Visite fiscali vicine allo zero

Previdenza | Redazione DottNet | 09/12/2015 17:50

L’Inps le ha ridotte notevolmente e il Dirigente Nazionale medico-legale ne dà conferma.

I datori di lavoro costretti a pagarsele. Per ANMEFI La situazione è drammatica per i medici in esclusiva

“Si dovrà avere un aumento anche delle visite nel settore privato: attualmente il numero di visite ai dipendenti privati è diminuito troppo e questo non potrà essere continuato”. Queste le affermazioni del Prof. Massimo Piccioni, Dirigente INPS del Centro Medico Legale, rese ad una testata online poche settimane fa. E noi aggiungiamo, per esserne parte in causa per via dei controlli domiciliari, che sono pressoché azzerate.

L’Ente aveva cercato di tenere la notizia nascosta, senza dare alcun risalto, anzi smentendo in più occasioni, giustificandola come normale conseguenza della spending review, che però non risulta abbia mai dato disposizioni in merito.

Dal 30 aprile al 20 giugno 2013 e dall’1 settembre al 31 dicembre dello stesso anno nessun controllo d'ufficio è stato disposto, salvo quelli richiesti dal datore di lavoro. Poi una lentissima percentuale di controlli d’ufficio dei certificati  di malattia, che sono passati dai 1,2 milioni del 2012 (il 75% disposte d’ufficio dall’istituto ed il 25% richieste dai datori di lavoro) ai 340.000 controlli d'ufficio e 275.000 disposti da datore, quindi il 55%  a carico dell'Ente e il restante 45% a carico dei datori di lavoro.

Il ridottissimo budget, passato da oltre 50 milioni ai 13,5 del 2015,  consente l'esecuzione di circa 250.000  controlli nel corso dell'anno. Ciò in netto contrasto con quanto richiamava una Circolare della stessa INPS (n° 7 del 5.1.1995) che stabiliva che il corretto rapporto tra numero dei certificati esaminati e numero dei controlli eseguiti, compresi quelli richiesti dai datori di lavoro, deve attestarsi intorno al 20%, essendo questo il punto ritenuto di  equilibrio tra costi (spese per l'effettuazione delle visite) e benefici (effetto deterrente, riduzione delle indennità da corrispondere, introiti da sanzioni).

Ciò significa che a fronte di un numero di certificati di malattia del solo settore privato pari a circa 11.400.000 milioni del 2014, di fatto la probabilità che un certificato venga sottoposto a controllo è pari a circa il 2,4%, con una efficacia deterrente pressoché nulla.

L’associazione nazionale dei medici fiscali (ANMEFI) ripetutamente sottolinea come questi  parametri assurdi producono costi di molto superiori ai benefici di un servizio di controllo efficiente, derivandone maggiori  e consistenti oneri a carico del bilancio dell’Ente, ricadenti, in ultima analisi, su quello dello Stato, a causa del prevedibile  incremento dell’indennizzo di malattia conseguente alla sospensione del servizio.

Senza tener conto che a farne le spese finora sono stati i circa 1.200 medici fiscali italiani, per alcuni dei quali  la situazione è diventata addirittura drammatica, con riferimento a coloro che esercitano la professione di medico fiscale in esclusiva. E sono più di trenta mesi di disagio, ripetutamente denunciati all’INPS e agli organi di controllo. Eppure è ampiamente dimostrato come il settore della medicina fiscale INPS non solo è praticamente in pareggio, ma si può considerare una delle voci attive dell’Istituto, grazie anche al recupero per sanzioni derivate dall’assenza al domicilio del lavoratore, che solo l’attività di medicina fiscale è in grado di produrre.

Ora l’Ente, che tiene i professionisti in uno pseudo stato libero-professionale, attraverso il suo dirigente prende atto dello sciagurato provvedimento e sostiene che la funzione fiscale verrà rimodulata, senza conoscerne tempi e modi, artatamente demandati alla politica.

Decine di interrogazioni, Ordini del Giorno di Camera e Senato, le conclusioni della apposita commissione d’indagine della Camera dei Deputati, le reiterate segnalazioni al Comitato di Vigilanza e Controllo da parte dell’Anmefi, sollecitano rapidi e concreti provvedimenti per sbloccare lo stato attuale, anche perché non dovrebbe tardare l’estensione dei controlli nel settore pubblico da parte dell’INPS, come ha sancito la recente legge di riforma della Pubblica Amministrazione.

Ogni settimana che passa accumula assenteismo senza rischi, a meno che i datori di lavoro non decidano di sostenere di tasca propria gli oneri per la visite fiscali.

Fonte: ANMEFI

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