Melanoma, passi avanti nelle cure: aumenta la sopravvivenza

Oncologia | Redazione DottNet | 01/12/2015 13:43

Lo studio è stato realizzato dall'Istituto Pascale di Napoli

Passa da Napoli la ricerca più avanzata sul melanoma, un tumore della pelle che nel nostro Paese nel 2015 farà registrare 11.300 nuovi casi. L'Istituto nazionale per i tumori Pascale è infatti il centro che a livello mondiale ha arruolato il maggior numero di persone in uno studio (Checkmate 066) che segna un passo avanti decisivo nella lotta contro questa malattia in costante crescita soprattutto fra i giovani, visto che il 20% delle nuove diagnosi riguarda gli under 40: Il 70,7% dei pazienti trattati con una nuova molecola immunoncologica, nivolumab, al centro dello studio, è infatti vivo a un anno e il 57,7% a due anni.

''Si tratta - spiega Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del Pascale e presidente della Fondazione Melanoma- di un risultato straordinario e impensabile prima dell'arrivo di queste terapie, visto che la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi. L'immunoncologia stimola il sistema immunitario a combattere con più forza il tumore". I dati dello studio sono presentati proprio a Napoli nella sesta edizione del 'Melanoma Bridge', convegno internazionale che riunisce fino al 5 dicembre più di 200 esperti internazionali.

 A un anno, inoltre, il 44,3% dei pazienti trattati con nivolumab è libero da progressione, a 24 mesi il 39,2%. Questi dati indicano che l'effetto della terapia si mantiene nel tempo e fanno supporre che una percentuale simile di pazienti, vicina al 40%, possa cronicizzare la malattia. Oggi questo risultato è raggiunto dal 20% delle persone colpite. Lo scorso luglio nivolumab è stato approvato dall'EMA (European Medicines Agency) per il trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule squamoso, e il 22 settembre l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha inserito il farmaco nella lista prevista dalla legge 648/96, consentendo così ai pazienti non inclusi nel programma di uso compassionevole di poter disporre del trattamento a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Nivolumab, rileva Ascierto, ''non è stato però ancora approvato nel nostro Paese nel melanoma. È necessario velocizzare i tempi perché tutti pazienti abbiamo accesso alle armi innovative''.

 

fonte: pascale

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