Orario, Lorenzin: concorso straordinario per medici e infermieri

Redazione DottNet | 26/11/2015 21:07

Non ci saranno nuove deroghe. La Fiaso denuncia gravi rischi per i pazienti. Le reazioni dei medici e i loro commenti all'indomani della nuova legge. I fondi per le assunzioni arriveranno dalla nuova legge sulla responsabilità professionale

"Stiamo prevedendo duna procedura concorsuale straordinaria per l'assunzione di nuovi medici e infermieri con una quota dei posti riservata alla stabilizzazione del personale precario, e stiamo lavorando a un tavolo per una soluzione condivisa che permetta un proseguimento in modo ordinario del lavoro nelle nostre strutture sanitarie". Lo ha sottolineato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin rispondendo a una domanda durante il Question Time alla Camera. I fondi arriveranno dalle nuove norme sulla responsabilità professionale, appena approvate, che rivoluzionano il concetto di medicina difensiva.

 

E non ci saranno deroghe sulla questione degli orari di lavoro dei medici – precisa Lorenzin -.Ho dato ai miei uffici il compito di elaborare una proposta normativa per scongiurare i problemi - ha spiegato - ma posso anticipare che non prevede ulteriori deroghe alla disciplina europea".

 

"Il differimento al 25 novembre 2015 – aggiunge Lorenzin - era stato previsto per consentire alle Regioni di avviare processi di riorganizzazione delle strutture per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza nel rispetto della nuova normativa in materia di orari di lavoro".

La questione, ha ricordato il ministro, è monitorata dall'Unione Europea. "E' appena il caso di ricordare che proprio l'intervento normativo del 2014 ha permesso la chiusura di una procedura di infrazione europea aperta per le deroghe introdotte a livello nazionale - spiega Lorenzin -. Aggiungo inoltre che risultano avviati diversi contenziosi giudiziari da parte del personale sanitario volto a ottenere dallo Stato il risarcimento dei danni subiti proprio a causa della vigenza delle deroghe".

 

Pur ritenendo condivisibile il ventilato sblocco delle assunzioni, senza deroghe alla normativa comunitaria sull'orario di lavoro "risulta impossibile garantire con il solo personale in servizio tutte le prestazioni erogate fino a oggi". A 24 ore dall'entrata in vigore della legge che recepisce la direttiva Ue con nuovi limiti ai turni e alle ore di lavoro settimanali, Fiaso e Federsanità-Anci, denunciano, dopo avere firmato una mozione approvata dalla II Assemblea Nazionale dei Direttori generali di azienda sanitaria, gravi rischi di una sua applicazione: "in un periodo in cui le risorse per il personale sono al minimo con una spesa in costante riduzione negli ultimi anni in conseguenza di misure come il blocco del turnover e della contrattazione".

Condizioni, è scritto nella mozione, che "impongono ai dirigenti sanitari di scegliere tra la garanzia dei servizi e il rispetto della legalità. Infatti, l'alternativa è rischiare di incorrere, insieme ai responsabili di Dipartimento e di Unità complessa, nelle pesanti sanzioni previste dalla legge stessa".

Con l'immediata applicazione, denunciano inoltre Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali, e Federsanità, "diventano nulli anche gli accordi con il personale del comparto (infermieri, tecnici, operatori socio-sanitari, ecc.) che hanno permesso la tenuta del sistema in questi anni". "Molto è stato fatto dalle Aziende per prepararsi a questo momento innovando i processi organizzativi, accorpando unità operative, rivedendo turni e organizzazione del lavoro", si ricorda nella mozione. Fermo restando che il positivo sblocco delle assunzioni "potrà realizzarsi solo tra alcuni mesi, dopo la conclusione dell'iter normativo e i necessari passaggi amministrativi, rendendo così assolutamente imprescindibile una sospensione degli effetti della norma". Da qui le due richieste avanzate dall'Assemblea: "inserire, nei preannunciati emendamenti alla Legge di Stabilità, lo specifico finanziamento delle nuove assunzioni e nell'immediato prevedere un meccanismo di deroghe, parziali e temporanee, alla normativa comunitaria che consenta alle Aziende sanitarie di non essere costrette a interrompere o limitare i servizi nei settori segnati da carenze di organico"

 

 

«Lavoro in media 70 ore a settimana». «Ho 100 giorni di ferie accumulati». «Gli ospedali piccoli ora rischiano di chiudere». «Con le ore che facciamo prendiamo meno di una badante…». «Penso di emigrare all’estero». I medici non ne possono più. Questi sono solo alcuni degli sfoghi raccolti da Consulcesi, contattata da numerosissimi professionisti sempre più scettici sul loro presente e sul loro futuro lavorativo in Italia e sui turni massacranti a cui sono stati sottoposti finora. I maggiori dubbi, ora più che mai, riguardano l’applicazione della Legge 161, che – in vigore da oggi – deve garantire il rispetto dell’orario di lavoro europeo anche per il comparto sanitario, l’unico ad esser stato escluso dalla direttiva comunitaria 2003/88. Ma al giorno fatidico si è arrivati senza nessun provvedimento concreto e l’unica difesa dei medici sono i ricorsi.

