Orario di lavoro, assunzioni in vista per 3mila medici

Redazione DottNet | 24/11/2015 15:56

Il provvedimento sarà varato per far fronte alle norme Ue sugli orari

Il governo sta lavorando ad un emendamento alla Legge di Stabilità, che sarà presentato alla Camera, con l'obiettivo di prevedere uno sblocco del turn over in sanità per l'assunzione di almeno 3mila medici ed il riassorbimento dei precari. Il provvedimento punta a fare fronte all'entrata in vigore, da oggi, delle norme europee sui riposi e l'orario di lavoro di medici e infermieri.

 

Dal 25 novembre anche l'Italia deve infatti rispettare la normativa europea in tema di orario di lavoro in sanità. Scatta cioè l'abrogazione della vigente normativa nazionale con la quale si disapplicavano nella sanità alcune disposizione europee sull'orario di lavoro. Due le regole che da oggi entrano in vigore: la durata media dell'orario di lavoro non potrà in ogni caso superare, per ogni periodo di 7 giorni, le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario; inoltre, è previsto il diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore.

 

Ma per far fronte alla nuova organizzazione imposta dalle norme Ue, avverte la Fp-Cgil Medici, al Servizio sanitario nazionale mancano ''almeno 5mila medici''. In caso di mancato rispetto delle nuove norme Ue, le Direzioni territoriali del lavoro potranno sanzionare economicamente chi ha disposto la violazione. In caso di violazione delle 48 ore medie settimanali si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 10.000 euro, mentre in caso di violazione delle 11 ore di riposo giornaliere la sanzione va da 100 a 3000 euro. L'emendamento del governo punta dunque a favorire delle assunzioni in Sanità per rendere possibile l'applicazione dell'orario 'europeo' di lavoro, avendo come priorità anche la stabilizzazione dei precari: secondo una recente rilevazione della Fp-Cgil Medici, su un totale di 108.115 medici del Ssn (uomini 64.101, 59,28%; donne 44.014, 40,72%), i precari sono 7.399 (uomini 2.989, 40,4%; donne 4.410, 59,6%).

 

Dal oggi, dunque, anche l'Italia dovra' rispettare la normativa europea in tema di orario di lavoro in sanita'. Scattera' infatti l'abrogazione della vigente normativa nazionale con la quale si disapplicavano nella sanita' alcune disposizione europee sull'orario di lavoro. Due le regole che entreranno in vigore: la durata media dell'orario di lavoro non potra' in ogni caso superare, per ogni periodo di 7 giorni, le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario; inoltre, e' previsto il diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore.

Ma per far fronte alla nuova organizzazione imposta dalle norme Ue, avverte la Fp-Cgil Medici, al Servizio sanitario nazionale mancano ''almeno 5mila medici''.

- LE SANZIONI: in caso di mancato rispetto le Direzioni territoriali del lavoro potranno sanzionare economicamente chi ha disposto la violazione. In caso di violazione delle 48 ore medie settimanali si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 10.000 euro. In caso di violazione delle 11 ore di riposo giornaliere la sanzione va da 100 a 3000 euro.

- LE CONSEGUENZE: le due nuove regole, sottolinea la Fp-Cgil Medici, ''servono a garantire la sicurezza delle cure e a ridurre il rischio clinico. A fronte del blocco del turn over in sanita', negli ospedali potrebbero però non esserci medici e infermieri sufficienti a poter rispettare le due regole.

Maggiormente a rischio sono le Regioni in piano di rientro dal disavanzo della spesa sanitaria (Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia)''. Secondo stime del sindacato, mancherebbero circa 5mila medici per poter rispettare le normative europee, anche a fronte dei possibili miglioramenti organizzativi.

 

Per i tagli alla sanita' pubblica, la legge di stabilita' 2016 rappresenta un ''danno e una beffa per i dipendenti''. Ad affermarlo è il maggiore sindacato dei medici dirigenti, l'Anaao-Assomed. ''La legge di stabilità approvata dal Senato - rileva il sindacato - apre una nuova stagione di tagli lineari delle prestazioni erogate dalla sanità pubblica ai cittadini. Le conseguenze più pesanti saranno a carico di quel terzo della popolazione che abita al Sud, per la quale si prospetta una crescita del divario del finanziamento procapite. Il definanziamento che congela per i prossimi anni il Fsn a 111 mld, in calo fino a quel 6,5% del Pil che non permetterà di mantenere i risultati di salute che oggi il mondo ci riconosce, rende non più scontata la tutela del diritto costituzionale alla salute, lasciando avanzare l'intermediazione assicurativa per chi può permettersela''.

 

Per i medici e dirigenti sanitari dipendenti del Ssn, prosegue l'Anaao, ''alla beffa di un adempimento alla sentenza della Corte Costituzionale sull'obbligo di riaprire la stagione contrattuale con risorse simboliche nemmeno individuate, si aggiunge il danno con il comma 128 che inchioda al 2010 le risorse destinate al trattamento accessorio della dirigenza medica e sanitaria, quelle per il riconoscimento del sempre citato merito''. Né va meglio ai giovani, per i quali, ricorda il sindacato, ''continua il blocco del turnover, che lascia al palo le loro speranze occupazionali, l'assenza di argini all'abuso di contratti atipici e la crescita di un caporalato, pubblico e privato, che paga pochi euro il loro lavoro''. Se la Camera non riuscirà a porre rimedio, conclude l'Anaao, ''il catalogo è questo: qualcuno dubita ancora della necessità di una mobilitazione massiccia il 28 novembre e di una adesione combattiva allo Sciopero Nazionale di 24 ore del 16 dicembre?''.

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