
È una domanda frequente, ma la diagnosi definitiva può essere complessa.
Già alla fine dell'estate e ancor di più in autunno, è sempre più frequente che il pazientato sia maschile che femminile mi ponga un unico quesito: la caduta di capelli come evento straordinario.
Eppure è noto che il passaggio di stagione è un periodo tipico di perdita di capelli, che però non deve superare una certa quantità al giorno. Oltre agli ormoni, allo stress, all'alimentazione, a particolari terapie farmacologiche, come causa c'è anche la manipolazione ossessivo-compulsiva che le persone fanno con le dita o con vari attrezzi più o meno professionali per fare varie acconciature.
Senza perderci nei meandri delle diagnosi mediche specialistiche, vorrei affrontare una problematica di tipo comportamentale, che forse è meno in evidenza e piace meno a questo tipo di paziente, che in genere ama le diagnosi pompose, pur di non ammettere che una qualche abitudine gratificante, acquisita stabilmente, sia la causa di un danno o del sintomo.
Si rischia così di essere presi all'amo, non sempre il medico conosce approfonditamente la personalità di tutti i suoi pazienti e nel dubbio sia questo un segno importante prescrive analisi ed esami sicuramente pertinenti al caso, ma inutili.
Come mi definiscono in tanti, sono pignola e lenta nelle visite. Mi soffermo, indago e parlando col paziente riesco spesso a definirne i tratti e il tipo di personalità.
Una buona anamnesi è la prima regola, anche se un paziente è già stato visitato per altri problemi, potrebbe non aver mai preso in considerazione alcuni aspetti o abitudini della sua vita quotidiana. Dalla signora che sembra molto curata, ma che in realtà per ottenere una certa pettinatura per tutto il giorno applica prodotti o fermagli o si reca continuamente dal parrucchiere per eseguire dei trattamenti, al giovane batterista che per somigliare al suo idolo vorrebbe crescere i capelli, ma usando prodotti aggressivi per modellarli in realtà li maltratta e li strappa o li spezza.
Poi quando il danno è fatto e l'estetista o il parrucchiere di fiducia non ha più armi per coinvolgere il paziente in qualche acquisto, ecco che spunta il dubbio della malattia, insinuato oltre da chi è interessato a sfruttare la situazione, anche da parenti, amici o da se stessi.
Come medico divento una soluzione, ma nei limiti del reale. Prima quindi di immaginare una qualsiasi malattia, bisognerebbe domandarsi quali abitudini si hanno sia pro- che contro- una parte del corpo, che come il cuoio capelluto, non è così insensibile ai “mal-trattamenti”.
Mi sento di poter affermare che una discreta percentuale di pazienti con caduta di capelli rientra in questa diagnosi di alterazione comportamentale di tipo ossessivo-compulsivo.
“Contenuto a carattere medico o sanitario proveniente da una esperienza personale dell’utente”
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