Artrite psoriasica, in arrivo nuovi farmaci e approcci

Redazione DottNet | 01/12/2015 14:27

La multidisciplinarietà è la chiave per una diagnosi precoce e per cure efficaci

Una patologia che colpisce circa 250mila persone in Italia. Con importanti ricadute sulla qualità della vita dei pazienti e sui costi diretti e indiretti per i loro trattamenti. E' l'artrite psoriasica, al centro di una tavola rotonda promossa da Celgene all'interno del 52/o Congresso nazionale della società italiana di Reumatologia che si è tenuto al Palazzo dei Congressi di Rimini. Un appuntamento (25-28 novembre) nel quale si è sottolineata l'importanza di un approccio multidisciplinare a questa patologia e nella quale sono state discusse le nuove prospettive di cura.

 

 

Protagonisti dell'incontro il presidente Sir, Ignazio Olivieri, responsabile del dipartimento di Reumatologia dell'azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza; il presidente della Sidemast (società italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse), Giampiero Girolomoni, direttore di dermatologia e venereologia alla scuola di medicina e chirurgia dell'Università di Verona; e Luca Degli Esposti, amministratore di Clicon srl - Health economics & outcome research di Ravenna. "L'approccio multidisciplinare a questa malattia è fondamentale - ha detto Olivieri - Perché noi oggi non parliamo più di artrite psoriasica ma parliamo di malattia psoriasica. E questa malattia può colpire la cute e le unghie da un lato e l'apparato muscolo scheletrico, le articolazioni, le inserzioni tendinee, le guaine tendinee dall'altro". Dermatologi e reumatologi, quindi, devono collaborare quanto più possibile: "Oggi abbiamo dei farmaci che sono attivi su entrambe le componenti - ha detto il presidente Sir - E la collaborazione comincia nella fase diagnostica. Se vogliamo fare diagnosi precoce, dobbiamo avere questa collaborazione. Nell'80% dei casi, la psoriasi, le manifestazioni cutanee, precedono quelle articolari. Per cui il dermatologo si trova in una posizione privilegiata per mandarci il paziente. E la collaborazione poi deve continuare anche nella fase terapeutica".

 

 

Dall'altro lato, l'importanza di questo sforzo comune è stata sottolineata da Girolomoni: "E' molto importante la diagnosi precoce dell'artrite psoriasica e il dermatologo in questo ha un ruolo rilevante. L'artrite nella stragrande maggioranza dei casi compare a distanza di tempo dalla comparsa della psoriasi. Quindi il paziente tipico è un paziente giovane che ha la psoriasi e che a distanza di sette, otto o dieci anni, inizia a sviluppare dolori articolari, gonfiori ai tendini e alle articolazioni. Ed è il dermatologo che segue questo paziente a dover cogliere le fasi iniziali della malattia e poi indirizzarlo allo specialista reumatologo". Diagnosi precoce tanto più importante per una patologia, che, come ha sottolineato Degli Esposti, ha costi diretti e indiretti non indifferenti. Anche legati al fatto che - ha spiegato Olivieri "il paziente che ha la malattia psoriasica ha anche un rischio cardiovascolare aumentato. E la frequenza della malattia metabolica - caratterizzata da ipertensione, obesità, diabete - è molto maggiore".

 

 

Quanto alle cure, il presidente Sir, ha ricordato come dall'inizio del nuovo millennio la terapia "ha fatto passi da gigante": dai primi farmaci biologici anti-Tnf, a Ustekinumab e Secukinumab che bloccano, rispettivamente l'interleuchina-12 e l'interleuchina-23 e l'interleuchina-17 fino a un altro farmaco, "Apremilast, presentato al congresso, che non è un farmaco biologico. Va a bloccare la fosfodiesterasi, un'enzima che sta alla base della catena infiammatoria e ha il vantaggio di poter essere somministrato per via orale". A margine della tavola rotonda, Gianni De Crescenzo, direttore medico di Celgene Italia ha spiegato come l'azienda, molto impegnata nell'ematologia e nell'oncologia, "adesso si sta aprendo all'immunologia. E questo è il primo nostro farmaco per questo tipo di indicazioni. Per noi è un prodotto molto importante perché viene a coprire uno spazio terapeutico che ora non è coperto, quello che c'è dal momento in cui non possono essere utilizzati o falliscono i primi farmaci come i Dmard o i topici al momento in cui bisogna utilizzare farmaci biologici".