Intestino malato per oltre 200 under 18 l'anno, diagnosi arriva tardi

Redazione DottNet | 07/01/2009 14:51

intestino morbo-di Crohn

Un bambino può aspettare anche 10 mesi prima di vedersi diagnosticare una malattia infiammatoria cronica intestinale (Mici) come il morbo di Crohn. Tempo prezioso rubato alla cure e trascorso saltando da uno specialista all’altro, fra mille sofferenze. Perché il pediatra rileva i dolori alle articolazioni o la diminuzione dell’appetito e il dimagrimento costante del piccolo e questi sintomi lo portano fuori strada. Capita persino che le malattie infiammatorie croniche intestinali vengano scambiate per anoressia e per ritardi della crescita. E quando finalmente si riconosce la vera causa delle sofferenze sono passati mesi dalla comparsa dei sintomi e la malattia è progredita ed è più difficile da gestire.

E’ il calvario che tocca in sorte a molti under 18. Una fascia d’età in cui si registrano oltre 200 nuovi casi di Mici l’anno. Le malattie croniche intestinali sono infatti sempre più comuni e la loro incidenza è in aumento anche fra i giovani: in 7 anni si è registrato un +50%. 'Malattie del benessere' le chiamano e stanno colonizzando i Paesi industrializzati. Tanto che si registra il raddoppio della loro prevalenza in Europa, dove si è passati da 3 casi ogni 100 mila abitanti ai 6-12 stimati oggi. Ci si ammala già a 10-12 anni, ma circa il 20% delle forme pediatriche può esordire ancora prima. In totale i bambini e gli adolescenti con patologie croniche intestinali rappresentano il 20-25% di tutti i pazienti. Ma soprattutto per questa fascia d’età, c’è ancora molta confusione. La conseguenza è che per arrivare a una diagnosi di colite ulcerosa si può aspettare anche 6 mesi, 9 mesi per una colite indeterminata e fino a un anno per il morbo di Crohn. Per fare chiarezza e sensibilizzare i medici all’importanza della prevenzione la Società italiana di gastroenterologia epatologia e nutrizione pediatrica (Sigenp) ha deciso di dar vita a un documento condiviso. Si tratta di un consensus statement in cui "si fa il punto sulle novità degli ultimi studi, si sottolineano tutti i campanelli d’allarme - anche i più insospettabili - per riconoscere le patologie e si indicano i percorsi di cura più adatti", spiega Gian Luigi de' Angelis, responsabile dell’Unità operativa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva del Dipartimento materno infantile dell’azienda ospedaliero universitaria di Parma. Un modo per uniformare il trattamento delle Mici su tutto il territorio nazionale. Il testo, presentato a Milano, verrà distribuito a oltre 3 mila gastroenterologi e ai circa 500 camici bianchi della Sigenp.
Ma per l’occasione gli esperti lanciano anche un appello ai pediatri: "Fate attenzione ai sintomi. Queste malattie – avverte Arrigo Barabino, responsabile dell’Unità operativa complessa di Gastroenterologia pediatrica nell’Irccs Gaslini di Genova - vanno riconosciute in tempi brevi per evitare ripercussioni anche psicologiche sui piccoli pazienti. Non solo: non abbandonate i bimbi quando entrano in contatto con i centri specializzati, hanno bisogno di essere seguiti nei controlli e nel lungo percorso di cura".