«Le tardive trattative tra governo, regioni e sindacati non hanno portato a nulla – commenta Consulcesi, punto di riferimento per la tutela legale della categoria –. Difficile credere anche ad una soluzione in extremis che porti allo sblocco del turnover per consentire al personale sanitario di non superare le 48 ore settimanali e godere di almeno 11 ore di riposo tra un turno e l’altro, come prescrive la legge». Il timore dei medici che continuano a rivolgersi a Consulcesi è anche un altro, ovvero quello di dover subire una doppia beffa, o meglio una doppia violazione: quella della direttiva europea 2003/88 insieme a quella della Legge 161 entrata in vigore in queste ore.

 

«Per questo ai 5mila ricorsi già avviati – annuncia il Direttore Generale di Consulcesi Group, Simona Gori – continuano ad aggiungersene sempre di più. I medici hanno una netta percezione che quei turni massacranti che hanno fatto e che rischiano di dover continuare a fare, costituiscono una violazione subita direttamente dallo Stato, corso ai ripari solo sotto la minaccia di sanzioni da parte dell’Ue. I numerosi sfoghi che raccogliamo stanno testimoniando anche la voglia dei camici bianchi di sancire un nuovo principio di giustizia. Una situazione che ricorda molto la vicenda degli ex specializzandi in favore dei quali proprio Consulcesi ha cambiato la giurisprudenza con migliaia di vittorie nei Tribunali di tutta Italia ed oltre 400 milioni di euro riconosciuti finora. Proprio per questo stiamo lanciando una nuova azione collettiva e numerosi OMCeO, Enti, Associazioni, Sindacati e Società Scientifiche hanno convenzionato tutti i loro iscritti.

 

La proposta di legge sulla responsabilità professionale degli operatori sanitari, approvata in commissione Affari Sociali, porterà a un risparmio stimabile per il Servizio sanitario nazionale di circa 300-350 milioni di euro, con i quali saranno assunte 4.000 unità di personale, per colmare i vuoti causati dalla direttiva Ue sull'orario di lavoro. La novità è emersa durante la presentazione stamani del provvedimento, con una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Federico Gelli del Pd, relatore della legge, Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali, Ettore Rosato capogruppo dem alla Camera e dal senatore democratico Amedeo Bianco, componente della commissione Sanità al Senato.

 

"L'obiettivo di questa proposta di legge - ha detto Gelli - è quello di aumentare le tutele dei professionisti, prevedendo al contempo nuovi meccanismi a garanzia del diritto al risarcimento da parte dei cittadini danneggiati da un errore sanitario. Per raggiungere questo obiettivo, è stato innanzitutto modificato il Codice Penale. I professionisti che non si atterranno alle linee guida emanate da Società scientifiche iscritte in un apposito elenco presso il ministero della Salute, risponderanno penalmente solo in caso di colpa grave e dolo. "Cambia anche la responsabilità civile - ha detto Gelli -. Il cittadino che si ritiene danneggiato manterrà intatto il suo diritto di rivalsa verso la struttura sanitaria, mentre per le azioni avanzate nei confronti degli operatori sanitari cambiano i termini di prescrizione che scendono a 5 anni e verrà spostato sul paziente l'onere della prova".

 

"Molte, poi, le misure finalizzate a rafforzare i meccanismi di tutela in favore dei cittadini danneggiati - ha proseguito il responsabile Sanità del Pd -. Sono state dunque previste nuove misure per la trasparenza dei dati: le strutture sanitarie saranno tenute a fornire ai pazienti la documentazione clinica da loro richiesta entro trenta giorni. Ai pazienti danneggiati viene inoltre riconosciuta la facoltà di proporre un'azione diretta nei confronti della compagnia assicuratrice. Infine, verrà istituito un Fondo di garanzia per risarcire i soggetti danneggiati da responsabilità sanitaria". "Con ogni probabilità, una buona parte del provvedimento sulla responsabilità professionale verrà inserito nella legge di stabilità con un emendamento del governo - ha concluso Gelli -. In questo caso, rientrerebbero tutti quegli articoli che, secondo la valutazione del Mef, potranno avere una ricaduta economica in termini di risparmio per il Servizio sanitario. Un risparmio stimabile in circa 300-350 mln grazie ai quali potremo assumere 4000 unità di personale per colmare i vuoti causati dalla direttiva Ue sull'orario di lavoro".