Il pacemaker del cervello funziona ma provoca più cadute

Redazione DottNet | 08/01/2009 15:58

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Il cosiddetto 'pacemaker del cervello' funziona meglio dei farmaci nel limitare i tremori e le difficoltà di movimento fisico sofferti dai malati del morbo di Parkinson, ma l'uso del meccanismo impiantabile è stato anche collegato a un numero di problemi collaterali più elevati rispetto a quelli provocati dalle medicine, come le cadute.

A rivelarlo è la più vasta indagine epidemiologica che ha confrontato gli effetti dei due tipi di terapie da quando il pacemaker cerebrale fu approvato negli Usa alla fine del 2002. Gli studiosi del Veteran affairs hospital di Chicago hanno seguito 225 malati gravi di Parkinson per più di sei mesi e hanno diviso i pazienti in due gruppi: uno ha ricevuto l'impianto del pacemaker che invia impulsi alle terminazioni cerebrali eccessivamente attive e causa dei tremori, mentre l'altro ha seguito una terapia farmacologica. Tutti i volontari sono stati esaminati a sei mesi di distanza da un team di neurologi che non sapeva quale dei pazienti avesse il pacemaker e quale prendesse invece i medicinali: il 71% dei pazienti con il pacemaker ha evidenziato decisivi miglioramenti nei movimenti e nella diminuzione dei tremori contro il 32% di chi prendeva solo i farmaci. Quanto agli effetti collaterali, il gruppo con il pacemaker ha evidenziato una più alta incidenza di complicazioni: 49 casi contro i 15 registrati tra i pazienti sotto farmaci. Ma molti degli episodi avversi registrati, quali cadute e ferite, sono dovuti al fatto che i pazienti con il pacemaker si sentivano talmente meglio da intraprendere attività fisiche eccessive.