Cresce l'età media delle mamme. E aumentano cesarei e ecografie

Ginecologia | Redazione DottNet | 12/11/2015 18:16

Un parto su dieci in punti nascita a rischio,una madre su 5 è straniera. Ma l'Italia resta tra i Paesi più sicuri per le nascite

Sono sempre più 'anziane' le mamme italiane, continuano a fare pochi figli e ancora troppo spesso, 4 volte su 10, partoriscono con taglio cesareo. Ma a preoccupare è che, ancora oggi, un parto su 10 avviene in punti nascita 'a rischio' e al termine di una gravidanza molto medicalizzata, dove in media ogni donna si sottopone a 5 ecografie, quando normalmente se ne consigliano solo tre. A fornire il quadro di come si nasce in Italia è il Rapporto annuale sull'evento nascita, realizzato dal Ministero della Salute, che illustra i dati rilevati nel 2013 dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP).

 

 

Basato sui dati di 526 punti nascita, il rapporto mostra il continuo calo del numero medio di figli per donna, arrivato a 1,39 nel 2013, rispetto a 1,46 del 2010. Le Province Autonome di Trento e Bolzano mostrano livelli più elevati di fecondità, mentre le regioni meno prolifiche sono Sardegna, Basilicata e Molise. L'età media delle mamme italiane si avvicina sempre più ai 33 anni (32,7), e il numero delle nascite continua a calare, attestandosi a 512.327, così come cala quello dei parti, 503.272. In particolare, uno su 5 è relativo a madri di cittadinanza non italiana, ma in regioni come Emilia Romagna e Lombardia, questa percentuale arriva al 30%. L'8,6% delle donne mette al mondo figli in punti nascita 'a rischio', perché effettuano meno di 500 parti annui, soglia minima, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, affinché la struttura possa essere considerata 'sicura'.

 

 

Altro aspetto che preoccupa gli esperti è la percentuale di cesarei, pari al 35,5% dei parti, ma con picchi del 53,8% nelle case di cura private contro il 33,1% degli ospedali pubblici. Interessante notare come le madri italiane vi ricorrano nel 37,3% dei parti, mentre quelle straniere solo nel 28,5%. Dal punto di vista geografico, alla Campania resta la 'maglia nera', con cesarei a quota 59%. A destare allarme, in un periodo in cui le prestazioni inutili sono nel mirino, sono le troppe ecografie, spesso non necessarie. In media ogni gestante ne fa oltre 5 in 9 mesi di gravidanza quando è di tre numero raccomandato dal Ministero della Salute: si va da 3,8 ecografie per parto nella Regione Piemonte a 7 ecografie nella Regione Basilicata. "I dati rilevati - si legge nel rapporto - evidenziano ancora il fenomeno dell'eccessiva medicalizzazione e del sovra-utilizzo di prestazioni diagnostiche in gravidanza", tanto più che "il numero di ecografie effettuate non appare correlato al decorso della gravidanza".

 

 

Se alcune donne si controllano troppo, altre lo fanno troppo poco, in genere le più giovani. In particolare il 3,8% delle madri al di sotto dei 20 anni non fanno controlli e il 13,7 li fa tardi (con prima visita oltre l'undicesima settimana di gestazione). L'88,3% dei parti, ma con ampia variabilità regionale, avviene negli ospedali pubblici o convenzionati, l'11,7% nelle case di cura private e solo lo 0,1% a casa. L'1,66% delle gravidanze è frutto della procreazione medicalmente assistita. Infine, 9 volte su 10, al momento del parto, la donna ha accanto a sé il padre del bambino o della bambina.

 

In Sierra Leone come in Campania o in Sicilia può succedere ancora oggi che una mamma muoia di parto per un'emorragia non riconosciuta o per l'ipertensione non trattata, e anche i paesi occidentali possono dimezzare le morti per questa causa. E' questo il messaggio del rapporto dell'Oms sulla mortalità materna, presentato in contemporanea a Ginevra e a Roma, che ci vede nella 'top ten' dei paesi migliori.



In Italia il tasso di mortalità materna è di 4 morti ogni 100mila nati vivi, battuto soltanto da pochi paesi come l'Islanda o la Finlandia, ma anche la Polonia, che si fermano a 3. "Abbiamo scelto l'Italia perché è un'eccellenza in questo campo, ha molto da insegnare - ha affermato Flavia Bustreo, vice direttore generale per la famiglia dell'Oms -. Chiaramente si può migliorare anche qui. La sorveglianza è fondamentale, come insegna ad esempio il Rwanda, uno dei pochi paesi che ha ridotto la mortalità materna del 75% in 25 anni. In quel paese ogni volta che muore una mamma arriva un sms al ministro della Salute, e si inizia un'indagine per capire cosa è successo e come correggerlo".

 

Secondo il rapporto anche nei paesi avanzati il 50% delle morti materne è prevenibile. L'Istituto Superiore di Sanità, ha spiegato Serena Donati ricercatrice del Cnesps, ha attivato un sistema di sorveglianza in otto regioni, che coprono il 73%'dei nuovi nati, che ha trovato un tasso di mortalità leggermente superiore a quello dell'Oms, ma comunque tra i più bassi al mondo. "C'è una variabilità interessante - ha sottolineato Donati - la Toscana ha 5 decessi ogni 100mila nati, ma Campania e Sicilia 13. Qui sicuramente si può intervenire, tenendo conto ad esempio del fatto che sono molto più a rischio le donne economicamente e socialmente svantaggiate rispetto ad esempio alle immigrate".



Negli ultimi 25 anni, ha sottolineato il rapporto, la mortalità delle donne nel mondo per cause legate alla gravidanza si è dimezzata, ma ancora oggi ci sono 303mila morti per complicazioni che si verificano in gestazione o meno di sei settimane dopo il parto. Il calo registrato è molto inferiore all''obiettivo del millennio', che era di arrivare al 75% di riduzione. "La mortalità materna è una spia della qualità del sistema sanitario - spiega Bustreo - servono investimenti su tutti i settori a partire dalla cultura e l'emancipazione della donna. Ad esempio in molte parti della Nigeria la donna non è in grado di prendere la decisione se andare in ospedale perchè per lei scelgono i parenti. In India si sono ottenuti risultati straordinari attraverso un semplice coupon per pagarsi il viaggio verso l'ospedale".

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