Irap Mmg: altra sentenza che esclude il pagamento. Molte le incognite

Professione | Redazione DottNet | 09/11/2015 18:06

Ancora una sentenza che esclude l'Irap del medico di famiglia. Tuttavia dopo le sentenze contrastanti, di fatto non è possibile stabilire univocamente se il medico di famiglia che si avvale di una segretaria possiede "autonoma organizzazione"

Non è soggetto a Irap il medico in convenzione con il Servizio sanitario nazionale che usa la normale dotazione strumentale e organizzativa prevista dalla convenzione con l'Asl, anche in considerazione del fatto che l'ammontare dei compensi dipende dal numero dei pazienti assistiti e non dai mezzi a disposizione del professionista. Questa la motivazione alla base della decisione della Commissione tributaria regionale del Veneto (777/29/2015) che si allinea dunque alla giurisprudenza prevalente della Cassazione.

 

L'autonomia organizzativa oggetto di giudizio era quella di un medico di famiglia che solo marginalmente svolgeva l'attività di odontoiatra, senza avvalersi di dipendenti, situazione che ha facilitato la decisione dei giudici. Infatti, qualora sia presente una segretaria addetta alla 'gestione' degli appuntamenti o una infermiera, l'esito del contenzioso è molto meno scontato.

 

L'assoggettamento a Irap dell'attività svolta nell'ambito della medicina di gruppo è stata sottoposta al possibile vaglio delle Sezioni unite dall'ordinanza 6330/2015, data la peculiarità di questa modalità organizzativa (sempre più frequente), che consente a più professionisti «di sviluppare e migliorare le potenzialità assistenziali di ciascuno di essi». A ogni modo, la disponibilità dello studio non dovrebbe costituire elemento rilevante (circolare 28/E/2010), anche nel caso in cui si ricevano i pazienti in due locali distanti tra loro (Cassazione 2967/2014).

 

Ma restano ancora molte le incognite. L’Irap dei medici di base resta ancora appesa al verdetto delle sezioni unite della Cassazione. A seguito del contrasto giurisprudenziale registrato degli ultimi anni, non è possibile stabilire univocamente se il medico di famiglia che si avvale di una segretaria possiede quella "autonoma organizzazione" che costituisce il presupposto del tributo. A ribadirlo è stato il sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta, rispondendo presso la commissione finanze della camera a un’interrogazione presentata da Sebastiano Barbanti (Alternativa libera).

 
Il contenzioso va avanti ormai da molti anni. Con la circolare n. 28/E del 2010 l’Agenzia delle entrate ha affermato che la disponibilità di uno studio attrezzato non può essere considerata indice di autonoma organizzazione, poiché le attrezzature detenute (in base ai parametri della convenzione con il Ssn) «rientrano nel minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività». Tuttavia, secondo il fisco, il presupposto impositivo si configura ogni volta che il medico dispone di elementi ulteriori rispetto allo standard convenzionale, «tra cui si ritiene vadano ragionevolmente ricompresi anche terzi collaboratori», ricorda Baretta. Dello stesso avviso è stata la Cassazione, almeno fino all’anno 2012 (si vedano le sentenze nn. 12108/2009 e 8556/2011, che hanno affermato la legittimità del tributo anche in presenza di una segretaria part-time). Successivamente, però, la suprema corte ha cambiato registro, già con le pronunce nn. 22020 e 22022 del 2013. Orientamento poi ribadito nella sentenza n. 958/2014.

 
«L’assenza di un indirizzo giurisprudenziale univoco è stata rilevata dalle stesse sezioni tributarie della Cassazione», prosegue il sottosegretario, «che nel mese di marzo 2015, preso atto dei contrastanti orientamenti venutisi a creare, hanno interessato il primo presidente per l’eventuale rimessione alle sezioni unite».

 

 

fonte: italiaOggi, sole24ore

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