Medici in piazza per il rinnovo del contratto e orario di lavoro

Redazione DottNet | 27/11/2015 19:43

Per i dipendenti della sanità (circa 600 mila) manca lo stanziamento per il rinnovo in manovra.

Travet, prof e medici: in piazza per sollecitare il diritto al rinnovo dei contratti, bloccati da sei anni. I lavoratori dei servizi e dei settori pubblici si preparano alla manifestazione nazionale, oggi a Roma, con lo slogan 'Pubblico6tu, Contratto subito', organizzata dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, da Confsal e Gilda. In tutto 25 sigle in rappresentanza di scuola, sanità, funzioni centrali, servizi pubblici locali, sicurezza e soccorso, università, ricerca, Afam e privato sociale.

 

Per i dipendenti della sanità (circa 600 mila), secondo i sindacati, manca lo stanziamento ad hoc per il rinnovo in manovra. I medici saranno in piazza per due manifestazioni (dopo quella dei sindacati confederali, quella promossa dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Fnomceo, e dagli altri sindacati medici), per chiedere, insieme al rinnovo del contratto, l'applicazione del giusto orario di lavoro "senza deroghe né proroghe", lo sblocco del turnover e la stabilizzazione dei precari, per dire basta ad una politica di tagli in sanità. Alla manifestazione anche i lavoratori degli enti locali e della scuola, già scesi in piazza contro la 'Buona scuola' e per il rinnovo del contratto.

 

“Non c'è contrasto - sottolinea Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami  - nel vivere congiuntamente con altre forze sindacali un momento particolare in cui la sanità pubblica sta vivendo un attacco senza precedenti e rivendicare a gran voce le proprie particolari convinzioni. Per quelle idee e non per altre noi manifesteremo domani, 28 novembre, e sciopereremo il 16 dicembre, consci che altri lo faranno al nostro fianco, protagonisti di percorsi magari in parte in antitesi ai nostri. Per noi la Balduzzi continua ad essere una “legge porcheria” che la stragrande parte dei medici, in maniera bulgara in un sondaggio, ha impietosamente stroncato, mentre altri ancora si vantano di averla ispirata e aspettano come un miracolo  la sua applicazione. Incuranti che tagli degli emolumenti, intruppamenti forzati e distruzione dell'attuale assetto delle cure territoriali non si possono sostenere a meno che non si  viva in un altro pianeta e  si frequenti una professione medica “salottiera” e virtuale, rovescio della medaglia di quella professione quotidiana  che vive la maggior parte di noi “in trincea” tutti i giorni. Allora in piazza numerosi”.

 

“Contro chi considera e gestisce la sanità come un puro costo - conclude Testa - riducendo i livelli di assistenza ed accesso alle cure soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, ma consci ed ancor più sostenitori che la riforma delle cure primarie debba essere non a costo zero o con oneri economici a carico dei Medici e che torneremo sulle barricate, anche  da soli, per contrastare i presunti cambiamenti di chi, per pura convenienza, vorrebbe far virare il rapporto medico-paziente verso un rapporto struttura-paziente”.

 

Dopo il corteo, dal palco prenderanno la parola i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Al centro della protesta, la richiesta di un rinnovo "dignitoso" per gli oltre tre milioni di lavoratori pubblici e lo stanziamento delle risorse "adeguate" in legge di stabilità, ben al di là di quella che definiscono la "mancia" messa sul tavolo dal governo: poco più di 200 milioni di euro per il pubblico impiego, gli statali in senso stretto, (oltre agli 80 milioni di euro circa stanziati per forze di polizia e carriere speciali, che portano il totale a 300 milioni di euro).

 

Una cifra che per i sindacati equivale ad un aumento salariale di 5-8 euro al mese, la loro richiesta è di un aumento medio di 150 euro. I sindacati reclamano risposte e ribadiscono di essere pronti ad arrivare anche allo sciopero. In questi sei anni la ricaduta sulle busta paga non è stata indifferente: tra inflazione e blocco della contrattazione, dal 2010 ad oggi, i lavoratori pubblici hanno perso in media circa 4.800 euro lordi a testa, rilancia la Fp-Cgil, alla vigilia della protesta.

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