adeguato compenso per gli anni di specializzazione, è stata superata per 400 medici lombardi grazie a Consulcesi, un alleato dei medici e di noi sindacati in grado di offrire un ombrello di servizi e tutele ancora più ampie. Ma ci sono ancora molti medici da tutelare e molte criticità da affrontare».

 

Nel corso della giornata odierna decine di medici delle diverse province della Lombardia hanno ricevuto assegni esentasse di rimborso con cifre in media di 40mila euro. «Sono molto felice per i colleghi – afferma il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, Roberto Carlo Rossi in un messaggio inviato per l’evento –, conosco bene quanto abbiano sofferto e dovuto stringere i denti durante la scuola di specializzazione quando vedevano negato un loro diritto. Come sappiamo, ormai bene, il rapporto dare-avere tra Stato e cittadini è fortemente sbilanciato, ma in questo caso ci sono sentenze che parlano chiaro ed una giurisprudenza ormai consolidata. Proprio per questo diventa sempre più necessario un intervento normativo».

 

I Tribunali di tutta Italia, infatti, continuano ad emettere sentenze che condannano la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare gli ex specializzandi. Il premier Matteo Renzi, di recente, rispondendo ad un Question Time alla Camera, ha ammesso che al momento i rimborsi ai medici rappresentano la prima voce di spesa di Palazzo Chigi. Effettivamente solo Consulcesi ha visto riconoscere, ad oggi, oltre 402 milioni di euro in favore dei camici bianchi che tutela. Il rischio stimato per le casse pubbliche supera ormai abbondantemente i 4 miliardi.

«Oltre alle sentenze – spiega l’avvocato Sara Saurini, responsabile dell’Ufficio Legale di Consulcesi – anche la liquidazione delle somme dovute è sempre più veloce. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ci contatta non appena arriva la notifica della sentenza per risparmiare su interessi e more. È senza dubbio arrivato il momento che il legislatore si riappropri della materia per troppi anni lasciata in mano ai giudici e colmi il vulnus aperto».

 

Proprio Consulcesi ha sollecitato la presentazione di tre Ddl, attualmente in Parlamento, che propongono una soluzione transattiva. L’accordo, valido solo che per chi avrà precedentemente presentato ricorso – sostenuto in maniera bipartisan e chiesto a gran voce dai medici – consentirebbe allo Stato di risparmiare almeno 2 miliardi, ponendo così fine all’attuale emorragia incontrollabile per le casse pubbliche.

«Continua il nostro “Giro d’Italia” dei rimborsi - afferma Andrea Tortorella, Amministratore Delegato di Consulcesi - e mese dopo mese i medici specialisti di tutte le città d’Italia vedono riconosciuti i loro diritti. Ce ne sono però ancora tanti altri che aspettano i rimborsi ed altrettanti che possono ottenerli attraverso i ricorsi. Per questo il 20 novembre parte la nuova azione collettiva con numerosi OMCeO, Enti, Associazioni, Sindacati e Società Scientifiche che hanno convenzionato tutti i loro iscritti. Insieme faremo valere i diritti di migliaia di camici bianchi. Resta alta – aggiunge Andrea Tortorella – la nostra attenzione anche sul fronte della mancata applicazione della direttiva europea 2003/88 relativa alle ore di lavoro in più. Dal 2008 i camici bianchi italiani sono gli unici professionisti a non vedersi riconosciuto il diritto ad orari di lavoro e riposo consoni alle loro esigenze. Ed inoltre siamo pronti anche ad una nuova battaglia contro le irregolarità bancarie: saremo i primi a difendere i medici su questo tema.

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