Orario di lavoro, le Asl in allarme. Partiti i primi ricorsi

Professione | Redazione DottNet | 23/11/2015 20:49

Cozza, sembra decadere l'ipotesi di una deroga dell'entrata in vigore delle nuove norme Ue

Il 25 novembre entrerà in vigore anche in Italia la normativa Ue su riposi e orari di lavoro di medici e infermieri e la situazione in Regioni ed asl è ''frenetica'', nel tentativo di trovare una soluzione per rendere applicabili le regole europee. A sottolinearlo è il segretario della Fp-Cgil medici Massimo Cozza (nella foto), rilevando il clima di incertezza di queste ore.

 

 

Mentre sembrerebbe infatti essere decaduta, afferma il leader sindacale, l'ipotesi di un decreto di proroga per l'entrata in vigore delle norme Ue, le Regioni si stanno muovendo un pò 'in ordine sparso', con alcune che hanno già emanato delle circolari in merito. Le Istituzioni nazionali invece, afferma l'Associazione degli anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi Emac), ''di fatto, tacciono''. La normativa Ue impone il rispetto delle 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore e di non superare le 48 ore lavorative settimanali.

 

 

«I diritti dei Medici non possono trasformarsi in assistenza negata la politica ha la responsabilità di quanto sta per accadere» I presidenti degli Ordini dei Medici della Campania esprimono grande preoccupazione per l’assoluta impreparazione con la quale in Campania ci si avvia alla “rivoluzione” della Sanità. L’Italia sta per adeguarsi al resto d’Europa, dal 25 novembre le ore massime di lavoro settimanale per i medici saranno 48, i turni più lunghi di 13 ore al massimo e ci saranno 11 ore di riposo minime garantite.


 

«Si cambia in meglio – dice Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli e portavoce della Federazione Regionale – ma si cambia senza aver pianificato nulla. Noi tutti difendiamo e sosteniamo l’adeguamento al quale stiamo andando in contro, ma riteniamo sia poco coscienzioso da parte del Governo non aver predisposto le misure atte a garantire una piena copertura dei turni di lavoro, e quindi la garanzia di una valida assistenza ai cittadini. In poche settimane la sanità Campana rischia di finire nel caos, in qualche mese gran parte delle prestazioni ai cittadini potrebbe essere tagliata». 


 

Per i presidenti dei Medici della Campania «una buona notizia potrebbe trasformarsi in un grosso problema. Molti ospedali della regione si troveranno a far fronte a un’improvvisa carenza di personale». Non sono pochi i nosocomi che riescono a garantire assistenza solo grazie a medici, infermieri e altri professionisti della sanità che si sottopongono a turni massacranti per rimediare alle sofferenze di organico imposte dal blocco del turn-over nelle assunzioni. In regioni come la Campania il Lazio, il Molise e la Calabria (sottoposte a commissariamento) la situazione potrebbe diventare ben presto critica.

 

«Non c’è pareggio di bilancio che tenga. Se un medico ospedaliero lavora troppo violando i limiti orari imposti dall’Europa deve essere risarcito. Lo ha sentenziato la Cassazione, confermando quello che abbiamo sempre sostenuto e legittimando ulteriormente i nostri ricorsi». Così Consulcesi, punto di riferimento per la tutela legale della categoria medica, sulla recentissima pronuncia della Cassazione Civile (n. 21262 del 20 ottobre 2015), che interviene sul delicato tema dei turni massacranti cui sono sottoposti gli operatori sanitari italiani: un problema che riguarda oltre 100mila camici bianchi e che, a pochi giorni dall’applicazione della direttiva Ue 2003/88 attraverso la Legge 161 che dovrebbe garantire il giusto orario lavorativo, non riescono ad avere risposte concrete. E dall'ultimo tavolo di trattativa all’Aran non sono arrivate proposte accettabili dalla categoria e la questione sarà al centro delle prossime iniziative sindacali e dello sciopero nazionale del 16 dicembre.

 

 

«Si tratta di un segnale importante – afferma il Direttore Generale di Consulcesi Group, Simona Gori – a pochi giorni dall’atteso 25 novembre, giorno in cui entra in vigore la Legge 161 attraverso cui l’Italia dovrebbe correre ai ripari, sotto la minaccia di nuove sanzioni da parte dell’Ue per la violazione della direttiva comunitaria 2003/88 sugli orari di lavoro. Mentre le trattative tra la categoria e il governo sono in stallo, i giudici della Suprema Corte, ancora una volta, danno ragione ai medici: chi lavora troppo va risarcito. Questo rappresenta un volano per gli oltre 5mila ricorsi che abbiamo già avviato e per i tanti altri che si stanno aggiungendo in questi giorni: come già successo per gli ex specializzandi si sta sancendo un nuovo principio di giustizia. Proprio per questo stiamo lanciando una nuova azione collettiva con numerosi OMCeO, Enti, Associazioni, Sindacati e Società Scientifiche che hanno convenzionato tutti i loro iscritti: insieme faremo valere i diritti di migliaia di camici bianchi.

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