Errore medico, prima la conciliazione. Ma le Asl potranno rivalersi

Professione | Redazione DottNet | 10/11/2015 21:10

Lo prevede un articolo aggiuntivo presentato come emendamento del relatore Federico Gelli (Pd). Lorenzin è a caccia di fondi per il rinnovo del contratto. La risposta dei sindacati all'incontro per l'orario di lavoro.

Chi vorrà cercare di ottenere un risarcimento per danno dovuto a un atto medico o sanitario sarà tenuto, preliminarmente, a tentare la via della conciliazione. Lo prevede un articolo aggiuntivo presentato come emendamento del relatore Federico Gelli (Pd) al testo unificato sulla responsabilità professionale del personale sanitario e approvato ieri dalla Commissione Affari sociali della Camera. Sempre secondo l'articolo, il 7 bis "la partecipazione al procedimento di accertamento tecnico preventivo è obbligatoria per tutte le parti, comprese le compagnie assicuratrici".

 

Prosegue nel dettaglio l'esame della legge che mira a disciplinare il contenzioso medico-paziente con l'obiettivo, in prospettiva, di ridurre la medicina difensiva, ovvero quella dettata dalla 'paura' del professionista di incorrere in denunce e che spinge, spesso, a prescrivere oltre il necessario, con conseguenti aggravi di spesa per i Servizio Sanitario Nazionale. Ad esser approvato oggi anche l'articolo 7 ter, che introduce l'azione di rivalsa da parte della struttura sanitaria nei confronti del professionista. Secondo quanto prevede ora il testo, potrà essere esercitata solo in caso di dolo e colpa grave. Inoltre la norma pone un limite economico all'azione di rivalsa, che potrà al massimo essere pari a un quinto della retribuzione. Inoltre il medico, nei tre anni successivi al passaggio in giudicato della sentenza, non potrà vedersi assegnare incarichi professionali superiori rispetto a quelli ricoperti.

 

 

"Stiamo vedendo nelle pieghe del bilancio, e abbiamo già preso questo impegno con le regioni, di poter recuperare più risorse possibile per il rinnovo del contratto dei medici". Lo ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, "E' un lavoro - ha detto Lorenzin - che stanno facendo al ministero dell'Economia". Anche in merito alla questione del rinnovo contrattuale, i sindacati medici hanno proclamato uno sciopero generale della categoria per il prossimo 16 dicembre.

 

E dai sindacati arriva la risposta sugli orari di lavoro, istanza che verrà portata in piazza il 16 dicembre: ''No a deroghe ma sì a un confronto, in sede di rinnovo del contratto nazionale, su orari di lavoro e organizzazione". È questa in sintesi la posizione di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl al termine dell'incontro di all'Aran in vista dell'entrata in vigore, il 25 novembre, della normativa europea su riposo e orari di lavoro in sanità che prevede il rispetto delle 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore e di non superare le 48 ore lavorative settimanali. "Basta turni massacranti, basta organici risicati, basta disorganizzazione: per garantire sicurezza dei pazienti e qualità delle cure la sanità pubblica ha bisogno di operare con personale sufficiente, in condizioni di lavoro adeguate" attaccano i sindacati.

 

"Dopo anni in cui il problema è stato colpevolmente ignorato e lasciato marcire, non siamo disponibili ad affrontare una trattativa che abbia come obiettivo quello di definire deroghe all'applicazione delle norme europee e nazionali in materia di orario e riposi. Riteniamo però che la sede in cui questi temi possono essere affrontati insieme sia esclusivamente il tavolo per il rinnovo del Contratto nazionale, che va adeguatamente finanziato, implementando le risorse previste nel legge di Stabilità". ''Respingiamo al mittente ogni tentativo di addossare al sindacato la responsabilità delle conseguenze di un mancato accordo", aggiungono le organizzazioni sindacali. Responsabilità che invece ''devono essere assunte da chi ha ignorato il problema fino a 15 giorni prima della scadenza del 25 novembre, utilizzando l'anno trascorso dall'approvazione della legge non per affrontare i necessari interventi organizzativi e sul personale, ma addirittura per concordare ulteriori tagli al finanziamento del Servizio sanitario. E infine invitiamo Regioni e Ministeri competenti - concludono i sindacati - a vigilare sulla corretta applicazione della normativa su permessi e riposi a partire dal prossimo 25 novembre".

 

Il personale sanitario "fa la differenza: dopo anni di assenza di politiche mirate, bisogna iniziare una nuova fase di politiche mirate al personale". Ad affermarlo è il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, indicando come priorità la situazione dei precari e la ripresa del turnover. Sono necessarie politiche, ha detto Lorenzin "sia per i precari della sanità, che in questo momento stanno mandando avanti le nostre strutture sanitarie, sia per il turnover". Oggi, ha avvertito il ministro, "la depauperazione del personale sanitario sta mettendo infatti a rischio la qualità dei servizi, soprattutto nelle regioni in piano di rientro". Questo, ha concluso, "è un tema che deve diventare prioritario".

 

"Per la spesa sanitaria penso che dovremmo arrivare intorno al 9% del pil". E' l'auspicio del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. "Finalmente - ha detto il ministro - il pil comincia ad aumentare e questo è importante anche per il sistema sanitario nazionale, che non vive al di fuori di un sistema paese; se non ci sono soldi, non si può rispondere ad una domanda maggiore. Spero che l'aumento del pil - ha aggiunto - sia tale da liberare risorse aggiuntive per il Fondo Sanitario". Tant'è, ha precisato il ministro, che "per il fondo del 2017 ci rivedremo a gennaio per stabilirne l'ammontare proprio sulla base dell'andamento della situazione economica". Altro punto fondamentale, ha concluso, "è vincolare le risorse sanitarie: ciò che viene risparmiato in sanità deve cioè rimanere alla sanità".

 

E oggi è previsto un delicato incontro tra Aran, l'Agenzia che rappresenta il governo nelle negoziazioni e i sindacati, che nel pomeriggio torneranno a confrontarsi sul 'rebus' dei comparti. Si tratta di scendere a massimo quattro aree, in attuazione della legge Brunetta. I sindacati sarebbero fermi su una soluzione che, grosso modo, vede il pubblico impiego dividersi in: scuola, sanità, enti locali e P.A. centrale (con dentro ministeri, enti pubblici non economici, agenzie fiscali). Tuttavia l'intenzione del Governo, fatta trapelare dal sottosegretario alla P.A. Angelo Rughetti giorni fa, è quella di portare i comparti da 11 a 3: sanità, scuola e il comparto della Repubblica o della Nazione (che includerebbe ministeri, Regioni, Comuni).

 

La logica perseguita in questo caso sarebbe quella delle professioni, ovvero delle competenze. Ma i sindacati non sembrano pronti ad accogliere questa proposta, qualora fosse ufficialmente messa sul tavolo dall'Aran. E' possibile quindi che domani si scontreranno in un braccio di ferro due posizioni diverse, con l'Aran a favore della riduzione a 3 e i sindacati irremovibili sul format a 4. L'obiettivo dell'Aran sarebbe però quello di far fare passi in avanti alla trattativa. Quindi si vuole scongiurare la rottura del negoziato, su cui pende anche la questione delle risorse stanziate per il rinnovo. Se non vi saranno modifiche in legge di Stabilità il budget per il 2016 si ferma a 300 milioni di euro, una cifra ritenuta insufficiente dalle sigle sindacali.

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