Boom di dermatiti da lavoro: particolarmente esposti i medici

Redazione DottNet | 09/11/2015 14:09

Dermatologi, poche denunce per paura di perdere impiego

C'è l'istruttore di nuoto allergico al cloruro d'alluminio nelle piscine e il falegname ipersensibile a sostanze nella segatura, l'addetto del fast food che non può toccare il piccante chili senza che la pelle si arrossi e l'idraulico che non tollera composti presenti nelle gomme dei tubi, ma c'è anche il tabaccaio che soffre di dermatite causata dai 'gratta e vinci'. Sono solo alcuni fra i circa 600 casi denunciati ogni anno come dermatiti professionali, ma la realtà è ben più seria: con 172 nuovi allergeni scoperti negli ultimi 8 anni, di cui ben 119 correlati a dermatiti in ambiente di lavoro, si stima che i lavoratori colpiti da una patologia dermatologica correlata al proprio impiego siano molti di più. A puntare i riflettori su un fenomeno ancora poco noto, gli esperti riuniti a Caserta per il congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia Allergologica Professionale e Ambientale (SIDAPA), che avvertono: ''Le mancate denunce derivano in buona parte dalla crisi economica, poichè la paura di perdere il lavoro spinge molti a tacere i disturbi''. Ogni anno, spiega il dermatologo Nicola Balato, presidente del Congresso, ''sono poco meno di 20 i nuovi allergeni individuati dagli studi scientifici, e il 40% sono sostanze comuni in ambiente lavorativo. Un terzo appartiene alla lista degli ingredienti usati in ambito cosmetico, che mettono a rischio estetiste, parrucchieri, addetti dei centri benessere''.

La probabilità di dermatiti professionali, affermano gli esperti, è alta anche in medici, infermieri e badanti che devono somministrare farmaci ai pazienti: le polveri che si depositano sulla cute toccando le pillole o spezzandole possono provocare irritazioni e sono numerosi gli operatori sanitari ipersensibili per contatto a medicinali molto diffusi come le benzodiazepine, gli ACE-inibitori, i beta-bloccanti. Ma c'è di più: oggi, nuove professioni ritenute in passato meno esposte alle reazioni allergiche si sono invece dimostrate a rischio. Alcuni nuovi allergeni infatti, precisa Balato, ''sono contenuti in erbicidi usati dai giardinieri o nelle gomme utilizzate dagli idraulici, mentre fanno capolino nuove allergie che riguardano gli addetti alla ristorazione, e chili o camomilla hanno già provocato casi di dermatite da contatto in addetti dei fast food e baristi''.

Riguarda infine i tabaccai ma anche gli incalliti amanti del gratta e vinci la dermatite da contatto indotta dal nickel contenuto nei rivestimenti del tagliando della fortuna.  Le dermatiti occupazionali, dunque, si rivelano un problema in crescita: negli Stati Uniti si stima riguardino 15 milioni di persone, con una spesa di circa un miliardo di dollari l'anno.  In Italia, invece, l'attenzione è ancora scarsa e le omesse denunce, sottolineano i dermatologi, ''sono la maggioranza, perché i pazienti pensano di poter convivere con il problema e perché c'è il timore diffuso di perdere il lavoro a seguito della segnalazione''. Ma invertire la rotta e conoscere le situazioni a rischio, conclude Alberico Motolese, direttore dell'unità di Dermatologia all'Azienda Ospedaliera Macchi di Varese, ''è molto importante per individuare metodi preventivi adeguati nelle diverse situazioni: i pazienti non dovrebbero temere ripercussioni lavorative e in caso di sintomi di dermatite dovrebbero rivolgersi allo specialista per una corretta diagnosi''.

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