Staminali: test sull'uomo nel 2018. Si parte col Parkinson

Redazione DottNet | 10/11/2015 19:04

Si proseguirà successivamente con altre malattie neurologiche

Si uniscono le forze per fare delle cellule staminali la base per future cure contro le malattie neurodegenerative e il 2018 è l'anno fissato per i primi test sull'uomo basati su tecniche omogenee. E' il programma che si sono dati, a Roma, i 28 ricercatori di 16 istituti di sei Paesi fra Europa e Stati Uniti. Si sono incontrati in Senato, nel convegno organizzato da Elena Cattaneo. All'insegna della collaborazione si stanno muovendo anche i tre consorzi di ricerca europei, come Neurostemcellrepair, guidato dalla stessa Cattaneo, e StemPd, insieme a G-Force, che coordina le ricerche in corso fra Europa, Usa e Giappone. Il banco di prova dei test sull'uomo del 2018 sarà il morbo di Parkinson, sul quale la sperimentazione con le staminali è cominciata nel 1987 e pubblicata per la prima volta nel 1990.

 

''Sarà un'apripista e se i risultati saranno positivi ci saranno le basi per andare avanti su molte altre malattie neurologiche, come corea di Huntington, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica (Sla)'', ha rilevato Cattaneo, senatrice e direttrice del Laboratorio cellule staminali dell'università di Milano. Prima del convegno i ricercatori si sono confrontati a porte chiuse per gettare le basi della nuova strada verso la terapia. ''Ci siamo incontrati per scoprire le carte prima del tempo e prima di ogni pubblicazione per dare un grande messaggio di collaborazione in vista del futuro della ricerca'', ha detto ancora Cattaneo. ''Ci troviamo - ha aggiunto - a tirare le fila di una storia cominciata 25 anni fa, quando in Svezia cellule prelevate da feti abortiti sono state trapiantate nel cervello di persone con il morbo di Parkinson''.

 

Da allora hanno ricevuto questo trapianto 200 pazienti, cinque dei quali hanno avuto ottimi risultati. E' stato un inizio pionieristico, ma che ha dimostrato una possibilità, come ha spiegato l'autore di quei primi trapianti, Anders Bjorklund, dell'università di Lund. A questa esperienza si aggiunge ''il lavoro fatto dal 2005 ad oggi per 'istruire' le staminali per farle diventare neuroni'', ha proseguito Cattaneo. Dopo i tradizionali cocktail di fattori di crescita e nutrienti si sono aperte nuove strade, come quella che passa per la terapia genica: consiste nel trasferire all'interno delle cellule della pelle i tre geni che formano la ''centralina di comando nei neuroni'', ha spiegato Vania Broccoli, dell'Istituto Scientifico San Raffaele e dell'Istituto per le Neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). I geni vengono trasferiti nelle cellule utilizzando come navetta un virus reso inoffensivo e nell'arco di 48 ore trasformano le cellule in neuroni.

 

Se in Italia il caso Stamina sembra ormai concluso, le cronache da tutto il mondo sono piene di ospedali e laboratori che iniettano terapie a base di 'presunte staminali' in pazienti spesso molto piccoli abusando della loro disperazione, acuita dalle speranze suscitate dalla scienza 'ufficiale' ma deluse da anni di attesa. L'allarme è lanciato da un editoriale della rivista Bmc Medical Ethics, secondo cui in molti casi gli stessi pazienti che dieci anni fa raccoglievano fondi per la ricerca ora affrontano questo 'turismo delle cellule' costoso e spesso pericoloso per la salute. Diversi sono gli esempi citati nell'articolo, firmato da Kirstin Matthews della Rice university e Ana Iltis che dirige il Wake Forest's Center for Bioethics, Health and Society, secondo cui queste terapie nel 40% dei casi sono somministrate a minorenni.

 

Un ragazzo israeliano con un raro problema genetico al cervello ha sviluppato diversi tumori dopo un'iniezione di staminali fetali in Russia, una ragazza trattata in Costa Rica per sclerosi multipla ha avuto una encefalomielite "catastrofica". Il fenomeno riguarda anche paesi più regolamentati come la Germania, dove pochi anni fa una clinica che sfruttava una 'falla' nelle leggi tedesche è stata chiusa dopo la morte di un bambino di 18 mesi a cui era stata praticata un'iniezione di staminali nel cervello per curare una malattia genetica. Alle conseguenze sulla salute si aggiungono i costi, con trattamenti che possono arrivare a costare alcune centinaia di migliaia di dollari.

 

"Questi interventi non hanno dimostrazioni di sicurezza ed efficacia - notano le autrici -, i pazienti potrebbero perdere tempo e denaro tralasciando altre opportunità di terapia. Queste pratiche non contribuiscono inoltre al progresso scientifico perchè i dati di queste procedure non sono messi a disposizione per conoscere poi gli esiti. In più non c'è nessuna assicurazione che i pazienti stiano effettivamente ricevendo gli interventi promessi, non si conosce il dosaggio e non c'è assistenza per eventuali problemi che dovessero emergere dopo la procedura". Per interrompere questo 'turismo delle staminali', conclude l'articolo, le istituzioni devono collaborare di più con le associazioni di pazienti. "Delle lezioni importanti - sottolineano - possono venire da quello che hanno fatto in termini di accesso alle terapie le associazioni di pazienti con Aids o tumore al seno".

 

 

Fonte: ansa